4 Aprile 2018
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
4 Aprile 2018
Dario Caputo

Allarme Antartide. La calotta glaciale diventa sempre più piccola

8 ghiacciai su 65 dell’Antartide occidentale hanno un ritmo di deglaciazione 5 volte superiore alla media. Impatto negativo sull’innalzamento del livello globale del mare

L’innalzamento delle temperature continua a causare gravi problemi all’intero ecosistema e la testimonianza arriva dall’Antartide: lo studio Net retreat of Antarctic glacier grounding lines pubblicato su  Nature Geoscience da un team del Centre for Polar Observation and Modelling  (Cpom) dell’università di  Leeds ha infatti dimostrato che la grande calotta glaciale dell’Antartide si sta ridimensionando a causa dell’erosione prodotta dall’acqua calda dell’oceano che circola sotto il suo confine galleggiante. La cosiddetta grounding line, cioè il punto in cui la base dei ghiacciai lascia il fondo del mare iniziando a galleggiare, si sta spostando sempre di più: in 8 ghiacciai sui 65 studiati, il team guidato da Hannes Konrad ha scoperto che il ritmo del ritiro dei ghiacciai dall’ultima era glaciale è in media di 25 metri all’anno ma soprattutto nell’Antartide occidentale la situazione è molto più critica poiché la deglaciazione sembrerebbe essere cinque volte più veloce rispetto alla media, provocando un ritiro della calotta glaciale pari a un quinto del totale.

 

Konrad ha dichiarato che lo studio “fornisce prove evidenti del fatto che la ritirata sta avvenendo lungo  la calotta glaciale a causa delle acque oceaniche sempre più calde e non solo nei pochi punti che erano stati già mappati. Questo ritiro ha avuto un impatto enorme sui ghiacciai interni, perché liberandosi dal fondale marino contribuiscono all’innalzamento del livello globale del mare”. Lo studio ha anche portato ad una scoperta inaspettata: nonostante il ritiro della grounding line del ghiacciaio Thwaites, nell’Antartide occidentale, si sia velocizzato passando da 340 metri all’anno a 420 metri, destando quindi grande preoccupazione per il suo enorme contributo all’innalzamento del livello del mare, quello del vicino ghiacciaio Pine Island si è fermato. Attualmente infatti il fronte del ghiacciaio di Pine Island (PIG) sta retrocedendo di soli 40 metri all’anno rispetto ai circa 1.000 metri annui rilevati dagli studi precedenti.  Secondo Konrad tutte queste differenze non fanno altro che confermare la natura complessa dell’instabilità della calotta glaciale in tutto il continente ma offrono allo stesso tempo la possibilità di individuare le aree che meritano ulteriori indagini.

 

I ricercatori che hanno portato avanti lo studio sono riusciti a portare a casa un notevole risultato poiché generalmente le grounding line si trovano ad un chilometro sotto il livello del mare e sono inaccessibili anche ai sommergibili. Il team del Cpom è stato invece in grado di tracciare il movimento della grounding line dei ghiacciai  dell’Antartide utilizzando il CryoSat-2 dell’Agenzia spaziale europea lungo 16.000 km di costa. “Sebbene CryoSat-2 sia stato progettato per misurare i cambiamenti nell’elevazione della calotta, questi possono essere tradotti in movimento orizzontale lungo la grounding line utilizzando la conoscenza della geometria del ghiacciaio e del fondale marino e il principio di galleggiamento di Archimede, che mette in relazione lo spessore del ghiaccio galleggiante a l’altezza della sua superficie”, hanno spiegato i ricercatori britannici. “Il nostro metodo per monitorare le linee grounding line richiede molti dati, ma significa che ora potremmo fondamentalmente costruire un servizio permanente per monitorare lo stato dei confini del continente”.

 

Andy Shepherd, uno degli autori dello studio ha manifestato tutto il suo entusiasmo per il modo in cui CryoSat-2 è stato in grado di rilevare il movimento delle grounding line dell’Antartide; “sono luoghi impossibili da raggiungere dal basso e solitamente invisibili a terra, quindi è una fantastica dimostrazione del valore delle misurazioni satellitari per identificare e comprendere i cambiamenti ambientali”.

 
 

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