9 Giugno 2016
Giuliano Giulianini
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9 Giugno 2016
Giuliano Giulianini

Il crimine ambientale paga

L'allarme di ONU e Interpol: il business dei crimini verso l'ambiente è cresciuto del 26% in un anno. E' la quarta economia illegale del mondo.

Per le imprese criminali il migliore affare è il traffico di droga; segue la contraffazione dei prodotti; quindi il traffico di esseri umani; poi, con un giro di denaro stimato fino a 260 miliardi di dollari annui (nel 2015), in quarta posizione c'è il business dei crimini ambientali. 

Il rapporto "The rise of environmental crime" ("L'ascesa dei crimini ambientali") rilasciato pochi giorni fa dall'INTERPOL e dall'UNEP (United Nations Environment Programme) l'agenzia dell'Onu che si occupa di ambiente, contiene un dato più che allarmante: rispetto alle stime precedenti relative al 2014, il business che sfrutta l'ecosistema oltre ogni limite lecito è cresciuto del 26%. Nell'ultimo decennio il fenomeno, a livello planetario, cresce mediamente del 5-7% annuo, ovvero il triplo della media del Prodotto Interno Lordo legale

Inutile sottolineare che, oltre ai danni perpetrati all'ambiente, le conseguenze si fanno sentire anche sulle popolazioni, soprattutto nei paesi a rischio, dove i conflitti locali e transnazionali, il terrorismo e i cartelli criminali sono foraggiati anche con i proventi di quest'economia: "L'Interpol e l'Unep hanno unito le forze per portare all'attenzione del mondo la vera dimensione dei crimini ambientali"  ha dichiarato Achim Steiner, direttore esecutivo dell'UNEP; aggiungendo: "Le ingenti somme di denaro generate da questi crimini sostengono gli affari di organizzazioni criminali complesse e favoriscono l'insicurezza in tutto il mondo"

Nella definizione "crimini ambientali" rientrano, in effetti, diverse attività illecite: dalla deforestazione incontrollata (un affare da 50-150 miliardi di dollari annui) al traffico di animali protetti (7-23 miliardi); dallo sfruttamento intensivo delle risorse marine (la pesca illegale vale 11-23 miliardi) a quello delle miniere di metalli e materie prime (12-48 miliardi); dalle frodi legate ai carbon credit, le quote consentite di emissioni di CO2 in atmosfera, allo scellerato smaltimento irregolare dei rifiuti tossici che, nel solo sud est asiatico, frutta ben 3,75 miliardi di dollari annui (10-12 miliardi in tutto il mondo).

La dimensione del problema è provata dal confronto con altre economie malavitose, percepite come più deleterie ma in effetti meno redditizie e meno determinanti nel quadro generale: il traffico delle armi leggere, ad esempio, muove un'economia clandestina stimata in "soli" 3 miliardi di dollari, a fronte dei suddetti 260 generati ai danni del pianeta.

"I crimini ambientali crescono a un tasso preoccupante - ha sottolineato Jürgen Stock, segretario generale dell'Interpol - La complessità di questo genere di criminalità richiede contromisure coordinate tra più settori e sostenute da una cooperazione che superi le frontiere nazionali". Al momento però le agenzie internazionali stanziano in totale appena 20-30 milioni di dollari annui per contrastare un fenomeno criminoso capace, nello stesso tempo, di far danni che ammontano a 10 mila volte questa cifra. Otre alle risorse economiche, secondo l'appello dell'ONU, mancano: legislazioni e sanzioni severe a livello locale e internazionale; azioni decise, soprattutto contro i paradisi fiscali che proteggono i proventi illeciti; incentivi e alternative legali per quella massa di persone in condizioni spesso disperate che fornisce la manovalanza alle organizzazioni criminali.

(Fonte dei dati: UNEP www.unep.org)

http://www.unep.org/

 
 

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