24 Maggio 2016
Giuliano Giulianini
GREEN ECONOMY
24 Maggio 2016
Giuliano Giulianini

Porti chiusi alla pesca illegale

L'Unione Europea, gli Usa e altri 28 paesi firmano il trattato della FAO per impedire nei loro porti l'approdo ai pescherecci fuori legge.

La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, è una delle peggiori piaghe per la biodiversità, dei mari in particolare e per l'ambiente in generale. Ogni giorno, in ogni mare o oceano del pianeta, pescherecci senza bandiera o comunque non autorizzati, infrangono le leggi internazionali della pesca e immettono sul mercato mondiale quantitativi enormi di pescato: le stime parlano di 26 milioni di tonnellate all'anno, che producono guadagni illeciti per 23 miliardi di dollari. Per fare un confronto, la produzione ittica mondiale nel 2013 ha raggiunto la cifra record di 160 milioni di tonnellate, che includono però anche i pesci da allevamento. La pesca illegale rappresenta quindi una grande parte del totale. E' questo sistema, economico ma anche ambientale, che viene messo n crisi, sia riducendo la disponibilità di pesce nei mari, sia facendo concorrenza sleale a chi rispetta regole e aree protette; mentre la domanda di pesce cresce in tutto il mondo.

Per contrastare in parte il fenomeno, dal 5 giugno entrerà in vigore l’Accordo FAO sulle Misure dello Stato di Approdo (PSMA in inglese), un trattato internazionale promosso dall'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e agricoltura (e per estensione anche di pesca) che si propone di inferire un colpo mortale alla pesca illegale a livello globale. Il concetto è semplice: se risulta difficile monitorare l'attività di pesca in mare aperto, più facile è controllare i pescherecci quando entrano in porto; rendere rischioso lo scarico del pesce tramite controlli serrati dovrebbe risultare, nelle intenzioni, un deterrente decisivo per chi ha a bordo carichi di merci deperibili da scaricare in fretta. L'accordo prevede infatti che i porti dei paesi aderenti al trattato non consentano l'attracco a imbarcazioni che non dichiarino preventivamente l'entità e la tipologia del loro carico di pescato o che non si sottopongano ai controlli di ispettori a bordo. Inoltre la nuova legge internazionale, vincolante per i paesi che l'hanno sottoscritta, impone l'approdo in porti specifici per le navi dei paesi stranieri, al fine di rendere più facili i controlli non solo dei carichi ma anche delle attrezzature, delle licenze e dei libri contabili. Altro punto cruciale dell'accordo è lo scambio di informazioni tra le autorità portuali dei paesi aderenti sulle imbarcazioni coinvolte in pratiche illecite.
Il provvedimento dovrebbe sortire effetti importanti visto che è stato sottoscritto da 29 paesi costieri di tutto il mondo* (tra cui Stati Uniti, Thailandia, Norvegia, Nuova Zelanda) più l'intera Unione Europea che ha firmato come un unico soggetto: una fetta di mercato imponente che, secondo i dati del 2013 rappresenta il 62% delle importazioni e il 48% delle esportazioni di pesce di tutto il mondo, per un valore complessivo annuo di oltre 270 miliardi di dollari.

"Questa è l'alba di una nuova era nella lotta contro la pesca illegale - ha dichiarato Josè Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO - Negando ai pescatori senza scrupoli porti sicuri e accesso ai mercati, il PSMA condurrà l'industria ittica verso una maggiore sostenibilità ed avrà un considerevole effetto domino sulla catena di distribuzione."

Ovviamente l'auspicio per il futuro è che altri paesi aderiscano al PSMA riducendo così il numero dei possibili approdi per i traffici illegali di pesce. Alla lista dei paesi che formano il fronte della legalità mancano infatti, tra gli altri, il Giappone (secondo importatore di pesce dopo gli Usa) e soprattutto la Cina (terzo importatore e primo esportatore a livello mondiale).

* Paesi sottoscrittori del PSMA: Australia, Barbados, Cile, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Gabon, Guinea Bissau, Guyana, Islanda, Mauritius, Mozambico, Myanmar, Nuova Zelanda, Norvegia, Oman, Palau, Repubblica di Corea, Saint Kitts and Nevis, Seychelles, Somalia, Sud Africa, Sri Lanka, Sudan, Thailandia, Tonga, Stati Uniti d' America, Uruguay, Vanuatu. A questi si aggiungono i paesi membri dell'Unione Europea.

 
 

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