13 Settembre 2016
Gabriele Renzi
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
13 Settembre 2016
Gabriele Renzi

Oceani sempre più acidi e coralli sempre più bianchi. Colpa dell’uomo

Il pH dell’Oceano Pacifico in calo a causa del crescente assorbimento di CO2. Nelle Hawaii si lavora al bando per le creme solari: danneggiano i coralli

Negli ultimi 10 anni il pH medio delle acque del nord-est dell’Oceano Pacifico è sceso di 0.002 unità di pH l'anno. Lo ha constatato un pool di oceanografi del MIT e del Woods Hole Oceanographic Institution.
Acque più acide, dunque, a causa dell’assorbimento crescente di anidride carbonica, prevalentemente di origine antropica, cioè dovuta alle attività dell’uomo. Assorbimento che, in proporzione, riflette la crescita delle emissioni nell’atmosfera.
"A partire dalla rivoluzione industriale l'oceano è stato il lavatoio delle emissioni antropiche" – dichiara Sophie Chu del MIT - "Oggi l’oceano assorbe un terzo/ un quarto delle emissioni antropogeniche  nell’atmosfera. Prima o poi questa capacità di stoccaggio diminuirà e rimarrà nell’atmosfera più anidride carbonica, che porterà ad un maggior riscaldamento. È quindi molto importante un costante monitoraggio.”

 
L’aumento dell’anidride carbonica assorbita sta determinando una minore disponibilità di aragonite, minerale determinante per la sopravvivenza delle conchiglie e di molte specie marine.
I ricercatori ricordano che il Pacifico dell’est ha una capacità di stoccaggio del carbonio paragonabile rispetto al resto del Pacifico, mentre risulta decisamente inferiore rispetto all'Atlantico.

 
Spostandoci dalle acque fredde dei mari del nord a quelle tropicali il problema della maggiore acidità dei mari costituisce un problema sempre più grave anche per la presenza dei coralli. E a questo problema si aggiunge l’impatto delle creme solari dei turisti.
Già perché in molti dei prodotti in commercio sono presenti degli agenti chimici che nel lungo periodo possono danneggiare la fertilità dei coralli e la loro capacità di assorbire la luce del sole.

 
Se ne sono resi conto gli scienziati e i politici che hanno partecipato al World Conservation Congress delle Hawaii, meeting chiuso con l’approvazione di un agenda di 4 anni per la conservazione della natura per i prossimi quattro anni
"Se in una barriera non ci sono giovani coralli di un’età compresa tra i tre e i cinque anni allora questa barriera è sostanzialmente morta” ha spiegato Bob Richmond, ricercatore presso l'Università di Manoa nelle Hawaii.
La denuncia dei “rischi da crema solare” per la barriera arriva dalle Hawaii, che nel 2014 hanno assistito ad un importante fenomeno di sbiancamento dei propri coralli. Come le Hawaii anche l’isola di Pasqua, Fiji, Tonga e diverse nazioni dei Caraibi sono alle prese con il problema ed è anche a loro che ci si rivolge per far fronte comune
"È semplice” - dice il senatore hawaiano, Will Espero“Se un prodotto fa male alle nostre barriere, la cosa migliore è vietarlo. Stiamo lavorando ad una legislazione in materia; ci siamo quasi e una volta fatta la proporremo anche a livello internazionale."

 
 

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