9 Maggio 2018
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
9 Maggio 2018
Dario Caputo

L’Europa fa poco per la tutela della biodiversità

Le parole non sempre sono state seguite da azioni concrete; questo è quanto emerge da un report stilato da quattro associazioni in merito alla tutela delle aree naturali d’Europa. 18 su 27 Stati membri dell’Unione Europea non attuano in maniera sufficiente le direttive Uccelli e Habitat

Salvaguardare la biodiversità: questo lo scopo delle direttive Uccelli e Habitat che la Commissione Europea ha adottato come principale strumento giuridico per creare la più ampia rete di aree naturali protette al mondo, la cosiddetta rete Natura 2000.  Ma, nonostante il “Piano d’azione per la natura”, stipulato  dalla stessa Commissione Europea al fine di  rendere tali direttive comunitarie per la tutela della natura concrete, visto anche il successo che aveva ottenuto la campagna #Allarmenatura in difesa di quelle stesse direttive, la situazione in merito alla tutela delle aree naturali d’Europa, è ancora molto critica. A sottolinearlo è stato un report,  pubblicato dalle associazioni BirdLife Europa (per l’Italia, Lipu-BirdLife Italia), Wwf (Wwf Italia), Eeb e Friends of the Earth Europe, dove si evidenzia una scarsa attenzione da parte di 18 Stati membri su 27 dell’ Unione Europea che, pur avendo trasposto le direttive Uccelli e Habitat nel proprio sistema legislativo nazionale, non hanno attuato in modo sufficiente le direttive stesse. Di conseguenza molte specie animali e molti habitat naturali non stanno beneficiando di quei vantaggi che potrebbero avere se le direttive venissero rispettate alla lettera. L’analisi è stata avanzata prendendo in considerazione 11 criteri di attuazione delle direttive Habitat e Uccelli, in particolare sulla loro trasposizione nella legislazione degli Stati membri, sulla designazione dei siti Natura 2000 da parte degli Stati membri, sulla presenza di piani di gestione, sulla loro messa in pratica e sulla disponibilità di finanziamenti e risorse per metterle in pratica. Gli Stati membri sono stati valutati in base al grado di protezione delle specie, all'attuazione di valutazioni appropriate, alla gestione delle specie esotiche invasive e alla connettività della rete nazionale delle aree protette. Gli esperti delle varie associazioni hanno inoltre esaminato il modo in cui gli Stati membri stanno monitorando i loro habitat e le specie di importanza comunitaria, come incoraggiano la ricerca e il lavoro scientifico su specie e habitat, e come coinvolgono le parti interessate e garantiscono la partecipazione pubblica a questi processi.

 Ciò che è emerso è che 5 criteri sugli 11 totali non hanno ottenuto il lascia passare europeo, risultando del tutto negativi. Alcuni paesi si comportano relativamente bene in relazione a specifici aspetti dell'attuazione delle direttive sulla natura: ad esempio, l'Ungheria, il Lussemburgo e il  Belgio sono tra i primi a creare una rete coerente di siti Natura 2000. La Croazia invece è l'unico Stato membro analizzato con la connettività del sito appropriata; sempre il Belgio insieme alla Danimarca e all'Ungheria stanno facendo un buon lavoro per quanto concerne il monitoraggio degli habitat e delle specie. Il Lussemburgo in generale ha prestazioni migliori di altri Stati membri quando si tratta di dare sostegno alla comunità scientifica per condurre ricerche sullo status delle specie minacciate.

Per quanto riguarda l’ Italia, solo il criterio relativo alla trasposizione delle direttive Uccelli e Habitat è risultato soddisfacente; un punteggio intermedio, altamente migliorabile, è stato invece assegnato alla designazione dei siti, alla protezione delle specie, ai finanziamenti, al monitoraggio di specie e habitat, agli incentivi alla ricerca e alle specie aliene.  La gestione dei siti, il deterioramento degli stessi e il disturbo delle specie, l’implementazione di una corretta valutazione d’incidenza, la connessione tra i paesaggi, il coinvolgimento di stakeholeders, la partecipazione del pubblico e la comunicazione hanno invece ottenuto un netto no.

Una posizione, quella italiana, non del tutto negativa: secondo la Lipu e il WWF si dovrebbero fare dei passi avanti in tema di designazione e tutela della rete Natura 2000 ma, l’Italia appare comunque in regola nel recepimento delle direttive comunitarie Uccelli e Habitat. I risultati del report sono stati commentati dalle due associazioni che hanno dichiarato  come: “Il nostro report evidenzia come la perdita di biodiversità stia continuando in tutto il territorio europeo, e, come dimostrano anche altri studi, assistiamo a declini drammatici per gli insetti e gli uccelli negli ambienti agricoli. Se correttamente applicate, le direttive comunitarie sulla Natura, come ha dimostrato una valutazione delle direttive Uccelli e Habitat realizzata dalla Commissione Europea, possono invertire questo trend drammatico e il report evidenzia quali siano i filoni di intervento urgenti su cui puntare per fermare questa massiccia perdita di biodiversità”.

Per ritornare alla questione italiana c’è da sottolineare che il nostro Stato italiano ancora non ha garantito dei fondi per la gestione effettiva e integrata dei siti Natura 2000 e per la conservazione efficace delle specie e degli habitat. Questa situazione comporterà un sempre più rapido declino della biodiversità in Europa e, proprio per invertire questa triste rotta, la Lipu e il WWF hanno chiesto alla Commissione europea di monitorare la situazione più a stretto giro, affinché gli Stati concretizzino gli impegni presi come quelli ad esempio stabiliti durante l'incontro, avvenuto a febbraio di questo anno, tra la Commissione europea e le istituzioni italiane, finalizzato ad una migliore attuazione delle direttive Uccelli e Habitat .

 
 

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