25 Ottobre 2017
Fabrizio Cavallina
GREEN ECONOMY
25 Ottobre 2017
Fabrizio Cavallina

Rapporto GreenItaly 2017: Sono 335 le aziende che puntano sulla green economy. Calenda: Italia fuori dal carbone entro 2025

Dal 2011 una azienda su quattro ha investito in tecnologie sostenibili

La green economy in questi anni è stata una risposta vincente per molte aziende italiane di fronte alle insidie poste dalla crisi economica. Un’evoluzione lanciata “dal basso”, con idee e progetti che hanno coniugato produzione del lavoro, coesione sociale e rispetto per il territorio. Lo sostiene il rapporto GreenItaly 2017 redatto dalla Fondazione Symbola e Unioncamere che evidenzia i numeri dell’incisione della green economy nel sistema produttivo italiano: più di un’azienda su quattro dal 2011 ha investito su tecnologie green basate su ricerca, innovazione e sviluppo nel rispetto dell’ambiente. Sono infatti 355 mila le aziende in Italia (il 27,1% del totale) che hanno optato dall’inizio della crisi su scelte green per contenere l’impatto ambientale e ridurre le emissioni di CO2. Dati che garantiscono all’Italia una leadership europea nell’ambito delle performance ambientali, con 256 kg di materia prima prodotta ogni milione di euro investito. Secondi solo al Regno Unito.

I cosiddetti green jobs (ingegneri energetici o agricoltori biologici, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto ecc.) in Italia sono circa 3 milioni (13,1% degli occupati) e secondo il rapporto GreenItaly sono destinati ad aumentare: se ne aggiungono 325 mila solo nel 2017, con altre 863 mila assunzioni per le occupazioni che richiedono competenze green. I green jobs – stando al rapporto – saranno il 60% di tutte le assunzioni previste per il 2017: la green economy si conferma difatti una forte leva per lo sviluppo economico. I green jobs risultano anche più stabili sul piano contrattuale; il 46% è assunto a tempo indeterminato, a fronte del 30% delle altre figure di lavoro.

Le aziende della green Italy risultano essere più propense a investire in ricerca: nel 2017 la diffusione della divisione ricerca e sviluppo tra le medie imprese manifatturiere che hanno investito in prodotti e tecnologie green nel triennio 2014-2016 è a quota 27%, contro il 18% delle non investitrici. Ricerca e sviluppo decisivi anche nell’aumento del volume di export. Nel 2016 le medie imprese manifatturiere che investono green hanno reso sui mercati esteri maggiormente delle altre imprese: nel 49% dei casi hanno aumentato l’export, a fronte del 33% di quelle che non investono nel verde.

La Lombardia è la regione con più aziende eco-investitrici, con 63.170 unità. Segue il Veneto con 35.370 imprese green, il Lazio (30.020), l’Emilia-Romagna (quota 29.480) e la Toscana (29.340). Di seguito il Piemonte (24.470), la Campania (24.230), la Sicilia (23.940), la Puglia (22.070) e Marche (9.820). Milano e Roma sono i centri urbani che contano più presenze, rispettivamente di 22.300 e 20.700 imprese che investono in tecnologie green, e staccano nettamente le altre provincie.

Il tema della green economy si inserisce a pieno titolo nell’ambito del Piano Nazionale Impresa 4.0, l’impegno pubblico del governo per sostenere la quarta rivoluzione industriale. Il Piano, infatti, richiama l’utilizzo di tecnologie che rispondano alle necessità di far collimare l’efficienza e la produttività, con la necessità di ridurre gli impatti ambientali. A margine della presentazione del rapporto GreenItaly 2017 è intervenuto Carlo Calenda, Ministro per lo Sviluppo Economico, che ha ricordato “l'obiettivo di far uscire l'Italia dal carbone entro il 2025”. Un atto, ha affermato il Ministro, che “sarà una spinta sulla tecnologia e sulla qualità della vita”.

 
 

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