18 Gennaio 2017
Giuliano Giulianini
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
18 Gennaio 2017
Giuliano Giulianini

Gli alieni sono tra noi

L'Europa punta i fari sulle specie animali e vegetali importate che minacciano la biodiversità del continente. In Italia sono 3000, di cui 22 altamente "invasive". Ogni anno provocano danni all'economia continentale per circa 12 miliardi di euro.

Come nella più scontata trama di un film di fantascienza, gran parte della popolazione è ignara che diverse specie aliene sono tra noi. Non si parla di umanoidi sbarcati da altri pianeti ma di specie animali e vegetali "alloctone" che, però, possono causare danni e devastazioni paragonabili a quelli di un'invasione cinematografica.
Le specie aliene, sono quelle non originarie del territorio in cui si sono stabilite, dove però hanno trovato un ambiente favorevole all'insediamento e alla proliferazione. Esempi tipici di questa situazione sono i pappagalli di Roma o le nutrie della pianura padana. Queste ultime sono native dell'America del sud ma furono introdotte in Nord America e in Europa per sfruttarne la pelliccia. Gli esemplari sfuggiti agli allevamenti hanno prolificato lungo fiumi e corsi d'acqua, invadendo anche il nostro paese, soprattutto al centro-nord. Sono considerate tra le specie "aliene" più invasive e dannose perché scavano estese reti di gallerie sotterranee che danneggiano le coltivazioni, le radici delle piante e la stabilità degli argini.
La presenza di una o più specie non tipiche in un habitat o in un dato territorio, può provocare danni a molti livelli. Dal punto di vista naturalistico possono impoverire la fauna indigena, quando i nuovi arrivati sottraggono spazi e risorse alle specie preesistenti. E' il caso della tartaruga palustre americana, o Trachemys scripta, che sta soppiantando la nostra Emis orbicularis, la testuggine palustre europea che rischia l'estinzione, semplicemente occupandone la nicchia ecologica.
Dal punto di vista economico, le specie straniere possono rappresentare un danno per categorie come gli agricoltori, i vivaisti, chi investe o lavora nella filiera del legname. Neanche le acque sono immuni dal pericolo: il pesce siluro, originario dell'Europa nord-orientale ma alloctono nelle acque dolci italiane, causa il declino e la scomparsa di specie locali come la scardola e la tinca nel bacino del Po. L'allevamento del gambero rosso della Louisiana fu introdotto per destinarlo alla gastronomia; sfuggito alla "prigionia" ha invaso laghi e corsi d'acqua italiani guadagnandosi il nomignolo di "gambero killer" per la competizione spietata che mette in pericolo la fauna anfibia locale, e anche per le malattie di cui è portatore a cui le specie nostrane non possono opporre resistenza.
Ci sono poi specie che colpiscono il cuore stesso di alcune economie. Il calabrone asiatico si nutre di api; nelle sue regioni d'origine le sue vittime hanno sviluppato tecniche di difesa grazie all'evoluzione naturale. Le api europee non hanno avuto il tempo di evolversi ed ora gli alveari si trovano alla mercé di questo insetto che nel 2005 è stato introdotto in Francia e nel 2012 è entrato anche in Italia. Si calcola che nella sola Unione Europea, ogni anno, i danni economici derivanti dal depauperamento del patrimonio naturale ammontino a 12 miliardi di euro.
Gli "alieni" non costituiscono una minaccia soltanto per gli animali: il Pànace di Mantegazza è una bella pianta che sviluppa fiori bianchi disposti in una chioma ad ombrello; fu portata in Europa occidentale dal Caucaso per scopi ornamentali. Oggi "infesta" gli incolti del nostro continente, dalle alpi all'Islanda, e rappresenta un pericolo serio per la salute dell'uomo: la sua linfa, a contatto con la pelle può causare ustioni, e se entra negli occhi può portare alla cecità. Persino sradicarla è complicato e potenzialmente pericoloso.
Nutrie, tartarughe, calabroni e gamberi sono solo alcune delle 3000 specie alloctone censite in Italia, il 15% delle quali è considerato "invasivo". Se si allarga lo sguardo all'Europa si scopre che negli ultimi 30 anni il numero di specie alloctone è aumentato del 96%. Alcune specie vengono introdotte per errore, come il calabrone asiatico di cui si è parlato; altre per calcolo economico, come le nutrie, allevate per ricavarne la cosiddetta pelliccia di castorino. Molte piante si diffondono spontaneamente da giardini privati od orti botanici, o per incuria di chi le sradica da un vaso e le getta in un terreno. Le specie marine e fluviali sfruttano invece i corsi d'acqua, le correnti e i canali artificiali. Il Mediterraneo, anche a causa dei cambiamenti climatici che ne hanno scaldato le acque, ha visto raddoppiare il numero di specie non autoctone negli ultimi 45 anni; addirittura se ne sono manifestate 150 soltanto negli ultimi 15. Il canale di Suez, inaugurato nel 1869, rappresenta una grande porta aperta all'invasione di specie dal Mar Rosso e dall'Oceano Indiano: è stato calcolato che ben 186 specie aliene dei mari italiani sono arrivate grazie al canale. La cattiva notizia è che nel 2015 è stato completato il raddoppio di questa via d'acqua artificiale; le probabili conseguenze per l'ecosistema del Mare Nostrum sono facilmente intuibili.
Altre vie d'accesso "incriminate" sono i porti e gli aeroporti. La celerità dei vettori moderni e la globalizzazione dei mercati, con il conseguente boom dei trasporti di merce da un capo del mondo all'altro, facilita l'espatrio "clandestino" di animali e piante, ma soprattutto di insetti, funghi e batteri. Consapevolmente o no, colpevolmente o meno, passeggeri e corrieri, turisti e trasportatori, nel giro di poche ore traslocano "alieni" nascosti in valige, bauli, pacchi, casse, pallet e soprattutto nei container. Pochi mesi fa la FAO lanciò l'allarme sul pericolo di "fuoriuscite biologiche" rappresentato dai 527 milioni di container che ogni giorno attraversano i mari (leggi il nostro articolo).
Per contrastare tutto ciò, per difendere le specie autoctone dei singoli paesi, per informare cittadini, amministratori e operatori sulla questione, l'Unione Europea ha lanciato il progetto Life ASAP: acronimo che riassume i termini "Alien Species Awareness Program" e richiama la nota dicitura inglese che tradotta suona "il prima possibile". Ispra e Legambiente, promotori del progetto in Italia (qui il sito ufficiale), lo hanno presentato di recente all'Orto botanico di Roma, delineando le linee guida per intervenire. Innanzitutto si partirà con l'informazione e la comunicazione: la road map prevede incontri, seminari, tavole rotonde a più livelli e con vari interlocutori, dagli educatori scolastici a quelli ambientali, dagli operatori dei trasporti al personale delle pubbliche amministrazioni, dagli agenti doganali ai gestori dei traffici commerciali; ma saranno coinvolti anche cacciatori, pescatori, commercianti di animali, veterinari e vivaisti.
In secondo luogo, ma non meno importante, si punta sull'educazione a comportamenti responsabili: occorre acquistare specie animali e vegetali esotiche in maniera consapevole e soprattutto evitare di abbandonare o rilasciare in natura specie potenzialmente invasive. Luoghi deputati a questi sforzi informativi ed educativi saranno in primis le scuole, i parchi, le riserve, le oasi naturalistiche, gli zoo, i giardini botanici; ma anche gli aeroporti, dove saranno installati pannelli e distribuiti opuscoli sul tema. Gli studenti saranno coinvolti con i concorsi dedicati alle scuole e con un programma di 12 "bioblitz": giornate da passare in natura, affiancati da esperti, per cercare e segnalare le specie aliene presenti sul territorio. Uno degli scopi collaterali è il coinvolgimento del mondo scientifico per la stesura di una "lista nera" aggiornata delle specie più pericolose per gli ecosistemi italiani, al fine di spingere il Governo a prendere provvedimenti prima che sia troppo tardi. Il tempo infatti stringe: le specie alloctone che soverchiano quelle autoctone rappresentano un danno irreversibile per il patrimonio naturale, poiché una volta estinte quelle originali sono perse per sempre. Sta succedendo in Europa e in Italia, ad esempio, con lo scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) americano: introdotto in Piemonte e segnalato oggi in sei regioni, sta scacciando dal territorio e spingendo verso l'estinzione lo scoiattolo rosso comune (Sciurus vulgaris), più piccolo e meno abile a procacciarsi il cibo. In questo caso il danno è esteso anche alla flora locale, perché con la sua tipica abitudine a scortecciare gli alberi, il grigio mette in pericolo anche le piante che si trovano esposte a funghi e batteri come non sucedeva in passato.
L'Unione Europea si è dotata di una propria "Strategia sulla Biodiversità": è in vigore infatti il Regolamento 1143/2014 che per "prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive" prevede misure anche drastiche, come il blocco del commercio, del possesso e del trasporto (ad esempio di specie di animali esotici), il rilevamento e la rimozione delle colonie di 37 specie, elencate in una lista adottata nel luglio scorso. Ben 22 di queste specie sono presenti anche in Italia. Lo scopo ultimo di tutti è diminuire questi numeri nel prossimo futuro.

 
 

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