17 Gennaio 2019
Giorgia Martino
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
17 Gennaio 2019
Giorgia Martino

Fauna selvatica a rischio: appello delle associazioni ambientaliste contro gli emendamenti che favoriscono i cacciatori

Tre emendamenti filovenatori di alcuni senatori leghisti sono stati ammessi al voto in Commissione: Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF Italia chiedono al Governo e al Parlamento di contrastare le proposte di alcuni senatori leghisti che mettono gli animali selvatici in serio pericolo

La legge che regola la caccia in Italia è la n. 157/1992, e concerne le “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. Ma pare che rischi di essere seriamente stravolta dagli emendamenti presentati da alcuni senatori leghisti al decreto sulla Semplificazione per le imprese, in discussione in questi giorni al Senato della Repubblica.

Tre di tali emendamenti filovenatori della Lega al Decreto delle Semplificazioni sono stati ammessi al voto in Commissione.  E questo desta preoccupazione nelle associazioni animaliste e ambientaliste, quali Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF Italia, la cui nota di qualche giorno fa sottolineava che tali emendamenti avrebbero autorizzato, con legge regionale, la caccia in deroga a specie non cacciabili, nonché la cattura degli uccelli a fini di richiamo vivo che è vietata dalla direttiva comunitaria, e che rappresenta una crudele metodica di caccia. L’utilizzo di richiami vivi prevede la cattura degli uccelli migratori e la loro riduzione ad una terribile prigionia: infatti sono tenuti al buio per far sì che perdano la percezione temporale e cantino fuori stagione. In questo modo vengono utilizzati dai cacciatori come esche sonore per attirare altri uccelli selvatici, che vengono quindi abbattuti dai cacciatori.

Il maggior timore delle associazioni era il rischio di troppo permessivismo dovuto al passaggio dei pareri sui calendari venatori dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che è un’autorità scientifica nazionale, agli osservatori regionali. Quest’autoregolamentazione regionale avrebbe potuto infatti portare a molte conseguenze nefaste, tra cui calendari venatori più permissivistagioni di caccia più lunghesuperamento della norma nazionale di annotazione immediata degli animali uccisi (con conseguente aumento degli abbattimenti oltre i limiti consentiti), affidamento della caccia di controllo agli stessi cacciatori e ripristino delle vecchie riserve di caccia a scopo di lucro.

Se i pericoli della regolamentazione regionale e della cattura degli uccelli ai fini di richiamo vivo è stato scampato, altri tre rischiano seriamente di diventare reali: infatti sono proprio tre gli emendamenti che sono stati ammessi al voto in Commissione. Si tratta dell’emendamento 3.0.75, a prima firma Ripamonti, che andrebbe a raggirare la norma nazionale di annotazione immediata dei capi abbattuti dai cacciatori. Poi c’è l’emendamento 3.0.76, sempre a prima firma Ripamonti, che consentirebbe di affidare ai cacciatori la caccia di controllo: questo permetterebbe agli stessi di cacciare nei parchi. Il terzo emendamento ammesso è il 3.0.74, a prima firma Bergesio, che trasformerebbe le attuali aziende venatorie, in cui non è permessa l’uccisione degli uccelli migratori, nelle vecchie riserve di caccia, con un nuovo business.

In particolar modo, le associazioni sostengono che negli emendamenti presentati dai senatori leghisti, vi siano dei trucchi per “tentare l’assalto alle tutele degli animali selvatici utilizzando provvedimenti che nulla vi hanno a che vedere”.

Proprio per questo, le associazioni lanciano un appello ai senatori, che è quello “di bocciare senza esitazioni queste pessime proposte, assumendosi la responsabilità della difesa del patrimonio naturalistico del Paese, riconosciuto e difeso dalla nostra carta costituzionale così come dalle direttive e dalle convenzioni internazionali, oppure di abbandonarla nelle mani dei distruttori della natura”.

 
 

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