15 Dicembre 2014
Stefania Galli
GREEN ECONOMY
15 Dicembre 2014
Stefania Galli

Riciclo, un settore in crescita

Una chiacchierata con Edo Ronchi sull’ultimo rapporto “L’Italia del riciclo”

Anche se con ritardi e molte difficoltà, il settore del riciclo sta diventando sempre più strategico per l’economia italiana. Nonostante la crisi, questo settore ha dimostrato infatti, a differenza di altri, di resistere e allo stesso tempo di crescere. In un Paese come il nostro, dove le materie prime scarseggiano, trasformare il rifiuto in una risorsa e quindi in una fonte di ricchezza, diventa sempre più importante. Ad affermarlo lo stesso rapporto “L’Italia del riciclo”, presentato lo scorso 4 dicembre dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con FISE UNIRE. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha risposto alle domande di Earth Day Italia intervenendo su A Conti Fatti, rubrica trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.

Dottor Ronchi, lo scorso 4 dicembre è stato presentato il rapporto “l’Italia del riciclo”. Quali sono i dati principali emersi dal rapporto?
Per comprendere meglio l’impatto che la crisi di questi ultimi cinque anni ha avuto sulla gestione dei rifiuti, occorre fare il punto sull'andamento della gestione dei rifiuti speciali e urbani. La produzione di rifiuti speciali è calata del 4,5%, ma segna un risultato positivo anche il recupero di materia, cresciuto del 10% circa, dal 61% al 71%, da 75,7 milioni di tonnellate anno a 84,5 milioni di tonnellate anno. Inoltre è diminuito lo smaltimento dei rifiuti in discarica: dal 13,9% al 9,7%, da 17,2 milioni di tonnellate a 11,5 milioni di tonnellate di rifiuti mandati in discarica. Nella gestione dei rifiuti speciali, quindi, si è assistito ad un miglioramento delle attività di recupero e riciclo. La crisi ha contribuito a questi risultati, incentivando le imprese a usare in maniera più razionale ed efficiente le risorse, e incoraggiando il recupero. Scenario simile si è avuto anche per la gestione dei rifiuti urbani: la crisi con il conseguente calo dei consumi ha ridotto, negli ultimi cinque anni, la produzione di questa tipologia di rifiuti del 7,8%. La raccolta differenziata è passata dal 33,6% al 42,3 %, da 10milioni e 700mila tonnellate. Infine si è assistito alla riduzione dello smaltimento in discarica dal 48,3% al 36,8%, da 15,5 milioni di tonnellate a 10,9milioni di tonnellate di rifiuti smaltiti in discarica. Quest’ultimo dato, in particolare, è positivo, ma rimane comunque un valore alto.

Cosa serve al settore dei rifiuti per crescere?
Nonostante i buoni livelli raggiunti, sussiste ancora uno squilibrio regionale molto importante: nel nord il livello di raccolta differenziata ha raggiunto il 54,4%, mentre nel centro Italia siamo al 36,3% e nel sud al 28,9%. Basterebbe portare tutta l'Italia a livello del nord per incrementare notevolmente la raccolta differenziata e il riciclo. Riguardo le singole Regioni, c’è il Veneto e il Trentino Alto Adige che toccano valori di raccolta differenziata del 65%; la Sardegna, l'Emilia Romagna, la Lombardia, il Piemonte, le Marche e il Friuli Venezia Giulia che, invece, hanno raggiunto più del 50% di raccolta differenziata; infine ci sono la Sicilia, Calabria, Marche, Puglia, Basilicata e la regione Lazio che sono al di sotto del 30%. Il primo passo da fare è risolvere questo squilibrio regionale. Inoltre la prima misura da adottare è l’aumento della tassa sullo smaltimento in discarica. In questo modo i cittadini comprenderanno che riciclare, a differenza dell’utilizzo della discarica, fa risparmiare sulle bollette dei rifiuti.

L’industria della gestione dei rifiuti ha segnato, quindi, una crescita, anche se lieve in questi ultimi anni. Crescita che si può considerare come una manifestazione concreta del processo di transizione in atto verso una green economy. Se il settore economico è pronto per questa transizione, il quadro normativo lo è?
Il quadro normativo ha subito negli ultimi anni continue modifiche che hanno creato incertezze. Vi sono, poi, alcuni ritardi: una direttiva del '98, la “end of waste”, oltre ad indicare la gerarchia dei rifiuti, prevedeva la necessità di andare oltre il recupero e vedere il rifiuto come un nuovo prodotto. Sono stati fatti degli interventi parziali a riguardo, ma ancora non sono sufficienti per regolare questo importante aspetto del rifiuto che diventa prodotto.

Com’è la situazione dell’industria del riciclo nel resto d’Europa? C’è qualche stato fuori o dentro la comunità europea da cui trarre esempio?
Ci sono Paesi europei che hanno performance migliori del nostro: smaltiscono meno rifiuti in discarica e hanno una maggiore attività di riciclo e di recupero energetico. La Germania, ad esempio, dichiara smaltimento zero o quasi zero, ma ci sono anche altri paesi del nord Europa come Svezia, Olanda, Danimarca e Austria che hanno smaltimenti in discarica con valori sotto il 5%. Paesi questi, che hanno forme più avanzate sia di raccolta differenziata che di recupero energetico.

 
 

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