7 Ottobre 2017
Fabrizio Cavallina
CUSTODIRE IL CREATO
7 Ottobre 2017
Fabrizio Cavallina

Il ripudio della guerra nasce in famiglia

Armi fabbricate a Iglesias sono state utilizzate contro civili e bambini, ma il flusso non sembra smettere

Che cosa lega una famiglia del sud della Sardegna ad un conflitto sanguinario lontano migliaia di chilometri? La storia dei coniugi Scarpa contro quella che considerano un’ingiustizia perpetrata sul loro territorio ma che prevarica anche i confini nazionali, nasce nel 2001. Proprio in quell’anno “ad Iglesias, la nostra città, iniziò a serpeggiare la notizia che un vecchio stabilimento adibito alla produzione di esplosivi civili, si sarebbe riconvertito come fabbrica di armi. Decidemmo subito che avremmo dovuto far qualcosa” afferma Arnaldo Scarpa, all’incontro “Il ripudio per la guerra nasce in famiglia” curato dal Movimento dei Focolari a Roma. “Nonostante le manifestazioni, i dibattiti e le proteste – prosegue – quella conversione avvenne davvero e fu finanziata addirittura dallo Stato”.

Lo stabilimento in questione è una fabbrica che nel 2010 è stata acquistata dal gruppo tedesco RWM s.p.a. e che produce bombe e armamenti “destinati al mercato mediorientale, o più precisamente alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita nella guerra in Yemen” precisa Maurizio Simoncelli, vice presidente Istituto di studi internazionali archivio disarmo. “Un conflitto che vede tutti i suoi protagonisti macchiarsi di crimini di guerra – prosegue Simoncelli – a cui l’Italia ha fornito circa 20.000 bombe solo lo scorso anno, prodotte proprio dalla RWM. Rapporti di Amnesty International dimostrano come queste armi fabbricate proprio ad Iglesias siano state utilizzate contro civili e bambini. Abbiamo prove inconfutabili di crimini di guerra finanziati dall’Italia stessa, ma il flusso di armi non sembra smettere”.

Nel maggio 2015 è stato istituito il “Comitato per la riconversione RWM” di cui la famiglia Scarpa fa parte, il quale chiede l’immediato stop della produzione di armi in quell’area e la relativa riconversione della fabbrica ad una produzione nuovamente civile. “Purtroppo abbiamo ricevuto opposizioni di una parte della comunità – commenta ancora Arnaldo – soprattutto da quei lavoratori occupati nell’impianto e che temono per i loro posti di lavoro. La vicenda ci interessa tutti e non è un problema unicamente locale, come qualcuno vuole far pensare. Per questo abbiamo deciso di dare maggiore rilevanza alle nostre azioni negli ultimi tempi”. Nel maggio 2017, infatti, i coniugi Scarpa in nome del Comitato hanno scritto una lettera a Papa Francesco per informarlo degli ultimi eventi e chiederne la benedizione. La risposta è giunta esattamente un mese dopo, attraverso il sostituto della Segreteria Di Stato Monsignor Becciu: “Cari Arnaldo e Adele (…) il Papa è lieto di sapere che vi state concretamente interessando nel promuovere un lavoro dignitoso alternativo alla costruzione delle armi – si legge nella lettera – La pace è un bene talmente prezioso che il lavoro per la sua edificazione non può conoscere tentennamenti”.

“Ci ha colpito – afferma Adele – che il Papa abbia risposto ai “coniugi Scarpa” e non alla comunità, apprezzando e riconoscendo che la famiglia è titolata ad interessarsi di pace e di disarmo. La famiglia non deve pensare a se stessa come un recinto chiamato a proteggersi dalla società”. Questo, non a caso, è il tema centrale dell’Amoris laetitia del Marzo 2016 in cui si legge, al n.183: “Una coppia di sposi che sperimenta la forza dell’amore, sa che tale amore è chiamato a sanare le ferite degli abbandonati, a instaurare la cultura dell’incontro, a lottare per la giustizia. Dio ha affidato alla famiglia il progetto di rendere “domestico” il mondo”.

E’ proprio di questo che si parla. La famiglia Scarpa (insieme a tante altre) ha deciso di combattere in prima persona una causa che non la riguarda direttamente, lavorando nel solco delle parole del Papa: “Rendere domestico il mondo – conclude Arnaldo – per noi significa estendere i rapporti di pace in comunità, verso le istituzioni civili, verso altri popoli e Stati”. L’esempio dato in famiglia è anche l’unico strumento per istruire per le nuove generazioni: “Anche i nostri figli hanno sviluppato una mentalità di pace”.

 
 

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