25 Febbraio 2013
Redazione
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
25 Febbraio 2013
Redazione

Le tartarughe marine scelgono le coste calabresi

Il sud Italia vanta uno speciale evento: su un tratto di costa vicino Reggio Calabria le tartarughe Caretta fanno i loro nidi e depositano uova

È la Calabria la regione preferita dalle tartarughe marine, qui infatti avviene il 70% delle deposizioni di Caretta Caretta nome scientifico degli esemplari. Questa specie a forte rischio d'estinzione ha scelto come casa, trenta chilometri di litorale selvaggio, sono tornate per riprodursi  a distanza di 15-20 anni.

“Non ce l'aspettavamo neppure noi quando abbiamo iniziato a studiare questo tratto di costa” una delle specie più rare e minacciate a livello nazionale e l'unico chelone marino che nidifica nel nostro Paese", racconta il professor Antonio Mingozzi del dipartimento di Ecologia dell'Università della Calabria, promotore e responsabile del progetto "TartaCare" dell'ateneo calabrese, che ha avviato collaborazioni anche con altre università italiane. La Caretta è una delle specie piú rare e minacciate a livello nazionale e l’unico chelone marino che nidifica nel nostro Paese. In passato la nidificazione era probabilmente piuttosto comune nelle coste meridionali italiane, ma prima di queste ricerche si pensava che fosse ormai diventata solo sporadica, ad eccezione delle isole Pelagie, Linosa e Lampedusa, dove la riproduzione della tartaruga era, anche se numericamente molto limitata, nota da tempo.

 La tartaruga marina è tra i tesori più preziosi del nostro mare. Delle 7 specie di tartarughe marine che vivono nei mari di tutto il mondo, la Caretta caretta, la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) frequentano anche il Mediterraneo, che ogni anno ospita circa 7.200 nidi. Ogni stagione sul tratto di costa reggino si trovano 15-20 nidi. Una cifra piccola rispetto al resto del Mediterraneo - dove Grecia, Turchia, Cipro e Libia da soli contano il 97 per cento dei 7.200 nidi deposti ogni anno - ma ugualmente preziosa: geneticamente le tartarughe calabresi sono uniche rispetto alle altre del Mediterraneo, importanti, quindi, per la biodiversità. “Il progetto ha garantito ad oggi l'arrivo in mare di 8.500 piccoli di tartaruga”, spiega Mingozzi. “Quanti di loro torneranno non possiamo saperlo, ma senza questo intervento neppure la metà ce l'avrebbe fatta”.

Sulle spiagge italiane si contano circa 30-40 nidi di Caretta caretta ogni anno, concentrati in Calabria e Sicilia. Ma oggi tutte e sette le specie sono considerate a rischio estinzione e la causa principale è l’impatto con le attività umane, a partire dalla pesca accidentale.

In tutto il Mediterraneo si stima che ogni anno più di 130.000 tartarughe vengano catturate accidentalmente negli attrezzi da pesca, di cui oltre 40.000 non sopravvivono. Mentre in Italia la pesca accidentale colpisce più di 20.000 esemplari all’anno. A queste vanno aggiunte le migliaia di tartarughe che ingoiano sacchetti di plastica scambiandoli per meduse, che vengono colpite dalle imbarcazioni mentre galleggiano per scaldarsi al sole, i piccoli appena nati che finiscono sulle strade disorientati dalle luci artificiali di coste sempre più urbanizzate, i nidi distrutti dai mezzi meccanici utilizzati per la pulizia delle spiagge e da un’attività turistica incontrollata.

Il percorso migratorio che le femmine di tartaruga seguono per tornare a deporre le uova sui lidi di nascita a distanza di anni è molto complesso, sottolinea il dottor Salvo Urso, il referente di campo del progetto, “anche se il ritorno alla casa natale è un'arma a doppio taglio. Vogliono tornare dove sono nate per garantire alla loro prole la stessa loro sorte, ma a distanza di 20 anni l'ambiente può essere cambiato totalmente, nuocendo alla covata”. E aggiunge: “Per questo il nostro intervento è così importante: individuiamo i nidi e li proteggiamo, se sono in posti a rischio, li spostiamo. Poi, assistere alla schiusa delle uova è la soddisfazione maggiore”, racconta Urso.

Il progetto, autorizzato dal ministero dell'Ambiente, ha ricevuto negli anni parziali finanziamenti da enti pubblici ed assessorati all'ambiente della provincia di Reggio e della Regione, ma è una corsa continua per trovare fondi che permettano di continuare. “ La sfida è quella di far capire ad amministratori locali e residenti che la tartaruga può diventare una risorsa per il territorio”, conclude Mingozzi. La "costa delle tartarughe": per il professore ed i suoi collaboratori sarebbe bello che questa zona diventasse nota per questa sua unicità. (fonte : Repubblica )

 
 

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