28 Febbraio 2017
Marina Dal Agnol
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
28 Febbraio 2017
Marina Dal Agnol

#CleanSeas. Dalle Nazioni Unite una chiamata per dire basta alla plastica nei mari

Ogni anno più di 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani con conseguenze devastanti per gli ecosistemi

#CleanSeas. È questo il nome della campagna per i mari puliti che l’Unep - il programma ambientale delle Nazioni Unite – ha lanciato durante l’Economist World Ocean Summit di Bali. Obiettivo della campagna diminuire produzione e utilizzo di plastica, principale responsabile dell’inquinamento dei mari.

“E’ tempo di affrontare il problema della plastica che affligge i nostri oceani. L’inquinamento da plastica è visibile sulle spiagge indonesiane, si sefimenta nei fondali oceanici del Polo Nord e risale lungo la catena alimentare fino ai nostri piatti”. – dichiara Erik Solheim, direttore Unep  - “Siamo rimasti spettatori per troppo tempo e il problema non ha fatto che aggravarsi.”

Secondo i dati rilasciati con il lancio della campagna ogni anno oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani; l’80% dei rifiuti presenti in mare sono di plastica.
Un inquinamento, quello da plastica, che causa danni agli ecosistemi marini per 80 miliardi di dollari l’anno. Un impatto devastante se si pensa che i il problema plastica riguarda più di 600 specie di animali, il 15 percento delle quali a rischio di estinzione, e che secondo alcune stime nel 2050 nei mari potrebbero esserci più frammenti di plastica che pesci e il 99% per cento degli uccelli marini avranno almeno una volta assaggiato questo “prelibato” prodotto.

Per risolvere il problema l’Unep ha identificato dieci buone pratiche, dal riciclo agli investimenti in infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti, dal divieto di fumo in spiaggia al bando delle buste di plastica usa e getta, ma per vincere la sfida è necessario il coinvolgimento di tutti e per questo la campagna si rivolge a governi, aziende, e consumatori, tutti coinvolti con l’obiettivo di sostenere per la propria parte l’adozione comportamenti funzionali alla risoluzione di un problema ormai degenerato.
A livello istituzionale dieci paesi hanno aderito impegnandosi ad affrontare la questione: Indonesia, che ha promesso una riduzione del 70 dei rifiuti marini entro il fino al 2025, Uruguay, che sta programmando già da quest’ anno una tassazione sulle buste usa-e-getta, Belgio, Costa Rica, Francia, Grenada, Norvegia, Panama, Saint Lucia, e Sierra Leone.

Gli Stati Uniti non hanno ancora aderito ufficialmente alla campagna, ma hanno recentemente dato comunque il loro contributo vietando dal 2018 i prodotti che utilizzano microplastiche, piccolissimi pezzi di plastica molto utilizzati nell’industria dell’igiene personale e della cosmesi, che per le loro dimensioni non vengono filtrate dagli impianti di trattamento delle acque e una volta in mare causano danni, talvolta mortali, a pesci e uccelli che le ingeriscono, un altro dei temi su cui #CleanSeas punta l’attenzione invitando tutti i consumatori a boicottare prodotti di questo tipo.

 
 

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