22 Dicembre 2014
Stefania Galli
GREEN ECONOMY
22 Dicembre 2014
Stefania Galli

Lima 2014 tra Sviluppo sostenibile e green economy

Una chiacchierata con Andrea Barbabella sui risultati della Conferenza delle Parti sul Clima di Lima, soprattutto per la green economy

Andrea Barbabella, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha risposto alle domande di Earth Day Italia intervenendo su A Conti Fatti, rubrica trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.

Dottor Barbabella, negli anni le COP sono diventate grandi appuntamenti di forte risonanza mediatica in cui si parla di sviluppo sostenibile e di nuova economia. Come dovrà essere l’economia amica del clima?
Dovrà essere un'economia verde. Il percorso è chiaro: i rapporti scientifici, a cominciare da quelli dell'IPPC, affermano che le emissioni devono essere ridotte, a partire da oggi e fino al 2050 del 50% circa, fino ad azzerarsi a fine secolo. Bisogna ora mettere in campo gli strumenti, le tecnologie e la creatività sufficiente per affrontare questa sfida; strumenti che oggi disponiamo.

In Europa e in Italia siamo pronti per una green economy all’altezza delle aspettative per Parigi del prossimo anno? Quali sono le forze e le debolezze del sistema?
L'Europa, tra i grandi emettitori, è l'unico che si è presentato a Lima con una promessa di impegno al 2030 in linea con la road map per stabilizzare l'aumento di temperatura rispetto al periodo preindustriale di 2 gradi, con riduzione del 40% delle proprie emissioni. Inoltre ha già ridotto le emissioni di quasi il 20% rispetto al 1990 e ha messo i campo strumenti innovativi per la promozione delle fonti rinnovabili dell'efficienza energetica. La sua posizione è, però, indebolita da una crisi economica e politica che l'ha colpita negli ultimi anni. Ma il vero protagonista di Parigi sarà l'asse Usa-Cina.

Come può sintetizzare i risultati di Lima in ottica di green economy?
Per fare una valutazione di questi vertici bisogna partire dalle aspettative iniziali. L'intesa recente tra Usa e Cina, che rappresenta sicuramente un passo in avanti rispetto al passato, rappresentava un’aspettativa importante. Aspettativa disattesa perché ci si è resi conto che il loro apporto alla riduzione di Co2 è insufficiente per mettersi sulla strada dei 2 gradi. Ma anche per quanto riguarda l’ approccio degli impegni volontari, le aspettative sono state alquanto disattese: viene richiesto a tutti i paesi del mondo di illustrare i propri impegni da qui al 2015, impegni che verranno poi valutati. Dalla Conferenza non si è riusciti, però, ad individuare un criterio più generale che tutti i paesi dovrebbero seguire per individuare i propri target, i propri obiettivi di riduzione.

 
 

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