30 Gennaio 2019
Giorgia Martino
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
30 Gennaio 2019
Giorgia Martino

Stagione venatoria 2018-2019: le associazioni ambientaliste denunciano l'estremo favoreggiamento regionale nei confronti dei cacciatori

L'ultima stagione venatoria si conclude il 31 gennaio, ma la LAV denuncia il fatto che in varie Regioni si continui a sparare fino al 10 febbraio: il WWF chiede un maggiore intervento statale a tutela della fauna selvatica

La stagione venatoria 2018-2019, ufficialmente, si conclude domani 31 gennaio. Quella di quest’anno, tuttavia, è stata particolarmente dura dal punto di vista politico per le associazioni di protezione ambientale e animale.

Infatti, come ricorda il WWF Italia, l’ultima è stata una stagione record per quanto riguarda il numero di tentativi di politici e amministratori delle regioni al fine di favorire i 570 mila cacciatori italiani con leggi regionali che evidentemente violavano le norme nazionali ed europee, e che puntualmente sono state impugnate dal Governo davanti alla Corte Costituzionale a seguito dei ricorsi delle associazioni stesse.

Il WWF ricorda, ad esempio, “l’annotazione ‘fai da te’ sul tesserino venatorio, i contributi a pioggia ad associazioni con la scusa delle ‘tradizioni venatorie’ (Veneto), per arrivare persino alla riproposizione della ‘caccia in deroga’ ai piccoli uccellini (dal peso di pochi grammi) come peppole e fringuelli (Lombardia)”, nonostante la Corte Europea di Giustizia e la Corte Costituzionale italiana abbiano più volte bocciato questa pratica come illegale.

Ancora, la nota associazione ambientalista cita “gli strampalati provvedimenti delle Province di Trento e Bolzano ‘ammazza lupi e orsi’”, così come sottolinea che 11 Regioni che hanno chiesto lo stato di calamità non hanno sospeso la caccia a seguito degli eventi catastrofici subiti.

La stagione della caccia si conclude, dunque, almeno per quest’anno, ma un’altra associazione di protezione animali, la LAV, ricorda quanto i confini temporali vengano facilmente superati: per quanto la stagione venatoria debba essere compresa tra la terza domenica di settembre e il 31 gennaio, “nella realtà, in virtù di concessioni e al posticipo della chiusura, in gran parte delle Regioni, di fatto, si inizia a sparare il 1° settembre per smettere il 10 febbraio”.

Questo è definito un bonus per i cacciatori a discapito di morte e sofferenza per gli animali selvatici, ma anche di grande rischio per gli umani: sono tantissimi gli incidenti che si verificano sia durante le battute di caccia che per l'utilizzo errato dei fucili, e che provocano ferimenti gravi e decessi. I dati aggiornati delle vittime di caccia si possono reperire a questo link.

Un altro elemento che rende la situazione ancora più insostenibile è la presenza dei bracconieri, definita dal WWF una “zona grigia” che contorna la caccia legale. Afferma Massimo Vitturi, responsabile LAV area Animali Selvatici: “Quella tra cacciatore e bracconiere è una distinzione spesso sfumata. anche in questa stagione venatoria, infatti, le Forze dell’ordine hanno smascherato decine di bracconieri dotati di regolare licenza di caccia, con buona pace delle associazioni venatorie che ancora si affannano a difendere nei modi più fantasiosi i propri aderenti, sostenendo, ad esempio, che i cacciatori sono cittadini modello, perché dotati di porto d’armi e quindi con la fedina penale intonsa”.

Illegalità, sofferenza, morti, incidenti di caccia, contrasti con la Corte di Giustizia Europea: di fronte a tutti questi terribili effetti dell’attività venatoria, le associazioni ambientaliste rispondono tramite appelli di vario tipo. È infatti in atto una petizione della LAV, #BASTASPARARE, rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Ministro delle politiche Agricole Alimentari e Forestali e ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati: si chiede una nuova Legge che vieti la caccia su tutto il territorio nazionale e garantisca la protezione degli animali selvatici in quanto esseri senzienti.

D’altro canto, il WWF chiede al Ministro dell’Ambiente di dare maggiori competenze ad organi nazionali come l’Ispra in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, di cui fa parte in modo imprescindibile la fauna selvatica. Inoltre, domanda alle Regioni di improntare i propri provvedimenti sulle linee delle regole europee e italiane, evitando di favorire l’attività venatoria sconsiderata. Ancora, chiede al Parlamento una nuova legge che preveda sanzioni più severe per il bracconaggio. 

 
 

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