28 Gennaio 2016
Giuliano Giulianini
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
28 Gennaio 2016
Giuliano Giulianini

Allevamento: il 17% delle razze rischia l'estinzione

Un rapporto della FAO evidenzia i rischi della corrosione genetica: progresso, errori, malgoverno e globalizzazione hanno cancellato oltre 200 varietà animali dal 1900 ad oggi.

La FAO, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di cibo e agricoltura, ha pubblicato il secondo rapporto sulla situazione mondiale della biodiversità genetica degli animali da allevamento: in sostanza una fotografia della salute delle razze di animali allevati al mondo per procurare cibo, latte, vestiario o aiuto in agricoltura (qui la versione riassunta; qui la versione integrale).

L'uomo allevatore
Secondo il rapporto, l'uomo alleva quasi 4800 razze di animali (volatili a parte) tra cui: 1155 varietà di pecore, 1019 di mucche, 694 di cavalli, 576 di capre, 543 di maiali; e ancora asini, dromedari, conigli, fino alle 28 razze di yak e alle 12 di cammelli. Tra le 2300 razze di uccelli, la schiacciante maggioranza è formata dalle oltre 1500 varietà di pollame; seguono 253 razze di anatre, 182 di oche, e poi tacchini, piccioni, fagiani, fino alle 12 razze di pernici e struzzi. In Europa c'è la maggiore concentrazione di razze; qui sono presenti quasi un terzo delle varietà mondiali di asini, più del 30% dei buoi, oltre la metà delle razze di cavalli e pecore, il 60% delle galline, il 40% delle anatre, il 65% delle oche, la metà dei piccioni... persino un quarto dei cammelli: 3 razze su 12.
L'allevamento è iniziato 10000 anni fa, prima ancora dell'agricoltura. Ancora oggi circa 2 miliardi di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo utilizzano animali come forza lavoro e mezzo di trasporto, e la sussistenza di 600 milioni di persone povere dipende dal bestiame. L'importanza dell'allevamento è in crescita: la domanda di latte e carne aumenta nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e nel sud dell'Asia: entro il 2050 sono stimati incrementi di produzione, rispettivamente, del 46 e del 76%. Inoltre il 15% dei nutrienti utilizzati nei fertilizzanti in tutto il mondo deriva dal letame degli allevamenti. Anche in Europa la produzione di carne è in costante aumento, anche se in misura minore: dalle 150 milioni di tonnellate annue del 2006 si prevede un aumento fino a 130 milioni entro il 2030, e fino a 140 entro il 2050.

Allarme estinzione
Nonostante tutto ciò il rapporto lancia l'allarme sull'aumento dell'estinzione delle varietà. Non bisogna confondere i termini: non si stratta di estinzioni di specie intere come le mucche (Bos taurus) o i cavalli (Equus caballus), ma di quelle che comunemente chiamiamo "razze", come la gallina padovana (ormai rara) e l'asino viterbese (recentemente "risorto" come vedremo). L'impoverimento delle varietà è un pericolo per le specie animali, che sono così meno resistenti a sconvolgimenti climatici, malattie, cambi di habitat; ed è una minaccia anche per l'economia umana: ad esempio, meno varietà genetica espone gli allevamenti ad epidemie più distruttive.
Nel corso della storia umana si sono estinte 647 razze di animali da allevamento: la maggior parte, il 67%, prima del 1900. Nello specifico si sono estinte 185 varietà bovine (bufali compresi) di cui 120 in Europa; 107 suine; 19 caprine; 47 razze di cavalli e 4 di asini; 60 di galline; e 160 razze ovine, il 90% delle quali allevate storicamente in Europa. La tendenza è all'aumento precipitoso delle estinzioni: se nel XX secolo furono 111, nei primi cinque anni dopo il 2000 sono state ben 66; e dal 2005 fino ad oggi abbiamo perso altre 30 varietà animali. Questo vuol dire che il 33% della biodiversità perduta è "sparito" in soli 115 anni; il 15%, quasi 100 razze, solo negli ultimi 15.
Come si possono estinguere animali utili all'uomo e "sotto controllo" come quelli da allevamento? Per motivi "umani": progresso, profitto, errori di valutazione. Molte scomparse sono dovute alla cessazione di attività tradizionalmente riservate agli animali fino alla rivoluzione industriale e alla meccanizzazione: per il lavoro nei campi e il trasporto, buoi, asini e cavalli sono stati soppiantati dai motori. Il rapporto cita proprio l'Italia come esempio in questo senso: la popolazione di asini nel paese si è dimezzata tra il 1938 e il 1968, e saltando al 2008 il "declino" è stato del 97% rispetto al numero di asini calcolato all'epoca della Seconda Guerra Mondiale.
Le cause di quella che è chiamata "erosione genetica" delle razze da allevamento sono però molteplici. In primo luogo gli incroci indiscriminati, attuati per ottenere rese migliori nella produzione, che fanno letteralmente scomparire intere razze. Poi l'introduzione o l'incremento di varietà "esotiche", non tipiche del luogo, che si mescolano o soppiantano le razze locali tradizionali. La terza causa per ordine di importanza è la debolezza o l'inadeguatezza delle politiche nazionali. Anche la perdita di produttività o di competitività sui mercati allargati, causa abbandono di alcuni tipi di allevamento: semplicemente perché non sono più convenienti come in passato; è quanto successo, ad esempio, all'allevamento di equini per l'alimentazione o il trasporto nel nostro paese. Altri fattori sono: l'intensificazione del sistema produttivo, che omologa le razze; poi le epidemie, la diminuzione dei pascoli a disposizione, e in ultimo lo scarso controllo che porta ad accoppiamenti tra consanguinei e alla perdita di varietà genetica.

Scenari futuri e possibili soluzioni
Quali prospettive per il prossimo futuro? Secondo il rapporto FAO, soltanto il 18% di tutti gli animali d'allevamento non è a rischio di estinzione: il 20% dei mammiferi e l'11% degli uccelli. Il 17% appartiene a razze "a rischio" in una condizione oscillante tra "pericolosa" e "critica". Il 58% delle razze esistenti è in un limbo dato dalla mancanza di dati certi. Il 7% è costituito da già razze estinte. Esempi concreti? Delle 174 varietà di asini, ne sono in pericolo 29, di cui 9 in condizioni critiche; di 115 si sa poco e 4 si sono estinte. Tra le anatre, solo 32 varietà su 294 non rischiano: di quasi 200 non si hanno informazioni, 32 sono in pericolo, 19 sull'orlo dell'estinzione e 15 già estinte. L'importanza, la rarità e la fragilità di moltissime razze locali è espressa da un dato illuminante: delle 8774 varietà di animali presenti nel rapporto ben 7718 (l'88%) sono locali, ovvero presenti in un solo paese.
Le soluzioni proposte per mettere un freno a queste perdite fanno parte del "Global Plan of Action for Animal Genetic Resources", un piano d'azione generale adottato dal 2007; 112 nazioni del pianeta hanno pianificato o avviato le loro strategie per salvare il patrimonio genetico della propria fauna, impegnandosi a stabilire controlli e prelievi di DNA, a istituire banche del seme, dei geni, di embrioni e così via. Ma il rapporto FAO sottolinea che molti paesi sono indietro, persi tra sperimentazioni su scala limitata, mancanza di fondi, strutture insufficienti o scarso coinvolgimento degli allevatori. Le migliori strategie di conservazioni dovrebbero comprendere sia le misure pratiche sul campo, negli allevamenti, sia la conservazione criogenica del materiale genetico, ma solo 64 paesi hanno già creato queste banche dei geni e altri 41 lo stanno pianificando. Tra le misure "pratiche" c'è, ad esempio, la creazione di mercati di nicchia sostenuti dalle istituzioni, per rendere convenienti agli allevatori anche quelle produzioni da razze tradizionali che la globalizzazione ha reso meno remunerative. 

La situazione italiana
Nel nostro paese si allevano 32 razze bovine autoctone, di cui 12 esclusivamente per la da carne, e 4 solo per il latte. Altre 3 razze sono "esotiche": importate da fuori. Poi ci sono le bufale, specie (non razza) bovina a se stante, domestica solo nel nostro meridione e nel sud est asiatico. Le varietà di pecore sul territorio italiano sono 66, 59 locali e 7 esotiche; le capre 43 (41 + 2); i suini 13 (10 + 3); 22 le galline (21 + 1); 44 i conigli (di cui solo 4 razze locali); 29 i cavalli (27 + 2); 8 gli asini (tutti nostrani) e così via. Non esiste una banca italiana di materiale genetico ma diversi centri conservano campioni a scopo di ricerca o di commercializzazione, come il CNR (presso l'IBBA Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria) o le associazioni di allevatori delle province di Treviso e Genova. In questi laboratori sono conservati, a seconda dei casi, spermatozoi, ovociti, tessuti, cellule ed embrioni di diverse specie: in particolare di 36 razze bovine (ovvero tutte, bufale comprese); 23 ovine; 27 caprine e 13 suine. Le banche genetiche servono ovviamente a rimediare all'estinzione delle razze, o ad evitarla in tempo, se possibile. Sebbene finora nel nostro paese non sia mai accaduto un tale "salvataggio in provetta", il rapporto ricorda il caso esemplare dell'asino viterbese: una razza ritenuta estinta fino al 2011, quando una serie di ricerche sul territorio e un successivo programma di accoppiamenti mirati, ha permesso di moltiplicare il numero di esemplari e reinserire il redivivo viterbese tra le 8 razze di asini italiani.

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