2 Luglio 2019
Giuliano Giulianini
GREEN ECONOMY
2 Luglio 2019
Giuliano Giulianini

Green screen: anche il cinema diventa sostenibile

La Regione Emilia Romagna finanzia corsi per “green movies project manager”: figure professionali che riducono al minimo l'impatto ambientale di set e produzioni cinematografiche.

Ricordate film come “Sindrome cinese”, sui pericoli delle centrali nucleari, o “L'alba del giorno dopo”, sui disastri causati dai cambiamenti climatici? Spesso il cinema ha sposato i temi degli ambientalisti per mostrare le conseguenze di politiche contrarie all'ambiente; ma quanto è inquinante la stessa industria cinematografica? Si può ridurre l'impronta ecologica della lavorazione di un film. La risposta è: si. La Regione Emilia Romagna finanzia un corso di formazione per Green Movies Project Manager, ovvero figure professionali che si assicurano che la produzione di un film abbia il minor impatto possibile sull'ambiente, con vantaggi anche economici e fiscali. Ecosistema, il programma di Earth Day Italia trasmesso da Radio Vaticana Italia ha intervistato Giulia Morello ideatrice e coordinatrice scientifica del corso.

Green movie project manager: che figura è? Chi verrà formato in questo corso?

Sono dei responsabili di prodotto: degli innovatori che arrivano nelle produzioni cinematografiche e seguono il film dalle primissime fasi iniziali per cercare di renderlo il più sostenibile possibile, abbattendo la pesante impronta ambientale. C'è da dire che i set inquinano molto: muovono tra le cento e le duecento che si spostano, mangiano, consumano, si lavano e producono come una piccola comunità. La produzione di un film dura uno o due mesi, quindi si può immaginare quale possa essere l'impatto ambientale.

Si pensa sempre al cinema come a un prodotto immateriale: la materia di cui sono fatti i sogni, si diceva una volta. Abbiamo visto che non è così. Una produzione green può guadagnare qualcosa evitando bottigliette di plastica o contenitori di polistirolo, oppure sono soltanto spese in più?

Ci guadagna perché il green movies project manager arriva nella produzione e comincia a ottimizzare tanti processi; e un'ottimizzazione che fa bene all'ambiente fa bene anche all'economia della produzione. Quindi, a una logica di rispetto ambientale corrisponde una logica di risparmio economico. Questa è la grande rivoluzione che sta partendo dall'Emilia Romagna.
 
Come è nato questo progetto? Dove si terranno tenuti i corsi e chi li porterà avanti?

I corsi sono partiti a maggio e si tengono a Bologna, perché la prima Regione che ha finanziato e ha creduto in questo corso è stata l'Emilia Romagna. Il corso ha una durata complessiva di 522 ore, divise in 322 ore di aula e 200 ore di stage, in cui gli studenti andranno nelle produzioni a vedere e seguire la realizzazione di un film dall'inizio alla fine. Il corso nasce da un'idea: diverse film commission italiane, in primis il Trentino, in ottima compagnia con la Sardegna, il Torino-Piemonte, e se ne stanno aggiungendo altre, stanno cominciando a promuovere il cinema sostenibile riconoscendo delle premialità ai produttori che decidono di produrre in chiave "green". Quello che manca oggi è un protocollo nazionale del MIBAC e del Ministero dell'Ambiente che agevolerebbe anche una declinazione comune di tutte le film commission che invece ancora manca. So che si attende la convocazione di un tavolo tecnico ma,ad oggi,ancora non esiste una disciplinar riconosciuto a livello nazionale. Regioni virtuose come il Trentino hanno addirittura fatto un disciplinare, che si chiama T-green, dove enunciano tutta una serie di attività che riconoscono come virtuose e rispettose dell'ambiente: si parla di energia, di rifiuti, di alberghi scelti, di trasporti, di materiali riciclati, di catering, di scenografie; insomma di tantissimi indicatori che permettono di riconoscere veramente una produzione sostenibile.

Ci sono anche elementi di finanza: il manager si deve occupare anche di reperire finanziamenti per questi film "green". C'è già sensibilità da parte delle aziende e dei finanziatori a cercare questo tipo di sbocco per i loro investimenti?

Sì. Il cinema si regge sia su finanziamenti pubblici (come detto le film commission cominciano a riconoscere delle premialità), sia sugli sponsor privati. Anche su questo fronte ci sono notevoli sviluppi anche perché, come sappiamo, la sfida che ci pone l'Agenda 2030 è comune a tutti, e l'industria cinematografica è un'industria chiamata come tutte le altre a rispondere a questa emergenza ambientale.

A chi è rivolto il corso? Quali sono i requisiti per potersi iscrivere?

Essere residenti o domiciliati nella Regione Emilia Romagna; essere disoccupati o inoccupati; avere pregresse conoscenze e competenze acquisite attraverso percorsi lavorativi o formativi sui temi del nostro corso; essere in possesso di un diploma di scuola superiore. Questo corso è un po' a metà tra il cinema e l'ambiente. La loro figura sarà di veri innovatori nelle produzioni cinematografiche: ovviamente ne devono sapere sia di ambiente sia di produzione cinematografiche.

Chiudiamo citando chi ha progettato e realizzato questo corso: chi lo ha ideato, le realtà che lo hanno pensato e messo in pratica.

Il primo grazie va all'ente di formazione COM2 che mi ha seguita su questa intuizione: sono due anni che ci stiamo lavorando anche se parte oggi. Grazie anche alla Etnos Film, una produzione cinematografica dell'Emilia Romagna che insieme a me ha coordinato la parte scientifica. E' un corso molto innovativo perché dimostrare che questo sia un nuovo green job, che ci sia occupabilità, è stata veramente una scommessa di tutti, anche della Regione che lo finanzia per creare lavoro e dare opportunità ai giovani.
Chi volesse iscriversi ai prossimi corsi di green movies project manager può rivolgersi al sito di riferimento dell'ente di formazione www.com2.com.

Intervista a Giulia Morello del 2 luglio 2019

L'ideatrice del corso di Green Movies Project Manager parla del nuovo green job che renderà le produzioni cinematografiche più sostenibili e meno impattanti sull'ambiente.

 
 

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