15 Febbraio 2018
Fabrizio Cavallina
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
15 Febbraio 2018
Fabrizio Cavallina

The Beach: il paradiso contaminato. Chiude la spiaggia del film

Lo scenario set del film di Di Caprio chiuderà per troppi turisti da giugno a settembre: "Distrutto l'80% della barriera corallina tailandese"

Maya Beach è situata in una bellissima baia nell’isola di Ko Phi Phi Leh, in Tailandia, e circa venti anni fa è divenuta una delle lingue di sabbia più celebri in tutto il mondo. La spiaggia è stata il set della maggior parte delle riprese del film di grande successo “The Beach”, ispirato dal romanzo omonimo di Alex Garland e interpretato da un giovanissimo Leonardo Di Caprio, alla ricerca dell’isola perfetta lontana dalla civiltà. Un paradosso, considerato l’epilogo della vicenda che in parte lo stesso film aveva profetizzato.
A partire dal prossimo periodo estivo, infatti, la meta verrà preclusa ai visitatori. Ironia della sorte: sono troppi i turisti che inquinano l’ambiente naturale. Ogni giorno ad approdare a bordo di motoscafi e piccole imbarcazioni a Maya Beach – in pellegrinaggio sul luogo culto del film – sono in media 5000 visitatori. Per interrompere il flusso continuo, per l’appunto, la spiaggia verrà chiusa da giugno fino al prossimo settembre in modo da concedere tempo alla disastrata barriera corallina di riprendersi.

Intervistato dall’emittente tedesca Deutsche Welle, Thon Thamrongnawasawat, esperto di ambiente marino e vice preside della facoltà di pesca dell’Università Kasetsart di Bangkok, ha sottolineato come “l’80% della barriera corallina tailandese sia stata distrutta” a causa dei rifiuti degli alberghi lungo la costa e della plastica gettata in mare. Secondo l’esperto, a Maya Beach non basterebbero tre mesi di chiusura come quelli programmati; la “soluzione ideale”, piuttosto, sarebbe quella di interrompere definitivamente il numero esagerato di turisti.

Nel 2017 sono stati 35 milioni i viaggiatori in Tailandia (numero triplicato dal 2004) e non è la prima volta che le istituzioni si trovano costrette impiegare misure drastiche per limitare il consumo dell’ambiente naturale. Due anni fa, ad esempio, per simili cause era stata preclusa ai visitatori l’isola di Koh Tachai. Il problema non riguarda esclusivamente i rifiuti in mare. “È stato dimostrato che prodotti come le creme solari rilasciati dai corpi possano danneggiare i coralli” ha affermato all’Independent Jean-Luc Solandt, biologo del Marine Protected Areas. I turisti, inoltre, a detta di Solandt “non conoscono il danno che possono causare afferrando i coralli per toccarli”.

Quella che doveva essere – agli occhi di sceneggiatori e produttori – una pellicola incentrata sulla critica al turismo di massa e alla mancata tutela delle risorse naturali, si è trasformata in un boomerang per l’ambiente e la popolazione locale. L’Eden raggiunto da Di Caprio in “The Beach” rimane un’utopia: fino a che punto la voglia di toccare con mano indiscriminatamente i posti più remoti della Terra può negare la sostenibilità dell’ambiente?

 
 

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