GREEN ECONOMY
3 Febbraio 2014

Impact investing ed economia circolare, tra speranze green e miopi leader brown

Dal blog di formiche.net l'ultimo post di Pierluigi Sassi, Presidente di Earth Day Italia

Si sono chiusi da poco i lavori del World Economic Forum.  Per quattro giorni si sono incontrati i maggiori rappresentati dell'economia e della politica mondiale (2.500 persone e 40 capi di stato), che hanno ragionato su come cogliere le  nuove idee e i nuovi trend che stanno rimodellando i mercati, cambiando le regole e sostituendo le tradizionali gerarchie con i network di eterarchie.
Il tema suggestivo del 2014 è stato “The Reshaping of the World: Consequences for Society, Politics and Business”, che racconta di un cambiamento già partito dal basso e un coordinamento dall’alto che tarda a partire.

I temi legati al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici sono un tipico caso di insuccesso planetario guidato da leader poco lungimiranti e meravigliose esperienze locali che attorno alla tutela della salute e dell’ambiente, della resistenza alla crisi hanno saputo creare reale sviluppo e benessere.

Al di là dei soliti commenti sui media, concentrati solo sul primo giorno dell’incontro e disinteressati ai contenuti espressi successivamente, si sono ascoltate grandi idee e grandi spunti per credere in un meraviglioso futuro, nonostante la leadership planetaria, ormai sfiduciata, lì presente.

Per Earth Day Italia, due sono stati i temi trattati che danno la speranza di un nuovo corso economico; due temi su cui facciamo riflessioni da anni spesso in solitudine, due strade solo apparentemente insolite da percorrere per migliorare le condizioni sociali ed ambientali del mondo: l’impact investing e l’economia circolare.

Nel primo caso ci troviamo davanti ad un modo nuovo di pensare alla finanza, la grande incriminata della crisi e il segno più evidente della terribile avidità dell’uomo senza controllo e senza obiettivi di lunga durata. Il termine inglese “impact investing” fa ancora pensare troppo ad un tecnicismo da addetti ai lavori, ma in realtà si tratta “semplicemente” di un cambio di prospettiva, di un approccio umano alla finanza: si investe su attività che possono produrre misurabili impatti sociali e ambientali e, sorpresa delle sorprese, contemporaneamente generare un vantaggio economico.
A Davos hanno confermato che si può fare. È meglio investire su un’agricoltura amica dell’ambiente e in grado di produrre cibo sicuro per l’uomo piuttosto che su latifondi che distruggono foreste e producono cibo dannoso alla salute; perché nel primo caso si hanno risultati certi sul lungo periodo, nel secondo è possibile ottenere anche altissimi rendimenti nel breve periodo, ma quanto può durare una speculazione di questo tipo? Quando si finisce di spremere senza costruire nulla, occorre trovare nuovi terreni da sfruttare in una spirale che arricchisce pochi e depaupera i territori.
La domanda che segue è naturale: oggi chi investirebbe ancora in una vecchia economia brown che ha trasformato la nostra casa, il Pianeta, in un braciere ardente? L’IPCC ha confermato che, con una probabilità del 95%, i cambiamenti climatici sono colpa nostra. Quanto intelligenti sono quegli investitori che continueranno ad investire in una casa che brucerà con certezza?

Il secondo tema è l’economia circolare, che si oppone al modello attualmente in vigore: il modello lineare “prendo, costruisco e smaltisco”.
In questa nuova visione le filiere circolari usano le risorse in un modo più efficiente, facendole girare il più a lungo possibile nel ciclo economico tramite riuso e riciclo. Risparmi sui costi dei materiali, nuovi posti di lavoro e milioni di tonnellate di rifiuti che non finiscono in discarica, ma rientrano nei cicli produttivi. Se in Europa il settore industriale operasse questo passaggio storico sarebbe possibile risparmiare fino a circa 630 miliardi di dollari all'anno, pari a circa un quarto di quello che si spende di approvvigionamenti.

Chi non prova rabbia e frustrazione quando si parla di obsolescenza programmata? Si buttano tonnellate di materiali in automobili, cellulari, televisori, computer che sono disegnati per non durare a lungo ed essere sostituiti. 
Eppure se fosse possibile avere in affitto le lavatrici anziché acquistarle, se fosse cioè possibile acquistare il diritto a lavare per 20 anni anziché acquistare e buttare 5 lavatrici, e quelle lavatrici fossero disegnate e costruite sempre con gli stessi materiali e senza dover essere smaltite si potrebbero risparmiare 180 kg di acciaio e oltre 2,5 tonnellate di CO2.
Qui non si tratta di ideologie ma di trasformare un potenziale sicuro in una realtà economica.

WEF - “Towards a Circular Economy – Accelerating the scale-up across global supply chains”
WEF - “From Ideas to Practice, Pilots to Strategy Practical Solutions and Actionable Insights on How to Do Impact Investing”

 
 

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