8 Ottobre 2019
Gabriele Renzi
GREEN ECONOMY
8 Ottobre 2019
Gabriele Renzi

ASviS: una legge sullo sviluppo sostenibile per coordinare gli interventi sui 17 Sustainable Development Goals

Giovannini: da Conte segnali incoraggianti. Legge di bilancio occasione per verificare quanto promesso

Intervenendo su Ecosistema, trasmissione di Earth Day Italia trasmessa da Radio Vaticana Italia, il portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) fa il punto sulla situazione italiana rispetto al raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che l’Italia si è impegnata a raggiungere sottoscrivendo l’Agenda 2030 nel settembre 2015.

  

Se guardiamo i dati presentati nel rapporto ASviS, nel medio periodo, rispetto al 2010, sono cresciute le performance su diversi goal riferiti alla persona, penso alla lotta alla fame, alla salute, all’istruzione alla parità di genere. Sul piano economico si registrano buone indicazioni su innovazione, produzione e consumo responsabile. Il lavoro è ancora un punto debole nel percorso verso lo sviluppo sostenibile, di conseguenza crescono anche disuguaglianze e povertà.

Esattamente. La crisi ha colpito duramente, ha colpito soprattutto negli anni centrali di questo decennio e la ripresa successiva è stata parziale, incapace di recuperare i posti di lavoro, non tanto in termini di numeri quanto in termini di qualità, che c'erano prima della crisi. Le disuguaglianze sono cresciute ulteriormente e dunque non c'è dubbio che la parte sociale sia quella che rimasta più indietro e questo genera anche conseguenze importanti per le politiche future perché qualsiasi intervento, anche di natura fiscale, oggi appoggerebbe su delle fragili basi di consenso.

   

Guardando gli indicatori che raccontano l'andamento dei diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in diversi casi ci sono dei movimenti altalenanti che evidenziano dei parziali progressi o delle leggere flessioni. C'è purtroppo un obiettivo, il numero 15 legato alla vita sulla terra quindi alla protezione degli ecosistemi, che mostra una discesa a picco praticamente costante. Come mai nel nostro paese non riusciamo a tutelare questa straordinaria risorsa?

Basti pensare che è la seconda legislatura di seguito che in parlamento non riesce ad approvare una legge contro il consumo di suolo; siamo al punto tale che alcune regioni l'hanno fatto indipendentemente dall'iniziativa del Governo.

In Italia abbiamo consumato suolo in maniera eccessiva e questo determina il peggioramento della qualità degli ecosistemi terrestri, della biodiversità, ma anche l’aumento di rischi, che purtroppo già si sono manifestati, per gli insediamenti umani che tradizionalmente vanno sotto il termine di rischio idrogeologico senza parlare di quelli legati ai terremoti.

Se non invertiremo rapidamente questa tendenza rischieremo non solo di peggiorare l'ambiente, ma di pagare costi sempre più elevati anche sugli umani. Su questo tema c’è una bozza di disegno di legge in parlamento, spero che il Governo consideri questa una priorità.

  

21 dei 169 target che definiscono l'agenda 2030 hanno come scadenza il 2020. Avete giustamente chiesto l'impegno del Governo in questo senso, ma forse arrivati a questo punto mantenere alcuni degli impegni presi nel 2015 è una chimera.

Credo che i governi precedenti non abbiano proprio fatto mente locale su alcuni di questi aspetti, penso all'impegno a ridurre del 50% gli incidenti stradali visto che qualche mese fa si parlava nuovamente di aumentare i limiti di velocità, o al ritardo per l'introduzione di iniziative forti contro il fenomeno dei Neet, cioè dei giovani che non studiano non lavorano, che ci eravamo impegnati a ridurre sensibilmente entro il 2020.

Al di là della scadenza del 2020 c'è ancora tempo per fare degli interventi e spero che nella legge di bilancio, o in altri provvedimenti, o in questa nuova legge sullo sviluppo sostenibile che abbiamo proposto ci possano essere iniziative facciano recuperare il terreno perduto.

  

Nella presentazione del rapporto lei ha fatto notare come, non solo in Italia, l’agenda 2030 stia entrando nelle politiche di molti stati. Tuttavia a livello globale i risultati non sono incoraggianti, siamo ad esempio al massimo storico di conflitti e la fame è tornata ad aumentare. Sembra che ognuno sia concentrato su di se e non ci sia una visione globale dei problemi. Forse il raggiungimento di un goal non è la somma del lavoro dei singoli stati quanto il prodotto.

La mia speranza è che in una prospettiva storica il 2015, anno dell’Agenda 2030, degli accordi di Parigi, della Laudato si’, degli accordi di Addis Abeba sull’aiuto ai paesi in via di sviluppo, non venga ricordato come il momento più alto prima di una pericolosa discesa.

È evidente che politiche di tipo sovranista, isolazionista o comunque di conflitto, pensiamo agli Stati Uniti, al Brasile o in qualche modo anche al Regno Unito, e cioè una visione unilaterale o bilaterale della cooperazione internazionale abbia preso più forza rispetto a cinque anni fa: anche il segretario dell'ONU Guterres nella sua relazione qualche settimana fa ha fatto riferimento a questi aspetti.

D'altra parte però sappiamo che in questa situazione serve essere grandi ed è che qui che l'Europa può giocare un ruolo molto importante: ricordiamo che nell'articolo 3 del trattato istitutivo dell'Unione Europea si dice per ben due volte che lo scopo dell'unione è realizzare lo sviluppo sostenibile all'interno dell'unione stessa, ma anche portare lo sviluppo sostenibile nelle relazioni con gli altri paesi per rendere la terra un luogo sostenibile.

Ecco dunque che l’Europa, anche sulla base della sterzata importante impressa dalla neo presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, potrebbe giocare un ruolo molto importante.

  

La Von der Leyen nell'organizzazione della nuova commissione ha richiamato i singoli commissari alle responsabilità nel perseguimento degli Obiettivi di competenza di ognuno. Anche il premier Conte nel suo secondo discorso programmatico ha fatto diversi riferimenti allo sviluppo sostenibile. Sono buoni segnali?

È la nostra speranza. Dopo quattro anni di lavoro, dopo le dimostrazioni dei giovani, dopo il fatto che anche una parte dell'economia italiana si è resa conto che lo sviluppo sostenibile è un'opportunità e non un costo, ci fa molto piacere che questo nuovo Governo abbia fatto propri alcuni nostri suggerimenti e parli di queste tematiche.

L'incipit del capitolo sulle riforme della nota di aggiornamento al documento di economia e finanza dice proprio che a partire dalla legge di bilancio tutte le leggi devono essere orientate allo sviluppo sostenibile. Naturalmente poi bisognerà vedere i fatti.

Il ministro Gualtieri ha indicato alcune intenzioni nella prossima legge di bilancio che sono molto in linea con quello che ASviS ha proposto e il Presidente del Consiglio in queste ultime settimane ha citato per due volte l'inserimento in costituzione del principio di sviluppo sostenibile che poi vuol dire giustizia tra le generazioni.

Infine direi, e non è una cosa da poco, il buon accoglimento dell'idea di avere una legge per lo sviluppo sostenibile che in qualche modo metta a sistema tanti interventi che oggi sono sconnessi tra di loro.

Certo, la sfida è notevolissima. Il Presidente del Consiglio ha detto qualche giorno fa all'ONU che vuole un'Italia decarbonizzata nel 2050, peccato che l'attuale piano integrato energia e clima fatto dal suo governo all'inizio di quest'anno non preveda una tale decarbonizzazione. Bisogna passare il prima possibile dalle parole ai fatti.

  

Può spiegare meglio in cosa consiste ecco a proposito la legge annuale sullo sviluppo sostenibile che ASviS propone?

La Legge dice che nella legge di bilancio non possono essere introdotti articoli o provvedimenti che non abbiano implicazioni di natura finanziaria. Questo fa sì che poi per fare degli altri interventi di natura regolamentare si usano tanti strumenti e talvolta magari si appiccica un comma o un articolo su un particolare tema a conversione in legge di decreti che riguardavano altri aspetti.

La nostra proposta è quella di lavorare ogni anno a una legge organica sul piano ordinamentale per fare tutte quelle modifiche all'ordinamento giuridico italiano che servono per lo sviluppo sostenibile. Farle insieme aiuterebbe ad avere un approccio coordinato e quindi a non avere approcci episodici; si fa già per il recepimento delle direttive europee, si fa per la concorrenza, non si vede perché non si dovrebbe fare anche per lo sviluppo sostenibile.

   

Nei mesi scorsi una misura che come ASviS avete applaudito è stata l'istituzione della cabina di regia Benessere Italia che il premier Conte ha istituito per coordinare le politiche di tutti i ministeri in ottica sviluppo sostenibile. ASviS fa parte del comitato scientifico di questa istituzione: che idea se ne è fatto? Sta funzionando?

Bisogna rafforzarla. È un'iniziativa che certamente va nella direzione per la quale abbiamo spinto per molto tempo, ma la sua operatività è ancora limitata, c'è da chiarire bene i suoi compiti e soprattutto le risorse sufficienti per svolgere questo ruolo di coordinamento che è un ruolo tipico del Presidente del Consiglio.

Va coordinata con altre iniziative che sono di coordinamento locale, pensiamo alla cooperazione internazionale piuttosto che alle politiche ambientali. Noi crediamo che sia la Presidenza del Consiglio a dover assumere questo ruolo centrale e speriamo dunque che, alla luce del nuovo approccio che il governo Conte 2 intende seguire, ci sia un rafforzamento perché il tempo disponibile e molto limitato. La legge di bilancio sarà forse il primo banco di prova per questa cabina di regia.

  

Poche settimane fa il governo tedesco si è impegnato per 54 miliardi di euro entro il 2023 e 100 miliardi entro il 2030 per finanziare un robusto piano di tutela dell'ambiente e di riduzione delle emissioni di CO2. Alla vigilia della manovra finanziaria che cosa sperate possa accadere considerando che, almeno nelle dichiarazioni, i temi della green economy e dello sviluppo sostenibile sembrano essere un terreno comune tra i partiti che sostengono il Conte bis?

Noi non abbiamo le disponibilità finanziarie della Germania a causa della nostra situazione di bilancio, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono tanti soldi stanziati per gli investimenti che non sono stati usati e potrebbero essere riorientati in questa direzione o spesi con procedure accelerate verso la decarbonizzazione e l'economia circolare.

Alla fine al 2020 avremo probabilmente molti fondi comunitari del periodo di programmazione 2014-2020 che non saranno stati spesi. È quindi un'opportunità per riprogrammare quegli interventi proprio nella direzione di quello che oggi si chiama green deal, un new deal europeo e italiano verso l'economia circolare e verso la transizione ecologica che, vorrei ricordare, non vuol dire soltanto cambiare i modi di produrre elettricità ad esempio puntando sulle energie rinnovabili, ma anche lavorare sulla giustizia della transizione perché sappiamo che questa rischia poi di ricadere sulle spalle dei più deboli che hanno già pagato costi molto elevati a causa della crisi.

  

Rimanendo in tema di misure a sostegno dello sviluppo sostenibile non tutto ha un costo. Intervenendo alla presentazione del rapporto il ministro Gualtieri ha apprezzato il fatto che tra le proposte dell’ASviS ce ne fossero diverse che non richiedono particolari coperture per essere realizzate. Che cosa si potrebbe fare quindi in breve tempo e con poca spesa?

Noi abbiamo ricordato che l'agenda 2030 spinge verso azioni trasformative, cioè azioni che poi generano trasformazioni ben più ampie dell'intervento originario. Diciamo per esempio che bisogna abbassare il limite dimensionale del numero di addetti per le imprese che sono obbligate alla rendicontazione non finanziaria, cioè alla rendicontazione anche sull'impatto ambientale e sociale dell'attività dell'impresa. Questo sarebbe un provvedimento di tipo trasformativo. Lo abbiamo già visto con le grandissime imprese: anche quelle che già facevano dei bilanci sociali, quando si sono dovute confrontare con i 17 Sustainable Development Goals, gli obiettivi di sviluppo sostenibile, hanno cambiato approccio.

La finanza cosiddetta responsabile e sostenibile è la componente più dinamica della finanza internazionale e non si avvicina a imprese che non rendicontano in questo modo. Il fatto di avere su 4 milioni di imprese soltanto 220 che fanno questa rendicontazione è un punto di debolezza del nostro sistema, per questo proponiamo di ampliare il gruppo di imprese che è tenuto obbligatoriamente a questa rendicontazione, magari con un periodo transitorio.

  

Quali saranno i prossimi passi dell'alleanza per lo sviluppo sostenibile?

Faremo tesoro dei commenti che abbiamo ricevuto alla presentazione del rapporto e passeremo le prossime settimane in un dialogo spero fecondo con il parlamento e con il Governo per dare seguito ai tanti spunti che abbiamo inserito nel rapporto.

Dobbiamo lavorare poi al prossimo Saturdays for future: prima di Natale ci sarà un secondo appuntamento di sabato, quando gran parte delle persone fanno la spesa settimanale, per orientare modelli di consumo e di produzione allo sviluppo sostenibile.

Poi tante altre cose nelle scuole nelle università e infine ci prepariamo alla valutazione della prossima legge di bilancio.

Intervista ad Enrico Giovannini dell'8 ottobre 2019

Su Ecosistema, trasmissione di Earth Day Italia su Radio Vaticana, il portavoce dell'ASviS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - commenta il Rapporto 2019 "L'Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile"

 
 

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