6 Novembre 2015
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6 Novembre 2015

Quel viaggio verso la speranza

Dall’Africa Sud Occidentale all’Italia. Storia di un bambino, oggi adolescente, che grazie all’opera di una casa famiglia romana è tornato a credere nel futuro.

Samir (il nome è di fantasia) è un ragazzo quindicenne proveniente dall’Africa Sud Occidentale. E’ arrivato in Italia dopo un viaggio particolarmente difficoltoso, specialmente per un bambino. Era stato affidato da suo padre ad un amico, per raggiungere lo zio che vive in Europa, il quale si era assunto l’onere di ospitarlo. Ha attraversato il deserto, in parte con la macchina e in parte a piedi, anche di notte, perché doveva evitare di essere scoperto e imprigionato, o peggio ucciso come purtroppo è successo a molti dei suoi compagni di viaggio. Durante il lungo viaggio, in una delle tappe, si è rifugiato in un palazzo abbandonato di un piccolo villaggio, dove ogni giorno arrivavano persone in fuga da altri paesi. Un giorno nel villaggio è arrivata la polizia abbattendo con le ruspe il palazzo, sparando e costringendolo a fuggire. Dopo alcuni giorni, successivi alla fuga, è riuscito ad imbarcarsi per l’Italia, anche se la sua meta finale era un altro paese dell’Europa, per potersi ricongiungersi ai fratelli e allo zio. 

Samir ci ha raccontato un viaggio lungo e faticoso, con tante persone che viaggiavano con lui e poco cibo e acqua da dividere. Dopo giorni in mare è venuto a sapere che la barca dove viaggiavano non era in grado di proseguire e che avrebbero dovuto aspettare i soccorsi dall’Italia, che non hanno tardato ad arrivare. E' stato portato in una “grande casa con recinto, ma dopo un giorno sono scappato, perché avevo paura”. Successivamente ha dormito una notte alla stazione dei treni. Quando la polizia lo ha trovato era molto debilitato.

Dopo un breve periodo in una struttura di accoglienza è fuggito alla volta di Roma, tappa obbligata per raggiungere la sua meta. “Non volevo stare in Italia. Ho preso il taxi all’uscita di scuola e una persona alla stazione mi ha comprato il biglietto per Roma con i soldi che mi davano al centro di accoglienza”. Quando alcune persone lo hanno trovato nascosto in un centro per adulti era sporco e impaurito, non parlava, e quando si sono avvicinate per aiutarlo, Samir le ha morse. Il suo preoccupante stato di salute psico-fisica e di denutrizione lo ha portato a diversi ricoveri in ospedale; inizialmente alcuni medici pensavano addirittura ad una sofferenza di tipo autistica: Samir rimaneva rannicchiato su stesso, dondolandosi senza comunicare col mondo esterno.

Giunto da noi, alla Casa dell'Adolescente Giovanni Paolo I,  passava intere giornate a guardare il cancello di ingresso e a rifugiarsi in un angolo della sua stanza con l’idea che “prima o poi  zio viene a prendermi”. Le sue notti erano caratterizzate da risvegli improvvisi con urla e smarrimento. Con il passare del tempo Samir ha iniziato a fidarsi degli operatori e dei suoi compagni, accolti in casa famiglia con vissuti simili. Ha saputo nutrirsi di autentiche e sane relazioni ed ha imparato a lasciarsi accarezzare senza spaventarsi. Ha sperimentato la condivisione di spazi e regole comuni, ed apprezzato il contatto con la cultura e la bellezza di luoghi nuovi ed affascinanti attraverso escursioni su monti innevati, gite nelle spiagge della Sicilia, visite a musei e a città d’arte, cinema, sport e teatro. Ha avuto la possibilità di sentirsi libero di scegliere e coltivare nuovi interessi, di apprendere velocemente la nostra lingua e decidere consapevolmente il suo destino. 

Oggi Samir è uno studente brillante, gli piace molto studiare ed è anche molto bravo; vuole diplomarsi, iscriversi all’università e diventare un ingegnere. Ad oggi le “ferite” di Samir, i suoi incubi, hanno assunto nuovi colori nella sua memoria, sono diventati strumento per trovare soluzioni creative che gli possano permettere di raggiungere il suo sogno: “inventare robot che possano aiutare i più poveri”.

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