21 Giugno 2013
Samanta La Manna
GREEN ECONOMY
21 Giugno 2013
Samanta La Manna

Senza tutela penale dell’ambiente, la green economy faticherà tantissimo

Vero è che fatta la Legge, si crea l’inganno, dunque per evitare la nascita di sentinelle dell’escamotage, occorre una normativa la cui applicazione sia semplice e diretta

Persino la lingua italiana ha dovuto adeguarsi. E in effetti non esiste nemmeno una traduzione letterale per il termine Ecomafia: un neologismo coniato da Legambiente per le attività illecite delle organizzazioni criminali che ledono l'ambiente. Quel fenomeno che provoca, oltre al danno - non solo ambientale - pure la beffa! Sulla base delle cifre diffuse con il Rapporto Ecomafie 2013 dell’associazione ambientalista, il mercato dell’illegalità ambientale non è nemmeno sfiorato dalla recessione, tutt’altro.
Il dato economico è proprio il risultato più sorprendente dell’analisi di Legambiente, è quello che lo Stato non dovrebbe ignorare. Infatti, secondo Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità dell’Organizzazione, “ il Paese è in crisi profonda, ma i fatturati dell’Ecomafia restano stabili: 16,7 miliardi di euro”.
Nonostante ciò Fontana è fiducioso: definisce una giornata importante quella in cui è stato presentato il rapporto, soprattutto per le parole ascoltate. E sottolinea sia l’impegno del ministro dell'AmbienteAndrea Orlando a creare rapidamente il gruppo di lavoro che metta mano ai delitti contro l’ambiente nel codice penale sia l’annuncio di Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia della Camera, riguardo all’iter che inizierà il prima possibile. E aggiunge che non alzare la tutela penale dell’ambiente vorrebbe dire che questi fenomeni continueranno a rappresentare una minaccia anche per l’economia e la salute dei cittadini nel nostro Paese.

Vero è che fatta la Legge, si crea l’inganno, dunque per evitare la nascita di sentinelle dell’escamotage, occorre una normativa la cui applicazione sia semplice e diretta. Allora non più ricompense a chi illegalmente aggira gli ostacoli per eludere i costi economici, sociali e ambientali, ma sostegno a chi rispetta la Legge: le mosche bianche che fanno tutto in regola, come i cittadini che domandano le concessioni edilizie, le imprese di costruzioni che lavorano onestamente, i sindaci che tutelano il territorio da loro amministrato e tutti gli attori istituzionali che lottano per eliminare il mercato delle ecomafie.
Nel dossier è evidenziato che per i crimini ambientali sono previste per lo più sanzioni monetarie, ma supponendo il caso venga introdotto il reato penale, cambierebbe davvero la situazione? Fontana sottolinea che “ si tratterebbe innanzitutto di una riforma di civiltà. La civiltà giuridica di un Paese si esprime anche attraverso la considerazione che si ha degli atti offensivi per la comunità e la convivenza civile ”. Poi con enfasi aggiunge: “ è vergognoso che oggi, chi commette un crimine contro l’ambiente sia considerato meno pericoloso di chi ruba una mela al mercato. Certo attiene anche all’efficacia: è evidente quella preventiva sul traffico illegale dei rifiuti: fino al 2001 i trafficanti illegali non rischiavano nulla e prosperavano affari miliardari, oggi l’area degli incerti, vale a dire di coloro che delinquono perché non si rischia nulla, si è ridotta e le forze dell’ordine sono in grado di isolare i criminali ”.
Ad oggi i numeri dell’illegalità elargiti da Legambiente sono esattamente il contrario di quello che il Bel Paese potrebbe e dovrebbe essere: ma fino al giorno in cui saranno accordati spudorati condoni edilizi sarà impossibile porre fine alle scelleratezze sul territorio nazionale. Non solo gli ecomostri continueranno a deturpare lo stivale, ma edifici costruiti senza autorizzazione aggraveranno il dissesto idrogeologico.

Continuando su questa direzione gli affari sporchi dei mercati illegali atrofizzeranno l’Italia, ma la risonanza del problema Ecomafie non è solo nazionale, e persino l’UE con una risoluzione approvata dal Parlamento lo scorso 11 giugno chiede a tutti i Paesi di inserire il traffico illegale di rifiuti tra gli eurocrimini. Conclude Enrico Fontana: “ questa è la strada da percorrere, certo da sola non basta, ma senza la tutela penale anche la green economy faticherà tantissimo a mettere radici”.

 
 

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