Diego De Cicco
ENERGIA
Diego De Cicco

Indipendenza energetica o rispetto ambientale? Tra le fossili spunta lo "shale gas" ed è già guerra

Il gas da scisto è un tipo particolare di metano che per l'estrazione prevede un trattamento inquinante. Da una dichiarazione del Ministro Zanonato, poi smentita, in merito ad una possibile apertura di giacimenti in Italia si sono scatenate le associazioni ambientaliste. Legambiente è durissima sia sui metodi estrattivi e ancor più per i continui tentativi di apertura al fossile, accantonando l'energia pulita.

Tentativo di apertura o incomprensione? Si è scatenato subito il putiferio sulla battuta del ministro dello sviluppo economico Zanonato, che secondo alcune agenzia provenienti da Bruxelles, si era detto favorevole alle possibili estrazioni di “shale gas” in Italia, avendo addirittura già individuato delle aree di estrazione, con l’obiettivo di aumentare l’autonomia nazionale.

La risposta degli ambientalisti, contrari ad ulteriori sfruttamenti di fonti fossili, non si è fatta attendere anche se il Ministro Zanonato ha immediatamente smentito quanto riportato dalle agenzie con una nota del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) che afferma: ”In merito ai lanci di agenzia provenienti da Bruxelles che attribuiscono al Ministro Flavio Zanonato la disponibilità a una produzione interna di shale gas, l'Ufficio Stampa del Mise precisa che, come stabilito dalla Strategia Energetica Nazionale e come affermato dal Ministro stesso in Parlamento, il suo sfruttamento non è mai stato preso in considerazione.Il Ministro - nel rispondere alle domande dei giornalisti - ha chiarito che è necessario rilanciare la produzione nazionale di oil&gas tradizionale –continua la nota ministeriale-, avendo comunque il Mise recentemente ridotto e meglio definito le aree marine di possibile estrazione. Zanonato si è infine limitato a valutare che la sola importazione di shale gas dagli USA e da altri Paesi può essere presa in considerazione come opportunità.”

Ma la scintilla già aveva appiccato l’incendio. Infatti subito dopo l’uscita delle agenzie il Presidente di Legambiente  Vittorio Cogliati Dezza in un comunicato stampa era stato durissimo su quanto trapelato da Bruxelles dichiarando: “Non lo credevamo possibile e invece si può sempre far peggio. Il ministro dello Sviluppo economico Zanonato, nonostante questa pratica sia esclusa dalla Sen e in barba sia alla risoluzione sul fracking e le sue conseguenze ambientali approvata lo scorso 20 settembre dalla Commissione ambiente della Camera, che alle preoccupazioni espresse in tutto il mondo sulle attività estrattive non convenzionali utilizzate per l’estrazione dello shale gas, ha annunciato di voler avviare estrazioni di gas di scisto- e sempre il Presidente dell’associazione ambientalista ha continuato-. Il provvedimento in questione è l’ennesima conseguenza di una politica energetica insensata che continua a puntare sulle fonti fossili. Le gravi conseguenze ambientali dell’utilizzo di questi metodi estrattivi e il fatto che negli ultimi anni in alcune aree del nostro Paese tali tecniche siano state sperimentate, richiedono con urgenza che anche l’Italia si doti di una normativa che vieti l’utilizzo del fracking e di altre tecniche particolarmente invasive e impattanti seguendo quanto fatto da altri Paesi europei, a partire dalla Francia”.

Ma cosa è il gas di scisto o “shale gas”?  Si tratta di un gas metano ottenuto da argille che viene comunemente estratto in giacimenti definiti non convenzionali.  Questo attributo sta nel fatto che questo tipo di gas è praticamente intrappolato nella microporosità delle rocce. Ciò non permette a questi giacimenti una produzione spontanea del gas, come avviene in quelli convenzionali, ma si ha bisogno di un trattamento altamente inquinante al fine di aumentare la permeabilità della roccia lì dove vengono scavati i pozzi. A tutt’ oggi la Cina è la nazione con più riserve, mentre negli USA la produzione di questo gas è passata da 10 a 140 miliardi di metri cubi in un decennio, generando un crollo dei prezzi del metano a livello mondiale e portando gli States ad essere tra i primi esportatori di questo nuovo oro, che gli assicura il 23% del fabbisogno di energia annuale.

In Italia ci sono giacimenti che permetterebbero lo sfruttamento di questo gas, ma quale sarebbe il prezzo da pagare all'ambiente? Indipendenza energetica o rispetto dell'ambiente? Il dilemma amletico in Italia resta, dimenticando spesso che ci sarebbero risorse energetiche naturali che nel Bel Paese prolificano e inesauribili.

 
 

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