7 Maggio 2014
Redazione
GREEN ECONOMY
7 Maggio 2014
Redazione

Italia leader nelle trasformazioni green dell’economia

Ad affermarlo Legambiente nel Rapporto “Ambiente in Europa 2014” 

Italia virtuosa. È quanto emerge dal Rapporto annuale di Legambiente “Ambiente in Europa 2014” realizzato in collaborazione con l’Istituto Ambiente Italia, che evidenzia come la nostra penisola stia attuando una conversione verso una economia più rispettosa dell’ambiente, consumando meno risorse, meno energia e producendo meno emissioni. In questa conversione ambientale, il nostro Paese supera anche la Germania, tradizionalmente prima in questo settore. Si legge nel Rapporto, infatti, che “le emissioni pro capite di CO2 sono risultate inferiori del 23% rispetto a quelle tedesche e del 15% rispetto alla media Ue. I consumi procapite di energia, sempre rispetto a Germania e Ue, sono rispettivamente inferiori del 32% e del 19%; l’intensità energetica (consumi di energia rispetto al Pil), inferiore del 10% rispetto a quella tedesca e del 14% rispetto alla media Ue”.

L’Italia primeggia in Europa anche per il riciclo, in particolare dei metalli ferrosi, plastica, tessili. Anche sul totale dei rifiuti, escludendo solo quelli minerali e vegetali, “la Penisola con 37 milioni di tonnellate avviate a recupero, è il secondo paese europeo per valore assoluto di recupero, appena dietro la Germania e ben sopra a paesi come la Francia o la Gran Bretagna.” Arranchiamo però per quel che riguarda la gestione dei rifiuti urbani: “nel riciclaggio le percentuali sono 19,7% per l’Italia e 45,3% per la Germania; nel compostaggio e digestione anaerobica 11,8% per l’Italia e 17,2% per la Germania; incenerimento 16,5% per l’Italia e 36,9% per la Germania, trattamento in discarica 46,3% per l’Italia contro l’0,5% della Germania; altro trattamento 5,7% per l’Italia contro lo 0,0% della Germania”.

Riguardo al consumo di energia, nel 2012 i consumi lordi sono scesi a 178 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, una discesa proseguita anche nel 2013. A questa si è andata a sommare la forte crescita delle rinnovabili che dal 2008 al 2012 è passata dall’8% al 14%. l’Italia, infatti, è il primo produttore di geotermoelettrico, il secondo produttore di fotovoltaico (dopo la Germania), il terzo produttore d’idroelettrico (dopo Svezia e Francia) e da bioenergie (dopo Germania e Gran Bretagna), il quinto produttore di eolico (dopo Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia).

Per una volta il nostro Paese non è l’ultimo della classe e ha dimostrato di saper massimizzare l’impiego delle risorse in maniera più efficiente consumando meno energie, producendo da fonti rinnovabili, aumentando il riciclaggio di rifiuti nell’industria, adottando stili di vita sostenibili. Una conversione, prosegue ancora Legambiente, raggiunta in maniera inconsapevole, senza un aver attuato precise scelte strategiche in ambito ambientale. Purtroppo, nonostante questi ottimi risultati, il lavoro da fare è ancora tanto, perché tanti sono ancora i gap che dobbiamo superare, come afferma l’associazione del cigno verde: “il problema dell’occupazione, la mobilità privata preferita a quella pubblica, la poca eguaglianza sociale, la supremazia della discarica per smaltire i rifiuti urbani, la piaga dell’abusivismo edilizio”. A livello di mobilità, si legge nel Rapporto, per la prima volta nel 2013 il tasso di motorizzazione privata (auto per abitante) non cresce, anche se l’Italia resta ai vertici europei con 610 auto ogni 1.000 abitanti, rispetto alle 525 della Germania o delle 483 della media europea. Buoni risultati, inoltre, per i programmi del bike sharing attivi in 102 città italiane contro le 47 di quelle tedesche.

 “L’Italia – dichiara Duccio Bianchi, dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia – deve questo primato a diverse ragioni: la prima è la rapidità con cui l’industria italiana, in presenza di una forte crescita dei prezzi energetici dopo il 2005, ha adottato una serie di misure di efficienza a cui non aveva fatto ricorso negli anni di bassi costi. La seconda è la presenza di un sistema di ricchi incentivi alle rinnovabili, la terza è la crescita del riciclo nel comparto siderurgico, nella produzione di metalli, nel settore cartario o vetrario che riduce le estrazioni di materie prime. La quarta è legata alla struttura dei consumi finali delle famiglie più orientati sui consumi immateriali che sui beni materiali. Dal nostro rapporto “Ambiente in Europa” emerge dunque come l’Italia abbia una struttura economica ben “vocata” alla conversione ecologica che si basa sul recupero, sull’efficienza energetica e sul riciclo. Una conversione che può diventare strutturale se sostenuta da giuste politiche”. 

 
 

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