ENERGIA
17 Ottobre 2014

Aderiamo all’appello “Energia per l’Italia”

Earth Day italia sottoscrive e invita a sottoscrivere la lettera al Governo su politica energetica e Sblocca Italia

Earth Day italia aderisce all’appello “Energia per l’Italia” lanciato da un pool di scienziati e professori al Governo italiano riguardo la politica energetica del nostro Paese e nello specifico al recente decreto Sblocca Italia. Convinta della ragionevolezza delle istanze promosse e dell’importanza di una partecipazione attiva della cittadinanza, la nostra onlus rilancia il testo chiedendone l’adesione (per aderire CLICCA QUI).

L’appello di “Energie per l’Italia” al Governo, affinché intraprenda con maggiore determinazione le ormai urgentissime misure di passaggio alle rinnovabili e di risparmio energetico, ci sembra un esempio luminoso di buon senso e di civiltà ambientale, dichiara Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia. “In una Italia sempre più paralizzata dalla burocrazia nazionale ed internazionale, gli apprezzabili sforzi del Governo per uscire dall’empasse hanno assoluto bisogno del contributo di tutte le parti. Ed è soprattutto del consiglio e dell’impegno della scienza che abbiamo necessità se vogliamo salvare un Pianeta ormai sull’orlo di un precipizio climatico. Per noi di Earth Day Italia – conclude Sassi - impegnati ogni giorno a promuovere un dialogo costruttivo tra tutti gli attori del Paese, a partire dalla gente e fuori da ogni logica economica e politica - la chiarezza e la trasparenza di questo appello rappresentano certamente un segno di speranza che auspichiamo il Governo voglia cogliere con la stessa civiltà con la quale è stato offerto”.

“In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale -scrivono i promotori- sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne”. L’opinione sulla politica energetica del Governo non si ferma solo alle critiche, ma si esplicita presentando proposte alternative. Prima di tutto, spiegano i firmatari: “E’ necessario ridurre il consumo eccessivo e non razionale di energia. Sia i singoli cittadini che le aziende devono essere indotte a consumare di meno, non solo per i vantaggi economici che ne derivano, ma anche perché il consumo di energia è collegato al consumo di materiali e alla produzione di rifiuti. L’obiettivo fondamentale della riduzione del consumo di energia deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza energetica e, ancor più, con la creazione di una cultura della parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo che ha risorse limitate”.

In secondo luogo è sottolineata l’urgenza di limitare l’uso di combustibili fossili, non solo perché la loro fine è inevitabile, ma anche e soprattutto “per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici che potrebbero avere, in alcuni casi, conseguenze catastrofiche. Ridurre il consumo dei combustibili fossili che importiamo per il 90% – si legge ancora nel testo- , significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro paese da altre nazioni e migliorare la bilancia dei pagamenti”.
“E’ necessario –proseguono i promotori- promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di sostenere il benessere economico, di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace”.

“Le energie rinnovabili - si legge ancora nell’appello - non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale, il 40% in Italia. Per ottenere il restante 60% dell’energia elettrica che serve in Italia, basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici lo 0.5% del territorio, molto meno dei 2000 km2 occupati dai tetti dei 700.000 capannoni industriali e dalle loro pertinenze”.

“Purtroppo -afferma il pool di scienziati e professori - la Strategia Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38, oltre a promuovere la creazione di grandi infrastrutture per permettere il transito e l’accumulo di gas proveniente dall’estero, facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione di petrolio e gas in tutto il territorio nazionale: in particolare, in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, in zone fragili e preziose come la laguna veneta e il delta del Po e lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia. Il decreto attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura compromettere la nostra più importante fonte di ricchezza nazionale: il turismo”.

In fondo i numeri parlano chiaro: “Secondo la BP Statistical Review del giugno 2014 le riserve di combustibili fossili sfruttabili nel nostro paese ammontano a 290 Mtep. Poiché il consumo di energia primaria annuale è di 159 Mtep, queste ipotetiche riserve corrispondono al consumo di meno di due anni. Spalmate su un periodo di 20 anni, ammontano a circa il 9% del consumo annuale di energia primaria. Si tratta quindi di una risorsa molto limitata, il cui sfruttamento potrebbe produrre danni molto più ingenti dei benefici che può apportare.

Il mancato apporto di questa risorsa marginale potrebbe essere facilmente compensato, senza il rischio di creare problemi, riducendo i consumi.

L’unica via percorribile per stimolare una reale innovazione nelle aziende sostenere l’economia e l’occupazione, diminuire l’inquinamento, evitare futuri aumenti del costo dell’energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Italia da altri paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la produzione di gas serra e custodire l’incalcolabile valore paesaggistico delle nostre terre e dei nostri mari – concludono i firmatari - consiste nella rinuncia definitiva ad estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili e della green economy”.

Il comitato promotore di altissimo livello dell’appello è composto da:
 Vincenzo Balzani professore emerito dell’Università di Bologna e accademico dei Lincei; Nicola Armaroli, chimico, Dirigente di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Alberto Bellini professore associato di conversione elettromeccanica dell’energia presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione dell’Università di Bologna; Giacomo Bergamini, ricercatore chimico presso il Photochemical Nanosciences Laboratory del Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna; Enrico Bonatti, studioso di Scienze della Terra, in particolare della geologia degli oceani. Senior Scientist, Columbia University, Lamont Doherty Earth Observatory, e Associato Istituto Scienze Marine CNR; Alessandra Bonoli, Professore Associato in Ingegneria delle Materie Prime presso la Scuola di Ingegneria e Architettura dell’Università degli Studi di Bologna; Carlo Cacciamani, Direttore del Servizio IdroMeteoClima di Arpa Emilia-Romagna; Romano Camassi, ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; Sergio Castellari, Primo Tecnologo all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e Senior Scientist al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC); Daniela Cavalcoli, professore associato dell’ Università di Bologna nel settore di Fisica della Materia; Marco Cervino, Ricercatore pubblico all’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC-CNR); Maria Cristina Facchini, Dirigente di Ricerca CNR; Sandro Fuzzi, Dirigente di Ricerca CNR; Luigi Guerra Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna; Giulio Marchesini Reggiani, Professore di Scienze Tecniche Dietetiche, Dipartimento di Medicina e Chirurgia (DIMEC), UNIBO; Vittorio Marletto, agrometeorologo in Arpa Emilia-Romagna; Enrico Sangiorgi, professore di Elettronica presso l’Università di Bologna; Micol Todesco, geologa presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Bologna; Margherita Venturi, professore ordinario di Chimica all’Università di Bologna; Stefano Zamagni, professore dell’Università di Bologna e della Johns Hopkins University SAIS Europe; Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA.

 
 

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