14 Dicembre 2012
Samanta La Manna
GREEN ECONOMY
14 Dicembre 2012
Samanta La Manna

Clini, “Rafforzare la linea di sviluppo della Green Economy: riassume tutte le altre sfide”

Roma, presso la sede dell’Enea, il ministro Corrado Clini risponde ad Earth Day Italia prima del suo intervento alla presentazione del rapporto 2012 Green Economy per uscire dalle due crisi elaborato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dall'Enea in occasione degli Stati generali tenutisi a Rimini il 7 e 8 novembre durante la Fiera Ecomondo

Green Economy e Italia cosa il nostro Paese dovrebbe fare e cosa deve fare?

"Intanto quello che è importante è ciò che sta facendo. Questo rapporto mette in evidenza che in Italia c’è una grande capacità di innovazione e una grande competitività nei settori tradizionalmente considerati appartenenti alla Green Economy; a cominciare dal riciclaggio dei materiali e dal risparmio energetico, alla realizzazione di tecnologie in grado di razionalizzare e ottimizzare l’uso delle risorse naturali e delle risorse energetiche: tutti corrispondo a interessi vitali per l’economia italiana, non basata sulla ricchezza di risorse minerarie e di risorse energetiche, ma sulla ricchezza di risorse naturali: questo è il nostro petrolio. Costruire un’economia che valorizzi il recupero e l’uso razionale delle risorse naturali, vuol dire investire nel futuro della crescita del nostro Paese. Inoltre questo rapporto sottolinea che le economie capaci di mettere a punto e di sviluppare le soluzioni più sostenibili per l’uso dell’energia, per l’uso dell’acqua, per l’uso dei materiali, sono anche quelle più competitive a livello mondiale perché il mercato globale, soprattutto nei Paesi emergenti, partendo dalla Cina e dall’India, chiede soluzioni tecnologiche in grado di ridurre il consumo di energia il consumo di acqua il consumo di risorse naturali. Perciò questo documento è una base preziosa per una strategia di politica economica nazionale che riguardi sia la crescita interna sia la capacità competitiva della nostra economia a livello internazionale. Io credo che debba essere assunto come punto di riferimento dal Governo".

Qual è la sfida principale che l’Italia adesso deve affrontare in ambito ambientale?

"Rafforzare la linea di sviluppo della Green Economy perché questa riassume tutte le altre sfide: vuol dire più investimenti in tecnologie pulite, più competitività per le imprese, manutenzione e difesa del territorio. Io ho presentato al CIPE il piano nazionale per la gestione e sicurezza del territorio italiano, che naturalmente rimane in eredità al prossimo Governo, ma intanto c’è un Piano ed è la prima volta che questo avviene dopo qualche decennio. La prospettiva per uscire definitivamente dalla crisi per il nostro Paese è lavorare su tutte le linee indicate da questo rapporto. È necessario insistere sulla protezione del territorio come risorsa cruciale per il nostro sviluppo e come infrastruttura per la nostra crescita. Altro obiettivo fondamentale, che questo Governo non riuscirà a raggiungere perché non avremo i tempi parlamentari è quello di rendere semplici e trasparenti tutte le norme: non è possibile che nel nostro Paese, come nel caso dell’ILVA, prima sono necessari 5 anni per rilasciare un’autorizzazione, poi nascono divergenze interpretative su quali siano le prescrizioni date, così che da un lato interviene il TAR, dall’altro la Procura della Repubblica. Il Paese ha bisogno di investimenti produttivi, non ha bisogno di investimenti nella burocrazia o di investimenti nelle vertenze legali. Abbiamo perso troppo tempo: abbiamo bisogno di leggi chiare, in modo che tutti sappiano quali siano le regole del gioco, cosa devono rispettare e cosa rischiano se non lo fanno".

Possiamo lanciare un messaggio positivo e quindi dire quali obiettivi sono stati raggiunti?

"I risultati positivi sono molti: abbiamo messo in sicurezza il Paese intanto e questo è un dato di fatto, abbiamo ricostruito una credibilità internazionale, che è importantissima perché senza una buona reputazione nel mondo anche gli altri fattori, economici soprattutto, diventano più precari; abbiamo messo in moto un processo di riforma dell’amministrazione pubblica che però, ripeto, è ancora a metà perché avemmo avuto bisogno di almeno un altro mese e mezzo in Parlamento per poter chiudere il percorso avviato.
Ho il sospetto che in parte questa accelerazione sia dovuta proprio alla pressione di alcuni interessi che hanno rallentato molto il governo il lavoro che il Governo aveva fatto, perché le norme sulla semplificazione, le norme sulla riduzione dei costi della politica, quelle per la riduzione delle province, le norme per assestare il rapporto tra il potere centrale e le regioni, la delega fiscale che cambia il quadro di riferimento alla politica del fisco italiana: tutti questi provvedimenti che erano in Parlamento hanno subito dei rallentamenti molto forti da parte del Parlamento e io posso dire che in parte questo non è giustificato, perché ognuno di questi provvedimenti che abbiamo presentato era motivato dall’urgenza di affrontare quei nodi. Il fatto che non siamo riusciti ad arrivare in fondo vuol dire che quei problemi restano aperti e come ha detto il Presidente Monti “interrompere una riforma a metà è peggio che non farla”.

Intervista al ministro Clini 2013

 
 

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