26 Gennaio 2016
Gabriele Renzi
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
26 Gennaio 2016
Gabriele Renzi

I delfini minacciati dai PCB

Scienziati preoccupati dai policlorobifenili presenti nelle acque europee

Orche, balene e delfini sono malati, o meglio, rischiano di ammalarsi a causa della presenza di policlorobifenili (PCB) nelle acque europee.
 

I PCB sono contaminanti ambientali di origine industriale che dal 1930 sono stati utilizzati in moltissimi prodotti, come fluidi dielettrici per condensatori e trasformatori, come fluidi per circuiti idraulici, come lubrificanti, come additivi in vernici, pesticidi, adesivi, sigillanti, ritardanti di fiamma.
Il loro successo derivava dalla bassa solubilità e soprattutto dall’elevata stabilità chimica che ne faceva dei materiali non infiammabili.
Questa stabilità li rende resistenti alla degradazione chimica, fisica e biologica, ed è per questo che, sebbene siano stati vietati a livello globale nel 1980, ancora oggi sono presenti nell’ambiente, anche all’interno della catena alimentare concentrandosi soprattutto nella parte grassa degli alimenti.

Molta preoccupazione desta il futuro dei cetacei, in particolare di quelli che vivono in acque europee, che a quasi 40 anni dall’inibizione dei PCB continuano a subirne gli effetti.
È quanto emerge da uno studio condotto dalla Società Zoologica di Londra, pubblicato sulla rivista Scientific Report.
Gli scienziati hanno analizzato campioni di tessuto provenienti da più di 1.000 cetacei riscontrando delle concentrazioni decisamente preoccupanti; in particolare orche, stenelle striate e delfini dal naso a bottiglia presentano livelli di PCB tra i più alti del pianeta.

L'accumulo di PCB può danneggiare il loro sistema immunitario rendendoli quindi molto più esposti alle malattie. Ad essere compromessa potrebbe essere anche la capacità di riprodursi. Le madri, infine possono avvelenare i loro piccoli con queste sostanze in durante la gravidanza e l’allattamento.
"I nostri risultati mostrano che, nonostante il divieto e il calo nella contaminazione ambientale, i livelli di PCB rimangono a livelli pericolosamente alti nei cetacei europei" dichiara Paul Jepson, principale autore dello studio.
"La nostra ricerca – aggiunge il co-autore Law Robin - sottolinea l’urgenza per la politica globale di agire con rapidità e decisione per affrontare l'eredità tossica dei PCB prima che sia troppo tardi per alcuni dei nostri predatori marini più importanti. Abbiamo bisogno di capire meglio in che modo i predatori accumulino tali concentrazioni di PCB attraverso l’alimentazione."

 
 

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