25 Ottobre 2017
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
25 Ottobre 2017
Dario Caputo

Due milioni di uccelli selvatici uccisi dalla caccia illegale in Europa

Secondo il rapporto di BirdLife International, rilanciato in Italia dalla LIPU, uccelli acquatici, passeriformi e rapaci sono vittime della caccia illegale nel Caucaso e nel centro-nord dell’Europa. Germania e Olanda tra i paesi peggiori. In Azerbaijan la situazione più critica.

Il rapporto presentato da BirdLife International dal nome “The killing 2.0, A View to a Kill” in merito alla caccia illegale degli uccelli selvatici ha descritto una situazione davvero desolante: nel Caucaso e nel centro-nord dell’Europa 2 milioni di uccelli acquatici e passeriformi, insieme a molti rapaci, trovano la morte a causa della caccia illegale. Già nel 2015 era stata pubblicata la prima versione dello studio che si era focalizzata sull’uccisione degli uccelli in tutta l’area del Mediterraneo e anche il quel caso i numeri erano stati altissimi: 25 milioni di uccelli uccisi illegalmente ma, grazie al contributo di molte persone sono stati assicurati dei fondi per cercare di arginare il problema della caccia illegale. Sono state fatte delle azioni in tal senso in alcune aree di Cipro, della Siria e dell’Egitto. Il rapporto 2.0 che è stato rilanciato in Italia dalla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha stilato anche una classifica dei paesi dove la pratica della caccia illegale viene maggiormente applicata: Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Georgia, Germania e Olanda. Tra tutti i Paesi i dati più preoccupanti arrivano dall’Azerbaijan dove ogni anno vengono uccisi tra i 160 e i 190 mila uccelli acquatici; inoltre nel paese sono concentrate molte zone di illegal killing: 6 su 20 e si trovano tutte nell’area del Gizilagach Bays nel sud-est del Paese dove gli uccelli uccisi sono il 18% del totale di tutta la regione.

A rendere la situazione ancora più sconcertante, è il fatto che tutti i 28 paesi dove sono stati raccolti i dati che sono confluiti nel rapporto hanno aderito alla Convenzione di Berna sulla conservazione delle specie e degli habitat, e che 19, facendo parte dell’Unione Europea, sarebbero vincolati al rispetto delle direttive comunitarie “Habitat” e “Uccelli”. Alla base della caccia illegale ci sono diverse motivazioni: nel Caucaso e nel centro Europa la maggior parte degli uccelli viene uccisa per sport, mentre nel Nord Europa si uccide per il “pest control“: si prendono cioè di mira le specie che causano maggiori danni alla pesca e all’agricoltura. Per mettere in atto questa pratica, purtroppo, vengono uccisi anche molti rapaci e passeriformi; per i rapaci si tratta di un vero e proprio sterminio con 51 specie su 52 colpite.

Il direttore generale di BirdLife International, Patricia Zurita, ha voluto sottolineare come gli uccelli facciano parte del patrimonio comune, che va preservato e trasmesso alle generazioni successive, “i dati del nostro report evidenziano quanto malamente lo stiamo facendo e quanto spazio ci sia per migliorare la situazione. Ciò che emerge da l rapporto Killing 2.0, che segue il precedente realizzato due anni fa, The Killing, sulla caccia illegale nel Mediterraneo , ci spingono a cercare di porre fine all’illegal killing in Europa, nel Caucaso e nel resto delle rotte migratorie degli uccelli“. 

 
 

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