5 Marzo 2013
Redazione
ENERGIA
5 Marzo 2013
Redazione

Il prato diventa fonte rinnovabile

L'innovativa tecnica si è studiata in Olanda, dove nel 2007, il ricercatore Marjolein Helder, dell'università di Wageningen, ha messo a punto l'utilizzo di elettrodi per catturare l'energia prodotta  dalla naturale interazione tra le radici delle piante e i batteri presenti nel suolo

Produrre energia grazie ad un prato d’erba, il nuovo traguardo delle fonti rinnovabili arriva dall’Olanda. L’idea è ricavare energia elettrica sfruttando la crescita dell’erba nel terreno. Ma come è possibile? Sfruttando l’attività dei batteri presenti nelle radici dell’erba. E sembra che la tecnica possa essere applicata anche ad altre piante.

Quest’ultime, infatti, attraverso il processo di fotosintesi, producono materia organica che per il 70% viene eliminata dalle radici nel suolo. Qui si trovano batteri che di questi residui si nutrono. Nozioni abbastanza conosciute, è vero, ma nel 2007 il direttore di ricerca Marjolein Helder, dell’Università olandese di Wageningen, ha scoperto che il processo di degradazione degli scarti organici provoca il rilascio di elettroni da parte dei microrganismi. È bastato inserire un elettrodo vicino alle radici per assorbire gli elettroni e generare quindi energia sfruttando la differenza di potenziale così creata. Il segreto per poter catturare questa energia sta e starà tutto nel collocare nel posto giusto gli elettrodi, per assorbire gli elettroni e generare energia grazie alla differenza di potenziale che si crea.

Quanta elettricità si può produrre con questo metodo? Per ora la stima è di 0,4 watt al metro quadro di superficie erbosa. Una performance migliore di quella garantita oggi dal sistema di fermentazione della biomassa e che, a differenza di questo metodo, non necessita la recisione e il trasporto della pianta. Con il nuovo sistema la corrente viene generata dalla naturale interazione tra le radici delle piante e i batteri del suolo, senza contare che, rispetto alle altre fonti di energia rinnovabile non intacca il paesaggio (come turbine o pale eoliche), non interferisce con la natura (come le dighe) e non sottrae terreni all’agricoltura alimentare (come avviene con la produzione di biocarburanti).

 
 

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