8 Novembre 2017
Fabrizio Cavallina
GREEN ECONOMY
8 Novembre 2017
Fabrizio Cavallina

Stati generali della green economy. Gentiloni: "Dobbiamo accelerare verso un’economia sostenibile, innovativa e competitiva"

10 azioni presentate alla Fiera Ecomondo per accompagnare l’Italia verso una transizione definitiva alla green economy

La rigenerazione urbana, la promozione della qualità ecologica e gli incentivi alla mobilità sostenibile. Trasformare la necessità di combattere i cambiamenti climatici in una via di sviluppo concreta, per il benessere dell’ambiente e dei cittadini. Sono questi alcuni punti del Programma per la transizione alla green economy elaborato dal Consiglio Nazionale di quest’ultima e sottoposto all’attenzione dei politici presentato nella giornata inaugurale della sesta edizione degli Stati Generali della Green Economy. Si tratta di un vero e proprio decalogo verde per accompagnare l’Italia verso un futuro più sostenibile attraverso una serie di azioni da intraprendere, al fine di promuovere il benessere dell’ambiente e dei cittadini.

Negli ultimi anni l’Italia si è impegnata fortemente per promuovere un modello di sviluppo in grado di coniugare la crescita economica con gli equilibri ambientali – ha commentato in una nota il premier Paolo Gentiloni, in occasione della sesta edizione degli Stati Generali della Green economy – E’ uno scenario che sta creando molte nuove opportunità per le nostre imprese e per i nostri lavoratori”. “Abbiamo bisogno – ha aggiunto il Presidente del Consigliodi accelerare una transizione verso un’economia sostenibile, innovativa e competitiva; coscienti dei tanti benefici che potremo ottenere grazie a questa scelta.”

I 10 punti del Programma redatto dal Consiglio Nazionale per la Green Economy:
Inserire la transizione alla green economy fra le priorità dell’agenda parlamentare e di governo. Una buona fetta della popolazione ha una forte coscienza nei riguardi della sostenibilità: il 58% si ritiene abbastanza o molto informato sulla green economy e il 70% considera le politiche pubbliche determinanti nell’attuazione delle misure. Nonostante tutto, il tema non risulta essere ancora una priorità dei politici.

Fare della sfida climatica l’occasione per rinnovare il sistema energetico, rilanciando le rinnovabili e l’efficienza. Secondo il Consiglio Nazionale l’Italia dovrebbe ridurre del 50% le emissioni di gas serra e raddoppiare il contributo delle rinnovabili entro il 2030. Come? Attraverso l’istituzione di un Fondo nazionale per la transizione energetica alimentato con misure di carbon pricing, compresa una carbon tax progressiva. Gli ultimi dati però dimostrano come gli investimenti sulle rinnovabili siano dimezzati negli ultimi anni: da 3,6 miliardi nel 2013 a soli 1,7 miliardi nel 2016. Il 2017 inoltre verrà ricordato come il secondo anno più caldo dal 1880 e l’Istat riporta che i ghiacciai alpini negli ultimi 40 anni abbiano perso metà del loro volume.

Puntare sull’economia circolare per superare il modello lineare di spreco e alto consumo di risorse. Incentivare, dunque, la riduzione della produzione dei rifiuti, migliorare la riciclabilità dei prodotti e sviluppare il mercato rendendo residuali incenerimento e discarica.
La gestione dei rifiuti al momento conta 5000 imprese che occupano 120.000 dipendenti e fatturano diverse centinaia di miliardi. La forbice nella gestione della raccolta differenziata rimane però ancora ampia: in Trentino siamo al 65% mentre la Sicilia rimane al 12,8%.

Attivare un Piano nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti e gli indirizzi della Green Economy. Questo perché nonostante il “bando periferie” con investimenti pari a 2,1 miliardi di euro, nessuna città italiana ha mai vinto o è stata inserita nella rosa dei finalisti dell’European Green Capital Award, istituito dalla Commissione Europea nel 2011.

Far cambiare direzione alla mobilitàurbana. Prevedendo, ad esempio, al divieto di immatricolazione per le auto diesel e benzina al 2030. L’Italia è il paese con il più alto tasso di motorizzazione privata in Europa, con 600 vetture ogni 1000 abitanti. Inoltre, è lo Stato con il numero di morti maggiore per inquinamento atmosferico: 90.000 decessi l’anno.

Assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale. Un punto decisivo per il quale il Consiglio Nazionale per la Green Economy suggerisce lo stop al consumo di suolo agricolo e la tutela dell’agricoltura italiana nel nome della sicurezza e della qualità. L’Italia, infatti, è il secondo esportatore di biologico al mondo, con 1,6 miliardi di euro nel 2015. La superficie agricola però è diminuita del 24% negli ultimi venti anni.

Promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane. Programma considera necessaria una riforma della fiscalità in chiave green, con la revisione di incentivi e agevolazione per le aziende. Considerando il peso ormai rilevante delle imprese verdi nel tessuto economico italiano: il 42% delle imprese è collocabile nella green economy.

Tutelare e valorizzare il capitale naturale e i servizi eco-sistemici come asset per la qualità del benessere e il futuro dell’economia. Solo fra novembre 2015 e maggio 2016 sono stati coperti artificialmente 50 km quadrati di territorio, in media circa 30 ettari al giorno. Il consumo di suolo va fermato in un Paese che vanta uno tassi più ricchi di biodiversità (6700 specie di flora e 68.000 di fauna).

Da non sottovalutare naturalmente il problema legato all’acqua. Nel decalogo, infatti, figura investire nella gestione delle acque per assicurare una risorsa strategica, per eliminare gli sprechi e ridurre i rischi di alluvioni: nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione, con un peggioramento rispetto al 2012, quando era al 35,6%.

Infine nel Programma per la transizione alla green economy un’esortazione esplicita al settore pubblico: rendere più efficaci le politiche pubbliche con le amministrazioni che devono lavorare con maggiore celerità ed efficacia. In tal senso occorre rendere verdi tutti gli acquisti delle amministrazioni, riconoscendo costi e benefici ambientali; occorre quindi maggiore impegno della ricerca pubblica, della formazione scolastica e universitaria.

 
 

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