26 Gennaio 2018
Fabrizio Cavallina
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
26 Gennaio 2018
Fabrizio Cavallina

Il pesce palla minaccia il Mar Mediterraneo e le coste italiane

Spinto dai cambiamenti climatici dal canale di Suez arriva il pesce palla argenteo, che ha già comportato 5 milioni di danni. Uno studio stima l'aumento della popolazione e l'approdo verso la parte occidentale del Mar Mediterraneo

Le specie aliene – quando intervengono in eco sistemi cui originalmente non appartengono –possono arrecare gravi danni alle specie autoctone e sbilanciare i fragili equilibri degli ambienti naturali dove approdano. Nel nostro paese, ad esempio, il fiume Po ha vissuto invasioni spesso traumatiche: il pesce siluro su tutti, originario del Danubio, è riuscito a imporsi al vertice della catena alimentare e a minacciare il sistema della fauna ittica locale. Nel corso degli anni anche il Mar Mediterraneo non è rimasto esente da problematiche simili: le specie invasive dal canale di Suez in particolare hanno un forte impatto sulla pesca e di conseguenza, sulla salute della popolazione che abita le coste del bacino. Uno degli invasori più pericolosi è sicuramente il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus) che ha colonizzato rapidamente le acque orientali del Mediterraneo e si sta spostando progressivamente verso ovest. Nel nostro territorio l’allarme è stato lanciato già nel 2014 quando l’Istituto oceanografico di Spalato ha individuato la presenza del pesce nell’Alto Adriatico.

Il pesce palla argenteo è una specie “opportunista” che attacca i pesci catturati dai pescherecci danneggiando pescato e reti. Inoltre è molto velenoso poiché secerne la tetradossina: un veleno 100 volte più tossico del cianuro. Tanto che si studiano modi per usare la sostanza in ambito farmaceutico, ad esempio nelle chemioterapie. L’introduzione della specie nel Mediterraneo si stima possa essere una piaga economica (e sanitaria) nel futuro, soprattutto perché favorita dai cambiamenti climatici. Già si contano danni pari a 5 milioni di euro e casi di avvelenamento.

L’InfraScience Lab dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “Alessandro Faedo” (Isti) del Cnr ha prodotto delle previsioni climatiche globali fino al 2100 e stimato la distribuzione del pesce palla nel prossimo futuro nel Mediterraneo. Una ricerca che può prevenire le conseguenze disastrose di questa invasione, nel tentativo di capire quali aree interesseranno la presenza del pesce e quindi limitare i danni. Attraverso l’elaborazione di Big Data tramite modelli di Intelligenza Artificiale e strumenti di Cloud Computing, infatti, l’Isti ha ipotizzato che la specie potrebbe crescere ulteriormente di popolazione spostandosi definitivamente sulle coste occidentali del Mar Mediterraneo e nel Mar Nero, a causa della preferenza del pesce per acque calde e non troppo profonde. I risultati della ricerca sono stati presentati al meeting Wwf/Fao sulle “implicazioni dei cambiamenti climatici sul Mediterraneo e il Mar Nero”, nel quale sono state definite le linee guida per i paesi che si affacciano su questi due bacini.

 
 

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