22 Settembre 2017
Giuliano Giulianini
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
22 Settembre 2017
Giuliano Giulianini

Capitale… naturale

La LIPU pubblica la foto di due cuccioli di lupo ripresi da una foto trappola nel  territorio del Comune di Roma, all’interno della Riserva del Litorale Romano. È la prima cucciolata di lupi selvatici a Roma di cui si abbia notizia da oltre un secolo.

Dopo oltre un secolo i lupi selvatici hanno ripreso a colonizzare la campagna romana. Quattro anni fa una fototrappola piazzata in un’area boscosa a ridosso di un campo agricolo, nella zona di Castel di Guido lungo la via Aurelia, riprese l’immagine in pieno giorno di un lupo al passo. Il monitoraggio della fauna in questo settore della Riserva Nazionale Statale del Litorale Romano, è portato avanti dal personale e dai volontari della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) che a Castel di Guido gestisce un’oasi di 180 ettari, al centro dell’Azienda Agricola Comunale locale. Fototrappole che dunque riprendono di solito animali selvatici come cinghiali, tassi, martore, lepri o anche vacche maremmane al pascolo brado, questa volta avevano ripreso una presenza che, nella campagna romana (Castel di Guido è un borgo che fa parte del Comune di Roma), mancava da più di un secolo. Era sparito da Roma da quando la caccia indiscriminata aveva ridotto il lupo italico, variante nostrana del lupo europeo, a un centinaio di esemplari asserragliati nei recessi di qualche bosco appenninico, tra Lazio e Toscana: praticamente al limite dell’estinzione. 

Che il canis lupus italicus si stesse riprendendo e avesse ricominciato a colonizzare gli appennini lo si sa da decenni, da quando l’Operazione San Francesco degli anni ’70, una campagna portata avanti dai naturalisti e dal vasto consenso dell’opinione pubblica, era riuscita a far rientrare la specie tra quelle protette dalla legge. Ma che il lupo fosse tornato anche nei suoi ambienti ancestrali in pianura e vicino ai litorali è notizia di questi ultimi anni. Gli esperti, pure in mancanza di studi approfonditi e coordinati a livello nazionale, stimano che i lupi italici siano ormai più di un migliaio, distribuiti tra l’appennino tosco emiliano e la Campania, con forte concentrazione nei parchi abruzzesi.

La notizia di un lupo a Roma però aveva avuto tutt’altro rilievo, nel 2013, anche per la suggestione storica evocata da un animale che questa città ha elevato a simbolo. Dagli studi condotti in questi quattro anni dal gruppo di lavoro dell’Oasi Lipu di Castel di Guido, attraverso la raccolta di feci, il rilievo di impronte, l’analisi di predazioni vere o presunte, e ovviamente dall’uso delle foto trappole, è emerso che il primo lupo (ribattezzato Romolo) è rimasto in solitudine nella zona per un paio d’anni. Dopo il suo allontanamento, dovuto a cause ignote, è subentrato un secondo maschio (chiamato Numa, come il secondo re di Roma) che ha girovagato solitario per qualche mese tra boschi, colline e sentieri della riserva. Qualche tempo dopo una foto ha rivelato Numa in compagnia di un terzo lupo che, da analisi genetiche, è risultato essere una femmina. Numa e Aurelia (così chiamata per la vicinanza della via consolare) hanno passato oltre un anno insieme, continuamente “monitorati” dai ricercatori della Lipu in attesa di una lieta notizia. La conferma della nascita di una cucciolata, avvenuta la scorsa primavera,  è arrivata in piena estate ed oggi è stata pubblicata la foto di due lupetti di circa 4 mesi che percorrono un sentiero tra gli alberi, incuriositi forse dalla macchina fotografica.

Il post specifica che la ricolonizzazione del territorio è assolutamente spontanea e naturale da parte dei lupi; puntualizzazione non superflua, viste le diffuse dicerie che vorrebbero i lupi “liberati in natura” dagli animalisti. In realtà questa è una specie capace di percorrere grandi distanze, anche centinaia di chilometri, alla ricerca di un territorio libero da altri lupi e abbastanza ricco di prede: in gergo tecnico si chiama “dispersione”. Prede che nella zona abbondano, visto il proliferare dei cinghiali, causato proprio dall’assenza di predatori naturali. Le analisi delle feci hanno evidenziato che la dieta di Romolo, Numa e Aurelia, è composta di carne di cinghiale per più del 95%; mentre le predazioni di bovini e ovini nella zona, quando è stato possibile verificarle, si sono rivelate opera di cani vaganti, un fenomeno sconosciuto ai più (ne abbiamo scritto recentemente) che, per l’allevamento, rappresenta un pericolo ben maggiore della presenza dei lupi.

Il team della LIPU scrive che questa è l’occasione per avviare una collaborazione costruttiva tra naturalisti, allevatori e istituzioni per sfruttare questo “capitale naturale” piovuto dal cielo, da non sprecare cedendo a sensazionalismi e allarmismi, alimentati da falsi miti pseudo scientifici: Convivere con il lupo si può, come dimostrano molte realtà virtuose in aree dove la presenza della specie è stabile da secoli. Una presenza di questo tipo valorizza la naturalità di un territorio. Dove è presente il lupo tutto l'ecosistema ne giova. Oltre ad essere una presenza che suscita emozioni e affascina, è certamente il suo ruolo di regolatore naturale che ne rende la presenza tanto utile per l'ambiente.”

Il presidente della LIPU, Fulvio Mamone Capria, ha salutato a sua volta l’evento con un post su facebook, commentando: “I lupetti della Lipu nell'oasi Castel di Guido. Conoscerli per amarli. Un grande successo di buona gestione della nostra associazione ma anche di qualità degli ambienti che proteggiamo”. L’associazione ambientalista, infatti, per tutelare il branco non invoca divieti e misure a danno degli allevatori, come si potrebbe pensare, ma  auspica una collaborazione tra  tutti gli attori in scena: “Un evento eccezionale, che va tutelato e valorizzato – si legge ancora nel lungo post che accompagna la foto -  senza dimenticare che da oggi la presenza di un nucleo di lupi comporta una maggiore responsabilizzazione degli allevatori e, ancor prima, delle Istituzioni, che devono tutelare questa presenza unica e allo stesso tempo dialogare e incentivare, con informazione e sensibilizzazione, i giusti comportamenti da tenere, soprattutto per quanto riguarda la convivenza zootecnia-predatori.”

 
 

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