11 Aprile 2018
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
11 Aprile 2018
Dario Caputo

SOS krill. In Antartide la pesca industriale minaccia gli ecosistemi marini

Greenpeace ha lanciato l’allarme: nel rapporto “Licence to krill” emerge il volto reale della pesca industriale di krill. Per produrre integratori alimentari o mangimi, pinguini e balene rischiano di rimanere senza cibo

L’Antartide rischia di rimanere senza krill e la causa è da rintracciare nel dirompente aumento della pesca industriale che, servendosi di pescherecci che operano sempre più vicino alle coste, sta letteralmente saccheggiando le riserve di questo piccolo crostaceo nei mari del Polo Sud, pescato prevalentemente per produrre integratori di Omega 3 e mangimi per l’acquacoltura. Secondo un rapporto stilato da Greenpeace International, la pesca di krill sta mettendo a rischio un’intera rete alimentare oltre al fatto che le pratiche attuate potrebbero col tempo danneggiare la fauna selvatica e le aree protette dell’oceano. “L’industria della pesca al krill in Antartide si presenta con una faccia pulita ma la realtà è alquanto torbida”, denuncia Frida Bengtsson, della campagna di Greenpeace Antartide. “La pesca avviene nei pressi delle aree di alimentazione di balene, pinguini e altri animali a rischio. È una lotta all’ultimo sangue per il cibo con specie che vivono in un’area soggetta a pericolosi mutamenti. C’è già il cambiamento climatico a ridurre il krill e la fauna antartica non dovrebbe dunque competere direttamente con la pesca a strascico, utile solo a consentire di produrre pillole e mangimi che si vendono dall’altra parte del mondo”. Oltre a derubare gli animali marini di un alimento vitale, la pesca industriale del krill in acque così limpide comporta enormi rischi ambientali: le fuoriuscite di petrolio dai pescherecci e gli incidenti navali come gli incendi, minacciano difatti tutta la fauna e gli habitat già molto fragili dell'Oceano Antartico.

Ad oggi la pesca del krill è consentita nell'Oceano Antartico sotto la direzione della Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell'Antartico (CCAMLR) ma, nonostante i tentativi dell'industria di dipingersi come una delle attività di pesca più sostenibili al mondo, le prove raccolte da Greenpeace e riportate nel rapporto “Licence to krill” dimostrano una realtà alquanto diversa. Fondamentalmente, la pesca al krill si attua in aree che sono state proposte come riserve oceaniche per aiutare gli ecosistemi marini a rafforzare la loro resilienza agli impatti combinati del cambiamento climatico, dell'inquinamento e della pesca. Considerando tali premesse, gli ambientalisti hanno chiesto all’industria della pesca al krill di fermare immediatamente ogni attività nelle aree in cui la Commissione per l’Oceano Antartico sta valutando la creazione di queste aree protette, e alle imprese che acquistano krill e prodotti derivati di non rifornirsi più da pescherecci che continuano a pescare in questi mari.

In definitiva, nel rapporto viene richiesta una collaborazione internazionale tra governi, società e società civile per creare una rete su vasta scala di santuari oceanici, compreso l'Oceano Antartico, per proteggere almeno il 30% degli oceani del mondo entro il 2030. Per ottenere il risultato, l’associazione Greenpeace ha preparato una petizione che è stata già firmata da un milione e 350mila di persone nel mondo.

 
 

Earth Day Srl. Copyright © 2014 - All rights reserved.
Registrazione Tribunale di Roma N.247 del 11/11/2014