4 Gennaio 2018
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
4 Gennaio 2018
Dario Caputo

Avorio al bando in Cina, ma in Giappone il mercato cresce.

Un’indagine condotta da TRAFFIC e WWF evidenzia che la messa al bando del commercio di avorio, in vigore dal 1 gennaio, trova il consenso dell’86% dei cinesi. Situazione negativa invece in Giappone dove il 73% dei mercanti d'avorio ammette di promuovere i traffici illeciti.

Dal 31 dicembre, in Cina, è stato vietato il commercio interno di avorio e in vista di questa svolta epocale, TRAFFIC e WWF hanno condotto un’indagine, servendosi dell’agenzia di consulenza indipendente GlobalScan, sui consumatori di avorio, per comprendere la natura del consumo di avorio in 15 città cinesi i cui mercati sono tra i più attivi. Dai primi risultati, che sono stati pubblicati nel nuovo report “Demand under the Ban: China ivory consumption research 2017” , è emerso che il bando gode del consenso della maggior parte degli intervistati e ciò porterà indubbiamente ad una riduzione sostanziale dei prodotti in avorio e di conseguenza ad uno stop del bracconaggio, invertendo così il trend del declino delle popolazioni di elefante africano. Sono ancora molti, tuttavia, i cittadini che non sanno dell’imminente messa al bando: dallo studio è emerso infatti che solo il 19% degli intervistati ricordava spontaneamente l’esistenza di regole sul commercio di avorio; il 46% le ricordava solo se sollecitati. Un dato particolarmente importante è dato da quell’86% degli intervistati che, una volta messi a conoscenza del bando dell’avorio, hanno dichiarato la loro disponibilità a supportarlo; inoltre più della metà di coloro che in passato avevano acquistato prodotti in avorio ha smesso di acquistarli, la maggior parte dei quali negli ultimi tre anni, anche se la richiesta di avorio è ancora presente per alcune categorie demografiche.

Lo studio, oltre ad identificare i fattori che influenzano il consumo di avorio e gli atteggiamenti delle persone riguardo alla messa al bando del commercio di avorio nel mercato interno, ha permesso di individuare un crollo dell’acquisto di avorio, negli ultimi tre anni, in quelle città dove vige una regolamentazione rigida come ad esempio a Pechino e a Chengdu ma, ha anche rilevato che il mercato dell’avorio si è spostato dalle città metropolitane a centri più piccoli, e questo fenomeno potrà continuare anche in futuro. Ottimismo è stato però palesato da Margaret Kinnaird, la WWG Wildlife Practice Leader, che ha dichiarato come “la Cina ha dimostrato una forte leadership su questo pressante tema, in una regione flagellata dal commercio illegale di fauna selvatica, che è esacerbato dal mercato legale. È un grande passo ed un grande impegno per assicurare un futuro all’elefante africano. Tuttavia, è chiaro che i prossimi mesi saranno assolutamente critici per l’applicazione effettiva del bando e la sua comunicazione. Siamo fiduciosi che chiudendo le porte del più grande mercato legale di avorio, inizieremo il 2018 un passo più vicini a creare un mondo in cui la domanda di avorio è fortemente ridotta”.

Una situazione diametralmente opposta è presente invece in Giappone, considerato una meta vantaggiosa per l’acquisto dei prodotti in avorio da esportare illegalmente.  Sempre TRAFFIC e WWF hanno chiesto la chiusura del mercato interno, denunciando nel report “Ivory Towers”  l’assenza di leggi e regolamentazioni. Il Giappone, ad oggi, rappresenta uno dei maggiori mercati mondiali d’avorio con una un’attiva industria di lavorazione; nel paese inoltre sono presenti molte riserve di zanne di proprietà privata, retaggio di vecchi sequestri, ed ogni zanna, nel mercato nero, può costare fino a 10.000 euro. Nel report sono riportati i risultati delle indagini e delle interviste condotte all’interno del mercato giapponese, tra maggio e settembre 2017, dove si evidenzia un trend sempre crescente nel mercato interno d’avorio, sia fra i turisti sia fra gli antiquari, che gode di una domanda crescente da parte di visitatori e agenti per il commercio illegale di questo prodotto: tra il 2011 e il 2016 sono state sequestrate ben 2,42 tonnellate di avorio. ll 73% dei venditori di avorio intervistati ha infatti ammesso di promuovere attivamente gli acquisti che portano alle esportazioni illegali di avorio, dando anche consigli ai visitatori sul modo migliore per nascondere nel bagaglio i prodotti senza permessi.

A peggiorare le condizioni di precarietà degli elefanti anche il commercio online con alcune piattaforme che offrono  l'acquisto di prodotti in avorio lavorato. Recentemente, le autorità doganali hanno effettuato un sequestro di 1.639 pezzi di avorio lavorato e zanne intagliate; questa situazione ha spinto il network internazionale TRAFFIC, di cui fa parte anche il WWF, a dichiarare che "questi numeri ci ricordano l'urgente necessità di chiudere i mercati legali dell'avorio che stanno esacerbando il commercio illegale e portando gli elefanti verso l’estinzione. Mentre il 31 dicembre ci sarà la chiusura del commercio legale di avorio in Cina, sollecitiamo il Giappone e altri paesi chiave a seguire l'esempio”.

 
 

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