16 Marzo 2016
Giuliano Giulianini
GREEN ECONOMY
16 Marzo 2016
Giuliano Giulianini

L'UE scopre l'anello mancante

La politica comunitaria svolta verso l'economia circolare. Parlamento e Consiglio chiamati a legiferare per favorire riciclaggio, efficienza, riutilizzo dei materiali, riduzione dei rifiuti e degli sprechi alimentari. In Italia: consultazione pubblica su pacchetto di misure, aperta fino al 1 aprile.

"In natura tutto viene riciclato. Non ci sono rifiuti. Ogni cosa è riutilizzata. Tutti i rifiuti che conosciamo vengono da un'unica specie: la nostra."

Inizia così il video diffuso dalla Commissione Europea per promuovere l'economia circolare.
"L'anello mancante" (allusione al ciclo di vita dei prodotti che non deve concludersi in discarica) è il nome dato alla nuova strategia comunitaria per promuovere un'economia migliore e ormai irrinunciabile. L'Unione Europea ha deciso infatti di puntare su questo tipo di sistema produttivo ed economico per vincere la sfida dell'ambiente e della tutela della Natura.
"Il nostro pianeta e la nostra economia non sopravviveranno se continueremo a seguire i dettami del "prendi, trasforma, usa e getta" - ha ammonito Frans Timmermans, primo vicepresidente del gruppo che ha sviluppato il pacchetto, responsabile per lo Sviluppo Sostenibile - "Le risorse sono preziose e vanno conservate, sfruttandone al massimo il potenziale valore economico. [...] Il pacchetto costituisce il quadro di riferimento generale che consentirà questa trasformazione. Propone un percorso credibile e ambizioso per una migliore gestione dei rifiuti in Europa, sostenuto da azioni che riguardano l'intero ciclo dei prodotti; contiene sia una normativa intelligente sia incentivi a livello UE che aiuteranno le imprese e i consumatori - ma anche le autorità nazionali e locali - a guidare questa trasformazione."
Questo passaggio da un modello economico ad un altro costerà tempo, denaro e uno sforzo culturale sia per le imprese che per i consumatori/cittadini europei. Per finanziare questa strategia la Commissione ha messo in conto 5 miliardi e mezzo di euro da fondi per la gestione dei rifiuti e investimenti a livello nazionale, più 650 milioni di fondi dal programma Orizzonte 2020 (ricerca e innovazione). Il fine non è soltanto ambientale ma anche economico: "rafforzare la competitività" dell'UE sui mercati mondiali, "stimolare la crescita economica sostenibile" e creare nuovi posti di lavoro. "Le nuove proposte inviano un segnale positivo a chi è pronto a investire nell'economia circolare - ha assicurato Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l'Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività - [...] Il potenziale di creazione di posti di lavoro dell’economia circolare è enorme, e la domanda di prodotti e servizi migliori e più efficienti è in piena espansione. Rimuoveremo gli ostacoli che frenano l'ottimizzazione dell'utilizzo delle risorse da parte delle imprese e potenzieremo il mercato interno delle materie prime secondarie. Vogliamo conseguire veri progressi sul campo: ci preme di realizzarli concretamente coinvolgendo non solo gli Stati membri, le regioni e i comuni, ma anche le imprese, l’industria e la società civile."
Tutta la filiera economica dovrà essere riorganizzata: i progettisti dovranno applicare l'eco design, per risparmiare sui materiali e sulle confezioni; i produttori adottare materie prime riciclate o riciclabili; i rifiuti dovranno essere prima prevenuti che smaltiti; i prodotti dovranno permettere di allungare la loro vita utile, prima attraverso il riutilizzo da parte dei consumatori, poi con il riciclaggio delle loro materie prime una volta esaurita la funzionalità. L'economia circolare dovrà prendere il posto di quella dell'usa e getta. Si creeranno nuovi posti di lavoro, si risparmierà sull'importazione di materie prime, immetteremo meno gas nocivi nell'atmosfera, e avremo un pianeta più pulito: "la via verso il futuro", come conclude il filmato. Questa è la teoria.
In sostanza la Commissione Europea propone al Parlamento e al Consiglio dell'Unione di modificare una serie di direttive che regolano al momento la materia, essenzialmente in quattro ambiti precisi: i rifiuti in generale, quelli risultanti dagli imballaggi delle merci, quelli elettrici ed elettronici, e le discariche. Si pone l'obiettivo di arrivare, entro il 2030, al 65% di rifiuti urbani e al 75% degli imballaggi avviati al riciclo per il riutilizzo dei materiali; conseguentemente la nuova direttiva dovrebbe imporre di limitare la percentuale di rifiuti da destinare alle discariche ad una quota massima del 10% , sempre entro il 2030. Importante, per quest'ultimo punto, l'auspicato divieto di avviare a discarica i rifiuti da raccolta differenziata, nell'ottica di trasformare gli scarti urbani e delle aziende (metalli, plastiche, legno, carta, vetro, scarti alimentari ecc.) in forniture per le industrie e l'agricoltura (nel caso dei concimi organici derivati dagli alimenti scartati), riducendo così le importazioni e i costi delle materie prime.
Il video pubblicato, oltre all'animazione iniziale che illustra questi concetti, e all'intervento di Walter Stahel, uno dei primi teorici dell'economia circolare, presenta due storie esemplari di imprenditori che applicano questi dettami: un designer parigino che progetta imballaggi da riutilizzare come raccoglitori di rifiuti differenziati in ufficio; e un'azienda olandese che propone l'utilizzo in affitto degli elettrodomestici per limitarne la produzione e lo smaltimento.
Per ottenere i risultati auspicati dal pacchetto sono state individuate strategie concrete, come, ad esempio: ridurre gli sprechi di cibo e i rifiuti alimentari indicando meglio le scadenze sulle confezioni; far si che gli imballaggi siano progettati con materiali ecocompatibili, riutilizzabili e facilmente recuperabili nella fase del riciclo; incentivare la fabbricazione di prodotti più durevoli, facilmente riparabili e ovviamente più efficienti e meno energivori. La Commissione fissa anche l'obiettivo di ridurre i rifiuti marini, in gran parte plastici, proponendo una strategia che punti a materiali biodegradabili, riciclabili e meno tossici.
Al momento tutto ciò è ancora una "proposta legislativa" messa a punto dalla Direzione Generale dell'Ambiente della Commissione Europea, un "lavoro preparatorio" inoltrato agli organi legislativi comunitari, Parlamento e Consiglio, "invitati a dare priorità" al pacchetto per farlo diventare quanto prima una direttiva, o meglio per modificare direttive già esistenti, e indirizzare di conseguenza le politiche degli stati membri.
Intanto, nel nostro paese, la Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato ha aperto una consultazione pubblica per ricevere dalla società civile, dal mondo delle associazioni, delle imprese, dalle università e dalle amministrazioni locali, idee, valutazioni e informazioni utili alla redazione del parere che l'Europa richiede relativamente a questo pacchetto di riforme per l'economia circolare. Osservazioni e dati potranno essere inviati alla commissione parlamentare via email entro il 1 aprile (qui tutti i dettagli); a maggio è prevista una conferenza pubblica in cui si presenteranno le proposte fatte e si trarranno le conclusioni.

 
 

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