10 Gennaio 2017
Gabriele Renzi
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
10 Gennaio 2017
Gabriele Renzi

Sbiancamento dei coralli rischia di diventare routine

Studio Unep avverte: se non si arresta il riscaldamento globale il fenomeno dello sbiancamento diventerà anuale e coinvolgerà il 99% delle barriere coralline mondiali

Barriere coralline sempre più bianche, ossia sempre più prive di vita.
Che uno degli ecosistemi più belli e affascinanti del pianeta sia seriamente messo a rischio dai cambiamenti climatici è cosa nota, ma uno studio, parte di un più ampio progetto Unep, pubblicato sulla rivista Nature Scientific Reports ha rivelato che se non si riuscirà a ridurre le emissioni globali di gas serra il fenomeno dello sbiancamento dei coralli diventerà routine.

Lo sbiancamento del corallo si verifica nel momento in cui le alghe che lo abitano, in presenza di fenomeni come l’aumento della temperatura dell’acqua lasciano il loro ospite.
Sono queste alghe a fornire al corallo il suo colore brillante e la loro perdita, oltre all’effetto cromatico, rende il corallo molto più sensibile a fame e malattie. Insomma un corallo bianco è un corallo malato, se non morto.

 
Tra il 2014 e il 2016 si è verificato il più grande evento di sbiancamento globale mai registrato; solo nel 2016 lo sbiancamento ha colpito il 90 per cento dei coralli della Grande Barriera Corallina uccidendone oltre il 20%.
Se le cose non cambieranno un fenomeno di sbiancamento grave potrà verificarsi ogni anno sul 99% delle barriere coralline del mondo; un’eventualità dagli impatti devastanti, se si pensa che ad una barriera servono ben 5 anni per riprendersi da un singolo evento di sbiancamento.
Lei proiezioni dei modelli climatici presenti nello studio rivelano che le prime barriere ad essere colpite dal fenomeno dello sbiancamento annuale saranno quelle di Taiwan e degli arcipelaghi caraibici Turks e Caicos. Altre barriere, come quelle al largo delle coste del Bahrain del Cile e della Polinesia Francese, saranno colpite più tardi, ma più in generale la maggior parte delle barriere coralline del mondo potrebbe cominciare a patire fenomeni di sbiancamento annuali entro il 2043.

 
"Queste previsioni sono un tesoro per chi si batte per la protezione di uno dei più belli e importanti ecosistemi del mondo dalle devastazioni del cambiamento climatico" - ha dichiarato il norvegese Erik Solheim, Direttore dell’Unep.- "Permettono ad ambientalisti e governi di dare priorità alla protezione delle barriere che possono ancora avere il tempo di acclimatarsi a mari più caldi. Le proiezioni ci mostrano i posti dove siamo ancora in tempo per agire prima che sia troppo tardi."

 
Gli impegni assunti a Parigi potrebbero non essere sufficienti a scongiurare lo sbiancamento delle barriere; anche una riduzione delle emissioni più ambiziosa di quanto promesso durante Cop21 potra’ infatti dare alle barriere coralline solo 11 anni in più prima che il fenomeno si verifichi con frequenza annuale.
Saranno le fasce più vicine all’equatore a patire prima delle altre il “candeggio” ad opera del riscaldamento globale, mentre i reef australiani, del Pacifico del Sud, dell’India, della Florida potrebbero, sempre in presenza di una forte riduzione delle emissioni globali, godere di ulteriori 25 anni di “colore”, tempo prezioso da investire in opere di conservazione.

 
 

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