28 Febbraio 2018
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
28 Febbraio 2018
Dario Caputo

Pinguini reali: colonie in pericolo per i cambiamenti climatici e la pesca industriale

Uno studio pubblicato da Nature rivela che l'habitat dei pinguini reali si restringe, costringendoli a spostarsi sempre più verso il Polo Sud in cerca di cibo.

Vita difficile per i pinguini reali, soprattutto per le colonie presenti sulle isole sub-Antartiche di Crozet, Kerguelen e Marion: a rivelarlo è stato lo studio “Climate-driven range shifts of the king penguin in a fragmented eco system”, pubblicato su  Nature Climate Change da un team di ricercatori internazionale del quale fa parte anche Emiliano Trucchi, del dipartimento di Scienze della Vita e Bioteconologia dell’Università di Ferrara, che ha dichiarato: “Più del 70% della popolazione globale di pinguini reali potrà essere nulla più che un ricordo nel giro di poche decine di anni. Man mano che il riscaldamento globale spingerà questi uccelli marini a spostarsi verso Sud o, nella peggiore delle ipotesi, a scomparire”. Robin Cristofari dell’Università di Strasburgo ha spiegato che la base di questo enorme problema è proprio una mancanza fisica di spazio nell’Oceano Australe in grado di contenere le colonie riproduttive dei pinguini reali. “I pinguini reali sono infatti animali molto esigenti: per formare una colonia dove accoppiarsi, deporre le uova ed allevare i propri pulcini per oltre un anno, hanno bisogno di trovare l’isola giusta dove le temperature non scendano mai sotto lo zero, il mare circostante non sia ghiacciato durante l’inverno e ci siano spiagge di sabbia o ciottoli facilmente accessibili”.

Il cambiamento climatico sta rendendo la vita degli uccelli ancora più precaria anche per quanto riguarda l’approvvigionamento di cibo: i pinguini infatti hanno bisogno di avere una fonte costante e abbondante di alimenti con cui nutrire i loro piccoli nelle vicinanze della colonia riproduttiva. “Da millenni, i pinguini fanno affidamento sul Fronte Polare Antartico, una fascia molto ristretta in cui acque fredde e ricche di nutrienti risalgono dalle profondità marine sostentando una grandissima quantità di pesci. Purtroppo, a causa del cambiamento climatico, questa importante risorsa di cibo si sta spostando verso sud, allontanandosi da molte delle isole che attualmente ospitano le colonie più grandi. Gli adulti sono quindi forzati a nuotare sempre più lontano per trovare cibo mentre i pulcini aspettano a terra, soffrendo la fame per tempi sempre più lunghi”, queste le dichiarazioni di alcuni ricercatori dell’Università di Ferrara. Ciò che si teme è che la durata del viaggio di andata e ritorno degli adulti per reperire il cibo supererà la resistenza alla fame della loro prole causando o un tracollo della popolazione o, cosa più auspicabile, una massiccia migrazione verso altre isole più meridionali.

A tal proposito Emiliano Trucchi, uno dei coordinatori dello studio, ha mostrato un certo ottimismo spiegando che “i pinguini reali hanno dimostrato con successo di poter sopravvivere durante questi momenti difficili, l’ultimo dei quali risale a circa 20 mila anni fa. Valori estremamente bassi negli indici di differenziazione genetica ci dicono che tutte le colonie sono connesse da un continuo scambio di individui, In altre parole, i pinguini reali sembrano essere in grado di esplorare facilmente l’Oceano Australe e di trovare nuove isole dove fondare le loro colonie quando la situazione si fa critica”. A rendere però la situazione più complessa rispetto al passato sono tutte quelle attività umane che, per la prima volta nella storia stanno causando un irreversibile cambiamento di tutti gli ecosistemi: al già grande impatto del cambiamento climatico si aggiunge infatti, nell’Oceano Australe,anche la pesca industriale,  con cui i pinguini dovranno presto scontrarsi per il cibo.

Celine Le Bohec, dell’Università de Strasburgo e del Centre Scientifique di Monaco ha fatto notare che “c’è ancora qualche isola, un po’ più a Sud, dove i pinguini possono trovare rifugio, ma la competizione per le spiagge dove formare le colonie e per il cibo sarà molto dura, specialmente con altre specie di pinguini, come i pigoscelidi antartici, di Papua e di Adelia, senza dimenticare la pesca intensiva da parte dell’uomo. È difficile predire il risultato di questo stravolgimento ecologico, ma ci saranno di sicuro perdite pesanti per qualcuna, o molte, delle specie in questione. Il nostro modello predittivo ci da l’opportunità di programmare con largo anticipo delle strategie di conservazione efficienti ma, in generale, c’è l’urgenza di una azione coordinata contro il cambiamento climatico a livello globale. E questa azione deve cominciare adesso”.

 
 

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