27 Gennaio 2016
Giuliano Giulianini
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
27 Gennaio 2016
Giuliano Giulianini

Clima nuovo, specie nuove.

Un rapporto del WWF evidenzia una conseguenza del riscaldamento globale, anche in Italia: rischiano grosso specie simbolo come stambecchi, ermellini, abeti e stelle alpine; mentre prosperano zecche, zanzare, vespe e meduse.

Spesso si parla dei cambiamenti climatici in relazione ai danni che portano all'economia dell'uomo: ad esempio le conseguenze di siccità o alluvioni sulle coltivazioni; oppure si sottolineano i problemi "logistici" per le città costiere in caso di innalzamento dei mari. Ma l'Homo sapiens non è l'unica specie a dover ripensare il proprio habitat quando il clima cambia. 

Il rapporto "Biodiversità e cambiamenti climatici" (qui il documento completo) presentato dal WWF lo scorso novembre in vista della COP21, punta l'indice sulle specie animali e vegetali messe più a rischio dal mutare del clima. In generale, quando il clima diventa più umido e caldo, come in effetti sta succedendo, le specie tropicali e subtropicali guadagnano territorio verso nord (nel nostro emisfero) e sempre più in alto risalendo le montagne, togliendo spazio alle specie animali e vegetali tipiche dei climi secchi. Poiché nelle catene alimentari flora e fauna sono indissolubilmente legate, basta la rarefazione o la sparizione di poche piante per mettere in serio pericolo, in quello specifico luogo, le popolazioni di insetti, anfibi, rettili, mammiferi che si cibano l'uno dell'altro e delle piante stesse. Un altro fattore sono le primavere anticipate e ingannevoli che fanno fiorire piante e risvegliare istinti all'accoppiamento e alla migrazione negli animali; salvo poi lasciar posto a improvvise gelate che stroncano sul nascere germogli e piccoli, decimando intere generazioni. Lo studio fa molti esempi, in diverse parti del mondo, di queste dinamiche distruttive. Tra quelli a rischio ci sono animali totemici come orsi polari e pinguini reali, trichechi e panda giganti, ma anche krill e plancton, alla base delle immense catene alimentari degli oceani.
Ma qui vogliamo concentrarci sui casi italiani: popolazioni di animali e piante tipiche del nostro ambiente, a volte caratteristici della nostra cultura millenaria che purtroppo, fa notare il WWF, si trovano adesso fatalmente a rischio. Il fenomeno è più evidente in montagna, dove l'aumento delle temperature medie e la progressiva scomparsa dei ghiacciai, quantificata in una diminuzione del 40% rispetto al 1989, danneggia le specie in modi molto differenti. Lo stambecco, ad esempio: il tasso di mortalità dei piccoli è passato dal 50% del 1980 al 75% attuale; tradotto in numeri: muoiono 7-8 nuovi nati ogni 10. La causa è l'anticipo stagionale del ciclo di crescita delle piante di cui si nutrono i giovani, che al momento del bisogno trovano meno da mangiare; a questo si aggiungono le valanghe, altra conseguenza delle temperature più alte, che sono causa frequente di morte degli adulti durante l'inverno. Lo Stambecco delle Alpi, simbolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, è classificato "a rischio minimo", ma la sua popolazione cala di 200 esemplari all'anno. Un problema più pratico affligge l'ermellino, mammifero che in Italia vive solo sulle Alpi: il suo mantello è bruno d'estate e bianco d'inverno per renderlo meno visibile ai predatori nelle foreste in cui vive; la mancanza di neve invernale gli toglie la sua arma mimetica principale, esponendolo maggiormente al pericolo. Il Fringuello alpino, presente anche sugli appennini, ha fatto delle condizioni di freddo estremo delle vette il suo habitat preferito: l'evoluzione lo ha spinto ad adattarsi alle nevi e alle risorse dell'alta montagna; questa, che in passato è stata la sua forza, potrebbe rappresentare ore una debolezza, con le temperature che si alzano inesorabilmente. Sorte simile sembra aspettare la Stella alpina, il fiore più rappresentativo delle nostre montagne, anche degli appennini: simbolo stesso della tenacia e della lotta alle avversità, prospera nel clima rigido e su suoli poveri; il clima caldo invece lo sfavorisce. Infine l'Abete bianco, l'abete comune tipico delle Alpi: di questa pianta è in pericolo la variante appenninica, a causa dell'umidità atmosferica aumentata anche in montagna, che favorisce i parassiti dell'albero.
Per contro il "nuovo clima" che ci si prospetta favorirà la diffusione di alcune specie portatrici di effetti nocivi da cui il "vecchio clima" ci proteggeva maggiormente: zanzare, vespe, formiche, zecche, meduse, parassiti degli alberi come il punteruolo rosso delle palme, e altre specie provenienti da zone tropicali di Asia e Africa troveranno il nostro clima mutato sempre più adatto a loro.

 
 

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