13 Febbraio 2013
Samanta La Manna
GREEN ECONOMY
13 Febbraio 2013
Samanta La Manna

Ecomafie: un moto perpetuo di mercati illegali

È quello che evidenzia un dossier di Legambiente: da una parte all'altra del pianeta Terra imperituri traffici illeciti. "Rotte legali e illegali,  mischiate e sovrapposte tra loro, a volte due facce della stessa medaglia che crescono alla velocità della luce: è questo uno dei tratti più tipici della globalizzazione in nero"

Legambiente e Consorzio Polieco hanno presentato, ieri a Roma, il rapporto ‘I mercati illegali - Numeri, storie e scenari della globalizzazione in nero’ una ricerca sui flussi illeciti di merci, rifiuti e prodotti agroalimentari tra Italia, Europa e resto del mondo. Più di un'inchiesta ogni 4 giorni, con 297 persone arrestate e denunciate, 35 aziende sequestrate e un valore di 560 milioni di euro finito nelle mani degli inquirenti.

Il dossier, analizzando le connessioni fra le diverse filiere merceologiche i soggetti coinvolti le modalità operative e i luoghi più battuti dalle trame criminali, dimostra l’esistenza di una commistione sempre più profonda tra il lato legale della globalizzazione e quello illegale e sottolinea come quest’ultimo stia attraversando una fase di crescita esponenziale.

“Delle 163 inchieste censite - ha spiegato Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente e curatore della ricerca - il 68% interessa merci contraffatte e specie protette, il 23% traffici illeciti di rifiuti e il 9% frodi agroalimentari. I traffici si sono mossi prevalentemente sulle cosiddette autostrade del mare, soprattutto per i grossi carichi e le lunghe distanze: è qui, secondo la Commissione europea, che si muove l’81% dei business illegali mondiali”. Mentre per i carichi più piccoli per le tratte più brevi si prediligono ancora i movimenti su strada o per via aerea.

Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, evidenzia l’auspicio che, per la repressione di questi mercati illegali, il prossimo Parlamento introduca nel Codice penale italiano i delitti contro l’ambiente e si impegni a ricostituire la commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie.

I dati prospettano, come si legge nel rapporto, scenari inquietanti ed emerge che nell’insieme i porti italiani compaiono 72 volte come punti di destinazione dei traffici e per 50 volte come aree di partenza; la città di Ancona ha il poco ambito primato di avere il porto in cui si registra il maggior numero di inchieste, seguito da Bari, Civitavecchia, Venezia, Napoli, Taranto, Gioia Tauro (Rc), La Spezia e Salerno.

Secondo il presidente di PolieCo, Enrico Bobbio sono necessarie azioni istituzionali congiunte e altrettanto impellente è una “sburocratizzazione delle norme che regolano la gestione dei rifiuti, per favorire il riciclo di qualità made in Italy”. Sembra proprio l’unica strada tramite cui “evitare traffici inutili” che spesso finiscono addirittura “per foraggiare le ecomafie e le imprese poco virtuose”.

I business illegali aumentano per tutte le tipologie di merci considerate nel dossier, di pari passo con la crescita costante dei commerci internazionali. Le esportazioni legali di rifiuti dai paesi Ue verso paesi non Ue, per esempio, secondo i dati Eurostat sono cresciute del 131% dal 2001 al 2009. Così Legambiente e Polieco lanciano proposte, dieci in tutto, che vanno dal rafforzamento delle sanzioni in materia di tutela penale dell'ambiente a una norma che preveda etichette più chiare sull'origine dei prodotti, passando per la costituzione di un’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare.

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