12 Dicembre 2018
Giorgia Martino
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
12 Dicembre 2018
Giorgia Martino

Solo il 20% delle zone fluviali europee è in buono stato: rischio inondazioni e siccità

Le pianure alluvionali forniscono una naturale protezione da inondazioni e siccità, ma il briefing AEA sostiene che l'attività umana ha degradato lo stato ecologico dell'80% delle zone umide europee

Quando parliamo di fiumi, non possiamo fare riferimento solo al corso d’acqua in sé, ma anche ai terreni che lo accompagnano e che, con esso, formano un importante strumento della natura per controllare il funzionamento degli ecosistemi.

L’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente) ha recentemente pubblicato il briefing dal titolo “Perché dovremmo preoccuparci delle pianure alluvionali?”, analizzando i benefici di un eventuale ripristino delle aree naturali che si trovano vicino ai fiumi.
Come si legge nel documento, infatti, le pianure alluvionali, al loro stato naturale, hanno delle proprietà, che forniscono tantissimi benefici all’habitat circostante:

  • Proteggono dalle alluvioni e dalle inondazioni, proprio perché forniscono lo spazio perché l’acqua si diffonda senza che le onde viaggino ad alte velocità lungo il fiume.
  • Trattengono naturalmente l’acqua, e la rilasciano durante le stagioni secche umidificando l’ambiente ed evitando le conseguenze della siccità.
  • Prevengono l’erosione del suolo.
  • Migliorano lo stato di ecosistema e biodiversità.

Tuttavia il documento sostiene che questo stato originario delle zone alluvionali in Europa è praticamente inesistente, considerando che si parla del 70-90% delle pianure fluviali europee degradate ecologicamente dalle attività umane che sono state realizzate dagli anni ’50 in poi.

Si legge nel briefing che tali attività sono state implementate per proteggere i territori dalle inondazioni, per creare migliori corridoi fluviali per i trasporti, per migliorare la produzione agricola, per aumentare l’approvvigionamento idrico e per sfruttare l’energia idroelettrica. A tali fini, dunque, sono stati creati percorsi ‘forzati’ per i fiumi, sono state prosciugate le pianure alluvionali stesse e sono state sviluppate dighe.

Tutto ciò ha portato, praticamente, ad una ‘separazione’ tra fiume e pianura fluviale, andando a rompere quel connubio acqua-terra che è capace di tutte quelle potenzialità elencate. Questo diventa davvero preoccupante, considerando che, come si legge nel briefing, “in futuro si prevede che le precipitazioni ad alta intensità diventeranno più frequenti a causa dei cambiamenti climatici”, e lo stesso vale per le zone colpite da siccità.

Le stime fatte sui fiumi Danubio. Ebro e Senna e alcuni fiumi tedeschi suggeriscono che solo il 10-30% delle pianure alluvionali europee sono naturali (AEA 2016), così come un’analisi di conservazione di 37 habitat alluvionali elencati nella Direttiva Habitat afferma che, in tutta Europa, solo il 14% di essi è in buono stato di conservazione.

La politica europea, sebbene non esplicitamente, secondo il documento dell’AEA spinge ad un ripristino delle pianure alluvionali, per un ritorno al loro stato più naturale possibile: questo perché, con le potenzialità naturali di queste zone, alcuni obiettivi europei sarebbero raggiunti.

Nel briefing è presente una tabella che associa ad ogni direttiva europea le esigenze politiche della stessa nonché le possibili soluzioni offerte da un sistema di pianure alluvionali naturale ed efficiente. Secondo questa tabella, le pianure alluvionali naturali e regolarmente allagate permetterebbero la purificazione dell’acqua e il rifornimento dei bacini idrici sotterranei, obiettivo della Direttiva quadro UE sulle acque (2000/60/CE); gestirebbero le alluvioni, come auspicato dalla Direttiva UE sulle alluvioni (2007/60/CE); consentirebbero la manutenzione di habitat e specie sia animali che vegetali, come desiderato dalle Direttive Habitat e Uccelli dell’UE (1992/43/CEE e 2009/147/CE).

Il documento dell’AEA, dunque, afferma come sia naturale che le politiche dell’UE incoraggino “il ripristino basato su misure naturali di ritenzione delle acque, nonché la conservazione delle pianure alluvionali esistenti”, da adottare nei piani di gestione del rischio di alluvioni, di conservazione o di adattamento ai cambiamenti climatici.

Si legge nella nota che “l’Unione Europea promuove il maggiore ricorso a misure naturali di ritenzione delle acque nell’ambito delle iniziative per le infrastrutture verdi e ha cofinanziato progetti di ripristino attraverso il programma LIFE”.

Sempre nel documento, vengono fatti degli esempi pratici di ripristino di zone fluviali, come il caso del fiume Orbigo in Spagna: qui le misure miravano a restaurare le pianure alluvionali, rivitalizzare le acque, stabilizzare naturalmente le banchine ed eliminare la protezione degli argini per migliorare le dinamiche fluviali. Questo progetto è stato finanziato a livello nazionali.

Interessante anche il caso del ripristino ecologico del fiume Elba e della delocalizzazione delle dighe in Germania, che ha permesso la conversione di una superficie di 420 ettari in un’area naturale di pianura alluvionale tra il 2002 e il 2011.

 
 

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