19 Febbraio 2018
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
19 Febbraio 2018
Dario Caputo

Lupi anche nel Parco dei Castelli Romani

Le fototrappole di monitoraggio del parco alle porte di Roma riprendono un gruppo di cinque lupi, confermando la presenza stabile del mammifero anche a sud della Capitale. Gli esperti: ottima notizia per l contenimento "naturale" della proliferazione di cinghiali.

Che il lupo fosse diventato oramai una presenza stabile intorno alla Capitale era noto da tempo; in un articolo dello scorso dicembre avevamo riferito la notizia della nascita di ben cinque cuccioli di lupo nell’Oasi LIPU di Castel di Guido, lungo la via Aurelia. Ora, grazie ai continui monitoraggi sullo stato dell’ecosistema del Parco dei Castelli Romani e della fauna selvatica che vi abita, sono state raccolte ulteriori prove della presenza del lupo anche in questa zona: il parco ha infatti diffuso un video, tramite sito e Facebook, in cui si nota il passaggio di cinque lupi davanti alla fotocamera. Un passaggio contemporaneo di quello che, chiaramente, è un gruppo familiare.

Gli accertamenti sono ancora in corso ma gli esperti parlano della possibilità di un branco stabile, un dato definito "innovativo" e allo stesso tempo "confortante": i lupi italici, variante italiana del canide, avevano infatti rischiato l'estinzione a cavallo tra gli anni '60 e '70 a causa della caccia indiscriminata e avallata dalle autorità locali. Dopo l'inserimento del lupo tra le specie protette, a partire dalla metà degli anni '70, nonostante il bracconaggio e la pratica esecrabile dei bocconi avvelenati sparsi in natura, si è assistito a un lento ripopolamento di alpi e appennini, compresa, recentemente, l’area dei Colli Albani.

Il parco dei Castelli Romani fu voluto dagli abitanti della zona che chiedevano a gran voce l’istituzione di un'area protetta che difendesse il patrimonio ambientale dei Colli Albani. Grazie alle incessanti richieste, il Parco dei Castelli Romani fu infine istituito allo scopo di tutelare l’integrità delle caratteristiche naturali e culturali dei quindici comuni che occupano l’antico Vulcano Laziale, per contribuire al riequilibrio territoriale e allo sviluppo socio-economico delle popolazioni interessate.

Ad infondere maggiore ottimismo è l’avere individuato molti segni della presenza del lupo nelle zone del parco che solitamente sono frequentate dai cinghiali: tutto ciò fa ben sperare sulla possibilità che il lupo contribuisca a ristabilire un equilibrio nell’ecosistema, grazie al ripristino del rapporto predatore-preda. Il suo ritorno inoltre comporterebbe anche una minore intromissione da parte dell’uomo nella risoluzione del problema della presenza eccessiva dei cinghiali. Il lupo italico, animale schivo che ha timore dell’uomo, sta quindi espandendo la sua presenza sul territorio, diventando oggetto di attenzione da parte degli enti di tutela ambientale.

L’Ente Parco sta lavorando proprio in questa duplice direzione: tutelare la specie ma allo stesso tempo aiutare gli allevatori locali per non ripetere gli errori del passato quando i lupi, privi di prede naturali, erano soliti attaccare capre e pecore tenute dai proprietari allo stato brado. Così facendo si spera di arrivare ad una condizione in cui il lupo e la zootecnia possano continuare a convivere senza conflitti.

 
 

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