25 Gennaio 2013
Samanta La Manna
GREEN ECONOMY
25 Gennaio 2013
Samanta La Manna

Non c'è sviluppo (economico) sine Natura

La natura non è un ostacolo alla crescita, la sua protezione è una condizione imprescindibile per lo sviluppo economico

Un articolo di Tony Juniper, pubblicato nei giorni scorsi sul blog ambiente del The Guardian, già dal titolo non lascia spazio a interpretazioni: “why the economy needs nature”. Sembra proprio che uno dei grandi equivoci del nostro tempo sia l'idea di dover scegliere tra lo sviluppo economico e la difesa della natura. E secondo Juniper, in Inghilterra, il cancelliere George Osborne, (Ministro delle Finanze italiano, ndr ) fornisce un esempio calzante puntando - fin dalla sua elezione nel 2010 – al ridimensionamento degli obiettivi ambientali in favore di una maggiore crescita economica. Però, il mondo in cui viviamo è un po’ diverso: il cento per cento dell’attività economica dipende dai servizi e dai vantaggi offerti dalla natura.

Da qualche tempo, in particolare negli ultimi dieci anni, i ricercatori studiano la dipendenza dei sistemi economici da quelli ecologici, le conclusioni delle ricerche sono sorprendenti. Nel suo libro What has nature ever done for us? (Cosa ha mai fatto la natura per noi?) il celebre ecologista inglese Tony Juniper spiega come si è giunti a questi risultati e lo fa in modo rivoluzionario: tramite il racconto di storie: di esperti, di esperienze personali e in particolare di laboriose vite, quelle degli animali.

Mentre nel mondo gli uomini politici organizzano conferenze e si preoccupano di come ridurre i quantitativi di gas serra, uno studio stima che la cattura delle emissioni ottenibile dimezzando il tasso di deforestazione entro il 2030 vale da sola la cifra esorbitante di 3.7 trilioni di dollari. Anche la fauna selvatica di quegli habitat ha enorme valore: non a caso la metà dei 640 miliardi di dollari del mercato farmaceutico statunitense si basa su prodotti che attingono alla varietà genetica di specie selvagge; tanto per fare un esempio: l’attività di uno stormo di uccelli insettivori in una piantagione di caffè vale 310 dollari per ettaro.
 
Tra le altre cose, la fauna selvatica aiuta anche a controllare il diffondersi di parassiti e malattie. Dati concreti forniscono prove: è stato stimato che il costo della perdita di avvoltoi in India si aggiri attorno ai 34 miliardi di dollari, principalmente a causa dei costi sostenuti dalla sanità pubblica ad esempio per l’aumento dei casi d’infezione da rabbia. E ancora numeri: il certosino lavoro di impollinazione delle api è alla base di circa mille miliardi di dollari delle vendite agricole il cui valore ammonta a 190 miliardi dollari all'anno.

Non solo la biodiversità delle foreste apporta vantaggi economici, anche l’ecosistema marino regala notevoli benefici. Gli stock di pesci generano un business annuale di 274 miliardi e potrebbe valere almeno altri 50, se la gestione della pesca fosse più sensata. Ma persino questi enormi numeri impallidiscono confrontati con quelli forniti dalle attività connesse all’oceano: il loro valore è stimato intorno ai 21 trilioni all’anno: può la mente umana immaginare una cifra simile?

I principali economisti del settore ambientale soffrono di quel tipo d’illusione che rende perfettamente razionale accettare l’estinguersi dei sistemi naturali nella spasmodica ricerca di "crescita", diversi studi specialistici dimostrano come un grande valore economico venga perso a seguito di decisioni e misure orientate a promuovere attività economiche che avviliscono quanto la natura può offrire.

I servizi forniti dall’ambiente marino possono sostenere una considerevole percentuale del PIL delle singole Nazioni. Uno studio del World Resources Institute e del WWF ha rilevato che almeno un quarto del PIL di un Paese come il Belize dipende dalla presenza della barriera corallina e dalle foreste costiere di mangrovie.
Un’altra analisi effettuata dall’istituto di ricerca ambientale Trucost mostra come il degrado della natura stia già costando all’economia globale circa 6.6tn di dollari l’anno (11% del PIL mondiale) e il rischio è arrivare a 28 trilioni entro il 2050.

 
Così, mentre cercano di abituarci a credere che la natura sia un freno per lo sviluppo e per la crescita la realtà è esattamente l’opposto. Prendersi cura della natura è un requisito ineludibile per lo sviluppo economico. Alcune aziende leader (come Nestlé e Unilever) si sono resi conto e stanno modificando le proprie strategie. Alcuni paesi, tra cui la Guyana e il Costa Rica, hanno posto i sistemi naturali alla base della propria ricchezza, e stanno agendo di conseguenza per proteggerli.

Secondo Juniper sostenere la natura non significa esclusivamente proteggere l’ambiente, ma anche incentivare e far crescere l’economia del pianeta.
Dobbiamo renderci conto che la natura è soprattutto un fornitore di servizi preziosi, una fonte di ispirazione e il nostro più grande alleato per quanto riguarda la salvaguardia dei bisogni umani primari, e che la ricerca si basa non solo sulla scienza ecologica, ma anche su una quantità enorme di elementi di natura economica. Le storie e i dati del libro di Tony Juniper non possono non convincere: basta dare un’occhiata all’evidenza. Necessitiamo di un’intramuscolo di risolutezza politica non solo per grandi manovre economiche, ma anche per la tutela del Pianeta Terra.

 
 

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