19 Marzo 2013
Redazione
ENERGIA
19 Marzo 2013
Redazione

Strategia Energetica Nazionale e critiche dagli ambientalisti

“Rende palese un vero e proprio abominio: quello di togliere il sostegno pubblico (dei consumatori) alle rinnovabili per darlo alla costruzione dei rigassificatori”

Il 14 marzo scorso il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato il testo definitivo della Strategia Energetica Nazionale (SEN) e le associazioni ambientaliste, con i loro pareri negativi, non si sono fatte attendere. Decisamente aspri i toni di Green Peace, Wwf e Legambiente: in una nota congiunta hanno evidenziato come la SEN appena approvata “un atto inutile, se si prendessero per buone le dichiarazioni dei ministri firmatari, che affermano che il prossimo Governo ha facoltà di modificarla”.

Dal comunicato ambientalista emerge la contrarietà a un documento emesso da un “governo dimissionario e in carica solo per l’ordinaria amministrazione”, che si sarebbe “arrogato il diritto di completare un atto strategico, travalicando le proprie competenze e senza coinvolgere il Parlamento (ormai sciolto) né nessuno degli interlocutori per dare trasparenza sulle modalità di recepimento degli esiti della consultazione”.
Inoltre, secondo le ONG, nella nuova Strategia Energetica Nazionale, varata con un decreto interministeriale, non vi è nulla di diverso rispetto al provvedimento originario; e soprattutto “rende palese un vero e proprio abominio: quello di togliere il sostegno pubblico (dei consumatori) alle rinnovabili per darlo alla costruzione dei rigassificatori”.

Nonostante siano state accolte alcune richieste suggerite da molti in fase di consultazione pubblica, ad esempio il riferimento all’obiettivo di decarbonizzazione, la nota ambientalista evidenzia che “li pone a mo’ di corollario e non in un vero e proprio percorso a tappe, rendendoli del tutto ininfluenti”.

Critiche incisive anche sul cosiddetto hub europeo del gas; secondo il comunicato delle organizzazioni, infatti, l’Europa non avrebbe mai espresso la volontà di costruirlo. E altro non sarebbe che un “dono” in più alle lobby fossili.

“Inoltre la strategia riconferma la volontà di dare l’avvio alle trivellazioni per petrolio e gas in tutta la penisola e in mare, pur sottolineando che non si sostiene lo shale gas. Ma la realtà è che le accortezze ambientali non valgono per concessioni già date, che sono un’infinità, quindi il danno potenziale per un Paese come l’Italia, che fonda la sua ricchezza sul turismo, sarebbe un danno incalcolabile”.

 
 

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