19 Ottobre 2017
Fabrizio Cavallina
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
19 Ottobre 2017
Fabrizio Cavallina

L'agonia dei rinoceronti

La foto premiata al Wildlife Photographer of the Year ricorda a tutti l’uccisione, negli anni, di migliaia di rinoceronti. “Colpevoli” solo di possedere corni di cheratina.

Un rinoceronte nero, privato dei suoi due corni, lasciato morire dissanguato in un parco naturale del Sudafrica. Sullo sfondo un cielo grigio da cui esce timido un raggio di luce, come se anche il sole volesse illuminare fino a dove può arrivare la brutalità umana. Un’immagine tragica e dolorosa, che sottolinea ancora una volta (come se ne ce fosse bisogno) la fragilità della Natura dinnanzi all’avidità dell’uomo, rappresentata dal malaffare del bracconaggio. E’ intitolato “Memorial to a species” (In memoria di una specie) lo scatto del fotografo sudafricano Brent Stirton vincitore del premio “Wildlife Photographer of the Year”, contest sulla fotografia naturalistica tra i più importanti al mondo allestito dal Museo di Storia Naturale di Londra. Un concorso – giunto alla 53esima edizione – in cui sono state visionate oltre 50mila immagini da 92 paesi diversi, ritraenti la bellezza degli animali nei loro habitat naturali piuttosto che i colori splendenti dei paesaggi: dalla foto del britannico Bertie Gekoski che vede un gruppo di elefanti in cammino per una savana martoriata dall’uomo, fino all’adunata di capodogli sulle coste dello Sri Lanka immortalata da Tony Wu. Dal 20 ottobre novantanove di queste foto saranno esposte al museo londinese e tra queste ci sarà proprio lo scatto di Brent Stirton che mostra l’agonia del rinoceronte. “La foto di Brent sottolinea l’urgente bisogno di proteggere il pianeta e le specie con cui lo condividiamo” – ha commentato il direttore del museo, Michael DixonQuesta foto è una chiamata all’azione per noi tutti”.

Il tema proposto dalla fotografia in questione ci riporta al brutale fenomeno del bracconaggio. Il 22 Settembre, in occasione della giornata mondiale del rinoceronte, il WWF ha stimato l’uccisione di 6680 esemplari soltanto nell’ultimo decennio: in Sudafrica il bracconaggio al rinoceronte sarebbe aumentato del 9000% dal 2006 al 2016. Numeri drammatici, considerando anche che la specie è in via d’estinzione. Delle 30 tipologie comparse sulla terra quasi 40 milioni di anni fa ne rimangono cinque: due sono africane, il rinoceronte nero e il rinoceronte bianco, mentre le altre tre si possono trovare in Asia, cioè quello indiano, di Sumatra e di Giava (tra quest’ultimi ne rimangono solamente 60). La motivazione che spinge all’uccisione dei rinoceronti è una ed è relativa ai corni che posseggono: spesso vengono strappati con l’animale ancora in vita – come nel caso della foto premiata – per lasciarli agonizzanti per ore. Negli ultimi anni il fenomeno si è intensificato, con l’utilizzo da parte dei bracconieri di elicotteri ed armi automatiche. Singolare è un fatto del marzo di quest’anno allo zoo di Parigi: durante la notte alcuni bracconieri si sono introdotti nel parco di Thoiry e hanno tragicamente ucciso il rinoceronte bianco Vince. Secondo la stampa francese si è trattato del primo episodio del genere in Europa e dimostra l’urgenza della questione.

I corni sono composti di cheratina (la stessa sostanza di cui sono fatte le nostre unghie e i nostri capelli) e vengono venduti sul mercato nero a prezzi esorbitanti. Sempre secondo il WWF, infatti, il corno di rinoceronte viene venduto a 100.000 dollari al chilo. Chi è davvero disposto a tanto? Lo studio “Grinding Rhino: An Uncovered Investigation on Rhino Horn Trafficking in China and Vietnam”, pubblicato nel luglio 2017 e condotto dall’Elefant Action League (EAL), evidenzia l’allarmante livello raggiunto dal commercio di corni proprio in Cina e in Vietnam. Per lungo tempo la medicina tradizionale cinese (TCM) ha intravisto nel corno di rinoceronte proprietà curative per una vasta gamma di malattie, dal mal di testa alla febbre fino alla possessione dal demonio. Nel 1983 il WWF e l’IUCN (International Union for Conservation of Nature), tra gli altri, pubblicarono i risultati di uno studio farmacologico condotto dai ricercatori Hoffman-LaRoche che dimostrò, una volta per tutte, “l’inesistenza di effetti medicinali prodotti dal corno di rinoceronte”. Nonostante l’infondatezza scientifica (la vendita dei corni in Cina è vietata dal 1993) alcune credenze sono rimaste tali e alimentano tutt’oggi il mercato nero e il bracconaggio. Come tutti gli oggetti costosi, inoltre, i corni fanno parte spesso di un arredamento di lusso. Una moda folle, per la sua provenienza e tutta la violenza che essa comporta. Non per caso i rinoceronti asiatici sono in numero inferiore rispetto ai loro cugini africani. La fotografia di Brent Stirton ha riportato l’attenzione del mondo su questa terribile strage e anche dopo aver distolto lo sguardo da questa immagine, sarà impossibile dimenticarla.  

 
 

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