14 Maggio 2019
Giuliano Giulianini
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
14 Maggio 2019
Giuliano Giulianini

Splendore e declino del Mar Mediterraneo

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha partecipato alle Piazze dell'Agenda 2030 del Villaggio per la Terra, con laboratori, proiezioni e presentazioni di progetti di studio dell'effetto delle plastiche sugli animali marini, mostrando al contempo immagini di struggente bellezza dei fondali profondi del Mare Nostrum.

La plastica riversata negli oceani è una delle maggiori minacce ambientali del pianeta: l'80% dei rifiuti che si trovano in mare o sulle spiagge sono oggetti in plastica, provenienti dalla terraferma. L'ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha portato questo tema al Villaggio per la Terra di fine aprile, in diversi incontri pubblici nella Piazza 14, dedicata appunto agli ecosistemi del mare. In particolare l'istituto ha animato la piazza con tre diverse attività. La presentazione di un libro fotografico, “Colori profondi del Mediterraneo”, frutto di 50 anni di ricerche nelle profondità del nostro mare. “Gocce di civiltà in un mare di plastica!”, laboratorio per bambini particolarmente d'impatto, in cui il ricercatore coinvolgeva i presenti nell'analisi dell'apparato digerente di un pesce di stoffa, in cui si trovavano residui naturali, come il cibo, le alghe ecc. e quelli nocivi, come plastiche, ami e rifiuti vari.
La terza attività riguarda un animale simbolo del problema: la tartaruga marina. Secondo i dati comunicati dall'ISPRA, il 53% degli esemplari controllati dall'istituto nel primo anno del suo progetto di monitoraggio della specie, aveva ingerito della plastica. Si tratta del progetto europeo “Indicit”, che appunto monitora la specie Caretta caretta nelle acque italiane, francesi, greche, spagnole e turche, arrivando anche nell'atlantico al di là di Gibilterra. Nel primo anno sono stati esaminati oltre 600 esemplari. Purtroppo più di 400 sono stati trovati morti, e in questi casi la percentuale di presenza di plastiche negli stomaci è salita al 63%.

L'intervista a Federico Oteri, dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, è stata registrata durante le giornate del Villaggio per la Terra 2019 e successivamente trasmessa da Radio Vaticana Italia nel programma “Ecosistema”, rubrica radiofonica di EarthDay.it.

Iniziamo dal progetto “Indicit” che si occupa dei rifiuti in mare.
È un progetto che ha il ruolo principale di rendere operativo l'indicatore “tartaruga marina” (Caretta caretta) per capire la quantità di plastica presente nel Mediterraneo. La tartaruga marina è un animale abbondantemente diffuso nel Mediterraneo. Un animale che purtroppo può incappare nella plastica. Quindi l'Istituto, attraverso questo progetto che prevede la partecipazione di diversi partner (Francia, Spagna, Grecia ecc.) ha proposto all'Unione Europea di utilizzare la tartaruga come indicatore della quantità di plastica presente nel Mediterraneo. Per fare questo devono essere soddisfatte alcune regole fondamentali. La prima è che l'animale sia abbondantemente diffuso nel Mediterraneo; la seconda è che il ciclo dell'animale si svolga abbondantemente in mare. La tartaruga soddisfa pienamente questi criteri.
Agiamo in due modalità principali. La prima è intervenire sulle tartarughe che per fortuna sopravvivono e vengono accolte nei centri di recupero. Uno grandissimo è nella Stazione Zoologica Anton Dohrn a Napoli. Qui gli animali vengono accolti, ospedalizzati, curati e ovviamente rilasciati. Per capire la quantità di plastica che hanno assunto si prelevano i residui fecali; viene separata la quantità di plastica; e poi si fa uno screening delle tipologie di plastica. L'altra modalità con la quale agiamo è sugli animali che, purtroppo, spiaggiano e muoiono. In quel caso si prelevano i contenuti stomacali e si fa lo screening delle plastiche. Questo che cosa ci permette di capire? In primis che impatto può avere la plastica sulle tartarughe e su tutti gli animali che incappano in essa. Un mese fa c'è stato il caso di un capodoglio che ha spiaggiato in Costa Smeralda: era un animale di otto metri che aveva lo stomaco completamente pieno di plastica; ne sono stati ritrovati 22 chili. In secondo luogo, da progetti di questo genere capiamo quali tipi di plastica sono maggiormente diffusi nel Mediterraneo, e quindi quali politiche attivare a terra, sostanzialmente per ridurre la plastica monouso.

Mi sembra di capire che il problema non siano soltanto le micro plastiche, che sono state oggetto di una legge pochi mesi fa, ma purtroppo anche le plastiche in mare.
Le plastiche in mare ovviamente si degradano in acqua e, con gli agenti atmosferici, si disgregano producendo le micro plastiche. Quindi si deve agire a monte. Qualcosa si sta già facendo in alcuni comuni delle Tremiti, in Puglia, sulla costiera amalfitana e, notizia di quindici giorni fa (inizio aprile, nda.), nelle isole di Ischia e di Capri che si sono attivate attraverso Legambiente: sono diventati dei comuni plastic free. Cioè, in teoria, da quest'estate (scelta coraggiosissima dei comuni) non sarà possibile utilizzare la plastica monouso, che non sarà più vendibile dopo l'esaurimento delle scorte già presenti.

Anche Lampedusa...
Lampedusa, assolutamente si.

Parliamo del secondo progetto: “Colori profondi del Mediterraneo”.
È un lavoro molto più fruibile, di grandissima importanza. Un lavoro divulgativo molto interessante: si riferisce alla vita presente negli ambienti profondi. Per una serie di motivi le conoscenze sulla vita degli ambienti profondi erano molto rarefatte: la maggior parte delle informazioni che abbiamo erano dovute sostanzialmente alle osservazioni, alla pesca ricreativa, o alla possibilità che i pescatori recuperassero con le reti a strascico organismi che non si conoscevano. Oggi, grazie alla tecnologia dei ROV di cui dispone anche l'ISPRA, è possibile indagare le profondità marine.

I ROV sono dei robot?
Sono dei robot filoguidati collegati alla nave e permettono un'indagine assolutamente non invasiva degli organismi profondi. Le indagini sono condotte tra i 100 e i 400 metri e profondità. Non è una profondità scelta a caso: è dove la luce tende a diminuire e la quantità di nutrienti presenti permette lo sviluppo di una vita straordinariamente ricca. Tutto questo è stato concentrato in numerosissime campagne oceanografiche fatte dall'Istituto nel Mar Mediterraneo...

In un arco di 50 anni...
Nell'arco di anni decine e decine di campagne; decine e decine di osservazioni; ore ed ore di video e di osservazioni. Il tutto è stato concentrato in una pubblicazione bellissima, “Colori profondi del Mediterraneo”, e in un filmato che stiamo proiettando per i ragazzi, per far vedere loro quello che si trova alle grandi profondità.

Intervista a Federico Oteri (ISPRA) del 14 maggio 2019

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale presenta il progetto Indicit sull'effetto delle plastiche sugli animali marini e il libro fotografico "Colori profondi del Mediterraneo".

 
 

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