14 Ottobre 2014
Gabriele Renzi
GREEN ECONOMY
14 Ottobre 2014
Gabriele Renzi

Stati Generali Green Economy: il verde chiede di contare

A Rimini previsti oltre 100 relatori. Ronchi: gli imprenditori green pronti a fare squadra per affrontare la crisi

È stata presentata oggi presso il Ministero dell’Ambiente la terza edizione degli Stati Generali della Green Economy, dedicati a “Lo sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana”, in programma a Rimini il 5 e 6 novembre prossimi.

La due giorni sarà aperta con la sessione della mattina del 5 novembre dal Ministro dell'Ambiente e a seguire interventi di rappresentati di istituzioni e organizzazioni europee. I lavori proseguiranno nel pomeriggio del 5 novembre in 7 sessioni tematiche di approfondimento e consultazione. I risultati della discussione verranno presentati la mattina del 6 novembre in occasione della sessione conclusiva alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico. Parteciperanno complessivamente oltre 100  relatori, tra i quali rappresentanti istituzionali, imprese e organizzazioni di imprese, mondo della ricerca e associazioni.

 
Tre gli obiettivi principali che il Consiglio Nazionale della Green Economy ha fissato per il 2014:

  • contribuire a far conoscere le caratteristiche, la consistenza e i potenziali di sviluppo delle imprese della green economy in Italia
  • produrre informazione e formazione per il management delle imprese della green economy e far crescere la capacità di squadra
  • arricchire e far conoscere le proposte per lo sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana.

L’obiettivo finale è chiaro: le imprese green sentono di poter tirare fuori il paese dall’ impasse economico e ambientale e  vogliono contare di più.
La green economy è consapevole del proprio ruolo, ma è schiacciata da un contesto ancora troppo orientato verso la brown economy. “Abbiamo l’impressione - ha dichiarato il Presidente della Fondazione dello Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi - che il potenziale della imprese green sia poco conosciuto e sottovalutato dalla politica italiana”.

 
Assente il Ministro dell’Ambiente Galletti, bloccato dall’emergenza acqua a Parma, che ha affidato il suo pensiero ad una nota: “Gli Stati Generali della Green Economy sono il motore della conversione culturale, e quindi politica ed economica, che sta ponendo l’economia sostenibile al centro del progetto-paese. I dati parlano chiaro: in anni di crisi gravissima, cresce, e vigorosamente, nel nostro paese un solo comparto, quello della green economy. È cresciuto il volume d’affari ed è cresciuta soprattutto l’occupazione. Il Governo sostiene questa “rivoluzione ambientale” e vede negli “Stati Generali” il laboratorio privilegiato del cambiamento”.

 
Nel corso della conferenza stampa, sono stati presentati anche i risultati dell’indagine sugli orientamenti degli imprenditori della green economy condotta tra aprile e maggio 2014 dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con il Consiglio Nazionale della Green Economy. Il sondaggio, cui hanno risposto 437 imprenditori che gestiscono imprese per un totale di 64.573 dipendenti e un fatturato complessivo di 15 miliardi e 956 milioni, ha mostrato una forte convergenza delle imprese sui principali temi dell’economia a tinte verdi.
“Nel panorama italiano - ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - un gruppo esteso di imprenditori si caratterizza per un nuovo orientamento, chiaramente green, e comincia a operare nella stessa direzione sulla base di idee e convinzioni condivise. È su questo importante fattore, emerso dall’indagine condotta dal Consiglio Nazionale, che vogliamo incentrare la discussione a Rimini, presentando al Governo imprenditori pronti a fare squadra per affrontare la crisi economica e climatica”.

 
Tutti d’accordo sul ruolo dell’imprenditore (green) che ha il compito di farsi motore dell’uscita dalla crisi economica e assicurare alla società un benessere duraturo ed inclusivo.
Tutti d’accordo anche sulla direzione che l’apparato produttivo italiano deve prendere. La strada è quella del risparmio delle risorse naturali e dell’energia, della valorizzazione del capitale naturale e della centralità delle produzioni ad alto valore ambientale.
Più facile a dirsi che a farsi però in un sistema economico che, secondo la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile privilegia ancora i vecchi sistemi produttivi a scapito della green economy.
Ecco perché, più che incentivi concessi più o meno a pioggia, si chiedono politiche che possano favorire lo sviluppo sostenibile nel lungo periodo.

 
Prima fra tutte una normativa fiscale ecologica che riduca il prelievo sul lavoro e sui redditi di impresa spostandolo su consumo di risorse e inquinamento, necessario, inoltre, valorizzare il vero potenziale italiano, fatto di bellezza, di manifattura, di agricoltura di qualità ecologica.
 
Ma la vera priorità, e qui converge anche la “vecchia economia”, è sempre la stessa: una decisa lotta alla criminalità e alla corruzione, male atavico della brown economy di ieri che, si teme, possa ostacolare la crescita della green economy di oggi e di domani.

 
 

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