12 Settembre 2019
Giuliano Giulianini
CUSTODIRE IL CREATO
12 Settembre 2019
Giuliano Giulianini

Papa Francesco: sigliamo un’alleanza tra gli abitanti della Terra

Bergoglio invita a Roma personalità, educatori, studenti e intellettuali per immaginare un cammino educativo condiviso per il futuro del pianeta. Tra gli eventi preparatori anche il Villaggio per la Terra di aprile 2020.

Con un video messaggio* diffuso oggi, papa Bergoglio ha annunciato un grande raduno Roma per “dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta”. Il Pontefice ha invitato gli operatori dell’educazione, i ricercatori, le personalità pubbliche “che hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni”, e soprattutto i giovani, a riunirsi il 14 maggio 2020 in Vaticano. L’evento internazionale avrà per tema “Ricostruire il patto educativo globale”, con il fine di “siglare un patto per dare un’anima ai processi educativi formali ed informali”.

Il Papa propone dunque un cammino educativo condiviso: “Un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la ‘casa comune’”. Come già chiarito dall’enciclica del 2015 Laudato Si’, cui infatti Bergoglio fa esplicito riferimento in apertura del messaggio, il piano sociale e quello ambientale sono correlati e interconnessi nella cura della “casa comune”. Dunque, questo “cammino educativo” da una parte, sul piano sociale, serve a “far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”, per un’umanità “più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione” che generi “pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché dialogo tra le religioni”; dall’altra, sul piano ambientale, stabilisce “un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la ‘casa comune’, alla quale dobbiamo cura e rispetto” e “in un percorso di ecologia integrale, viene messo al centro il valore proprio di ogni creatura, in relazione con le persone e con la realtà che la circonda”.

Papa Francesco, per delineare questa nuova alleanza, usa poi una metafora che a noi di Earth Day Italia sta particolarmente a cuore, citando un proverbio africano: "Per educare un bambino serve un intero villaggio”. “È necessario costruire un ‘villaggio dell’educazione’ - ha detto Bergoglio -  dove, nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte. […] In un simile villaggio è più facile trovare la convergenza globale per un’educazione che sappia farsi portatrice di un’alleanza tra tutte le componenti della persona: tra lo studio e la vita; tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali.”

Tra le componenti elencate dal Pontefice, noi ritroviamo quelle stesse (scienza, cultura, arte, famiglie, studenti, sport, solidarietà) che da diversi anni rappresentano la linfa e la struttura del nostro Villaggio per la Terra, la manifestazione organizzata insieme al Movimento dei Focolari che festeggia l’Earth Day, Giornata Mondiale della Terra, e che nel 2020 celebrerà il cinquantenario. Siamo dunque particolarmente orgogliosi del fatto che in quella serie di seminari tematici, in diverse istituzioni che, come annuncia il video messaggio, “accompagnerà la preparazione dell’evento”  da qui al 14 maggio, sia stato inserito anche il Villaggio per la Terra del 22-26 aprile a Villa Borghese dove, per dirlo con le parole del Papa, noi tutti cercheremo “insieme di trovare soluzioni, avvieremo processi di trasformazione senza paura e guarderemo al futuro con speranza”.

 

*Il testo del messaggio di papa Francesco

Carissimi,

nell’Enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune, affrontando insieme le sfide che ci interpellano. A distanza di qualche anno, rinnovo l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente.

Per questo scopo desidero promuovere un evento mondiale nella giornata del 14 maggio 2020, che avrà per tema “Ricostruire il patto educativo globale”: un incontro per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione. Mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna.

Il mondo contemporaneo è in continua trasformazione ed è attraversato da molteplici crisi. Viviamo un cambiamento epocale: una metamorfosi non solo culturale ma anche antropologica che genera nuovi linguaggi e scarta, senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia. L’educazione si scontra con la cosiddetta rapidación, che imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica e digitale, cambiando continuamente i punti di riferimento. In questo contesto, l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che «contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica» (Enc. Laudato si’, 18).

Ogni cambiamento, però, ha bisogno di un cammino educativo che coinvolga tutti. Per questo è necessario costruire un “villaggio dell’educazione” dove, nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte. Un proverbio africano dice che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio, come condizione per educare. Il terreno va anzitutto bonificato dalle discriminazioni con l’immissione di fraternità, come ho sostenuto nel Documento che ho sottoscritto con il Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi, il 4 febbraio scorso.

In un simile villaggio è più facile trovare la convergenza globale per un’educazione che sappia farsi portatrice di un’alleanza tra tutte le componenti della persona: tra lo studio e la vita; tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali. Un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la “casa comune”, alla quale dobbiamo cura e rispetto. Un’alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le religioni.

Per raggiungere questi obiettivi globali, il cammino comune del “villaggio dell’educazione” deve muovere passi importanti. In primo luogo, avere il coraggio di mettere al centro la persona. Per questo occorre siglare un patto per dare un’anima ai processi educativi formali ed informali, i quali non possono ignorare che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare - secondo una sana antropologia - altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso. In un percorso di ecologia integrale, viene messo al centro il valore proprio di ogni creatura, in relazione con le persone e con la realtà che la circonda, e si propone uno stile di vita che respinga la cultura dello scarto.

Un altro passo è il coraggio di investire le migliori energie con creatività e responsabilità. L’azione propositiva e fiduciosa apre l’educazione a una progettualità di lunga durata, che non si arena nella staticità delle condizioni. In questo modo avremo persone aperte, responsabili, disponibili a trovare il tempo per l’ascolto, il dialogo e la riflessione, e capaci di costruire un tessuto di relazioni con le famiglie, tra le generazioni e con le varie espressioni della società civile, così da comporre un nuovo umanesimo.

Un ulteriore passo è il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità. Il servizio è un pilastro della cultura dell’incontro: «Significa chinarsi su chi ha bisogno e tendergli la mano, senza calcoli, senza timore, con tenerezza e comprensione, come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli. Servire significa lavorare a fianco dei più bisognosi, stabilire con loro prima di tutto relazioni umane, di vicinanza, legami di solidarietà».1 Nel servizio sperimentiamo che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr Atti degli Apostoli 20,35). In questa prospettiva, tutte le istituzioni devono lasciarsi interpellare sulle finalità e i metodi con cui svolgono la propria missione formativa.

Per questo desidero incontrare a Roma tutti voi che, a vario titolo, operate nel campo dell’educazione a tutti i livelli disciplinari e della ricerca. Vi invito a promuovere insieme e attivare, attraverso un comune patto educativo, quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo. Insieme a voi, faccio appello a personalità pubbliche che a livello mondiale occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni. Ho fiducia che accoglieranno il mio invito. E faccio appello anche a voi giovani a partecipare all’incontro e a sentire tutta la responsabilità nel costruire un mondo migliore. L’appuntamento è per il giorno 14 maggio 2020 a Roma, nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Una serie di seminari tematici, in diverse istituzioni, accompagnerà la preparazione dell’evento.

Cerchiamo insieme di trovare soluzioni, avviare processi di trasformazione senza paura e guardare al futuro con speranza. Invito ciascuno ad essere protagonista di questa alleanza, facendosi carico di un impegno personale e comunitario per coltivare insieme il sogno di un umanesimo solidale, rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio.

Vi aspetto e fin d’ora vi saluto e benedico.

Dal Vaticano, 12 settembre 2019

 

 
 

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