12 Febbraio 2018
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
12 Febbraio 2018
Dario Caputo

Allarme mercurio. In Alaska 1656 gigagrammi di metallo intrappolati nel permafrost

Sottovalutate finora le quantità di mercurio presenti nelle aree più fredde del nostro Pianeta. I cambiamenti climatici potrebbero sciogliere il permafrost dell’emisfero settentrionale rilasciando il metallo tossico.

Un allarme è stato lanciato da un team di ricercatori statunitensi e cinesi in merito al permafrost che si sta sciogliendo nell'emisfero settentrionale e che rilascerebbe il doppio della quantità di mercurio rispetto al resto del pianeta. Lo studio fatto all'U.S. Geological Survey (Usgs) e pubblicato su Geophysical Reasearch Letters fa ben capire come tale scoperta abbia delle implicazioni significativamente negative per la salute umana e per gli ecosistemi in tutto il mondo. Il team ha raccolto, tra il 2004 e il 2012, 13 carote di permafrost in Alaska, selezionando campioni di suolo di diversa tipologia per rappresentare al meglio il permafrost che si trova  in tutto l’emisfero settentrionale e ne ha analizzato il contenuto di mercurio e carbonio. I valori sono poi stati usati per elaborare la quantità totale del metallo nel permafrost settentrionale e ricavare una mappa della sua concentrazione; dai risultati dello studio è emerso che la quantità di metallo intrappolata dall'ultima era glaciale è pari a 1.656 gigagrammi. Considerando che un gigagrammo corrisponde a 1000 tonnellate, si tratta di una quantità che potrebbe riempire 50 piscine olimpioniche e che purtroppo rappresenta la più grande riserva di mercurio del nostro pianeta. Di questi 1.656 gigagrammi di mercurio, 863 si trovano  nello strato superficiale del suolo che gela e disgela ogni anno mentre 793 gigagrammi sono congelati nel permafrost.

Kevin Schaefer, del National snow and ice data center dell’Università del Colorado, ha evidenziato che “questo implica che le regioni del permafrost contengono circa 10 volte le emissioni totali di mercurio antropico degli  ultimi 30 anni. Studi precedenti presumevano che ci fosse poco o niente mercurio nelle regioni del permafrost, ma riteniamo che sia vero il contrario. Questo cambia completamente la nostra visione di come il mercurio si sposta attraverso la terra e l’oceano”. Dello stesso parere anche Paul Schuster, principale autore dello studio che ha sottolineato come l’aver quantificato un ammontare di mercurio che non era stato mai preso in considerazione avrà profonde implicazioni per comprendere al meglio il ciclo globale del mercurio.

Il mercurio è un elemento che si trova naturalmente nella crosta terrestre e che entra nell'atmosfera attraverso le eruzioni vulcaniche; tendenzialmente si lega con i materiali organici nel suolo ma dopo il loro decadimento viene rilasciato nuovamente nell'atmosfera. Ciò che accade nelle regioni artiche è molto diverso perché la materia organica viene seppellita dai sedimenti prima che decada e quindi il mercurio al suo interno si congela nel permafrost, rimanendo intrappolato per migliaia di anni, a meno che non si verifichi un disgelo del permafrost. A tal proposito Schaefer ha confermato che “finché il permafrost rimane congelato, il mercurio rimarrà intrappolato nel terreno ma le temperature elevate dell’aria, causate dai cambiamenti climatici, potrebbero scongelare gran parte del permafrost esistente permettendo la ripresa del decadimento della materia organica e liberando mercurio che potrebbe influenzare gli ecosistemi della Terra. Il mercurio rilasciato potrebbe quindi accumularsi nelle catene alimentari acquatiche e terrestri e causare effetti neurologici e riproduttivi dannosi sugli animali”. A rendere la situazione ancora più preoccupante sono i dati che provengono da diversi modelli climatici che prevedono una riduzione del permafrost dal 30 al 90% entro il 2100, a seconda delle emissioni di gas serra.

Il prossimo decisivo passo, per il team dell’U.S. Geological Survey, sarà quello di approfondire le relazioni tra cambiamento climatico, scioglimento del permafrost e rilascio di mercurio nell’ambiente: “Il permafrost contiene un’enorme quantità di mercurio. Dobbiamo sapere quanto mercurio verrà liberato dallo scongelamento del permafrost, quando verrà rilasciato e dove. Mentre il permafrost si scioglie, in futuro, parte di questo mercurio si libererà nell’ambiente, con un impatto sconosciuto per le persone e per il nostro approvvigionamento alimentare”. Arrivare a comprendere questo processo è di vitale importanza dal momento che, come sottolineato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, l’esposizione al mercurio può essere fatale e causare cecità, insufficienza renale e polmonare così come altri seri problemi di salute quali  tremori, insonnia e perdita di memoria. Lo stesso Paul Schuster ha dichiarato che “le conseguenze di questo mercurio che viene rilasciato nell’ambiente sono potenzialmente enormi, perché il mercurio ha effetti sulla salute degli organismi e può viaggiare lungo la catena alimentare, influenzando negativamente alle comunità autoctone”.

 
 

Earth Day Srl. Copyright © 2014 - All rights reserved.
Registrazione Tribunale di Roma N.247 del 11/11/2014