9 Novembre 2016
Giuliano Giulianini
GREEN ECONOMY
9 Novembre 2016
Giuliano Giulianini

Trump punta su petrolio, carbone e acciaio.

Le posizioni del prossimo Presidente degli Stati Uniti sulle politiche energetiche e ambientali? Rilancio dei combustibili fossili; cancellazione dei piani di contenimento dei gas serra; rifiuto di finanziare l'ONU per la lotta ai cambiamenti climatici.

Le politiche ambientali non sono state l'argomento principale della campagna elettorale delle presidenziali USA; ma oggi che Donald Trump è stato virtualmente eletto presidente, diventa importante capire come possono cambiare le intenzioni di un paese che pochi solo mesi fa ha firmato e ratificato l'Accordo di Parigi, dando un impulso decisivo (con la Cina, altro grande inquinatore) alla mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici.
Tre duri colpi per la causa dell'ambiente sembrano imminenti leggendo il "Piano d'azione in 100 giorni per rendere di nuovo grande l'America" che il presidente in pectore ha messo nero su bianco, in forma di "Contratto con l'elettore americano", prima del voto. Per "proteggere i lavoratori americani" Trump ha promesso: "Abolirò le restrizioni alla produzione di energia dalle riserve nazionali di petrolio, gas naturale e carbone pulito"; "Rimuoverò gli impedimenti posti da Obama e Hillary Clinton per consentire lo sviluppo di progetti per infrastrutture energetiche vitali come l'oleodotto Keystone"; e soprattutto "Cancellerò miliardi di contributi al programma delle Nazioni Unite contro i cambiamenti climatici; userò il denaro per sistemare le infrastrutture idriche e ambientali nazionali". Quest'ultimo proponimento sembra una spada di Damocle che incombe minacciosa sulle possibilità di applicare i programmi finanziari contenuti nell'Accordo di Parigi.
Leggendo il programma del neo presidente salta agli occhi che tra gli argomenti in primo piano non figura l'ambiente: tra "child care" e "veterans", "defeating Isis" e "immigration", non ha trovato posto la voce "environment". Ovviamente, però, si possono evincere dettagli da capitoli affini, come "energy", "economy", "infrastructure" e "regulation". "America first" è la parola d'ordine che permea la visione politica di Trump, e si traduce sul piano economico in: protezionismo, taglio dei finanziamenti a programmi internazionali, sfruttamento delle risorse nazionali, investimenti nelle infrastrutture.
Trump vuole creare 25 milioni di posti di lavoro nel prossimo decennio e gran parte di questo risultato pensa di ottenerlo rendendo gli Stati Uniti indipendenti per l'approvvigionamento d'energia; secondo le sue intenzioni ciò "creerà milioni di nuovi posti di lavoro, proteggerà la qualità dell'aria e dell'acqua. Conserveremo i nostri habitat naturali le riserve e le risorse - assicura il leader - Scateneremo una rivoluzione energetica che porterà di nuovo grande ricchezza al nostro paese".
Questa ricchezza viene quantificata in 50.000 miliardi di dollari "rinchiusi" nei giacimenti di gas, carbone e petrolio. Trump vuole dar il via libera allo sfruttamento di questi giacimenti di terra e di mare presenti sul suolo degli Stati Uniti, per tagliare le linee di approvvigionamento che legano gli USA ai paesi stranieri; in primis a quelli dell'OPEC e "ogni altra nazione ostile ai nostri interessi". Un accento verde è posto sulle riserve di gas naturali, il cui sfruttamento sarebbe incentivato anche nell'ottica di una riduzione delle emissioni inquinanti.
Già nei primi 100 giorni, incentivi alle miniere di carbone e alle trivellazioni per il petrolio (disincentivate dall'amministrazione democratica degli ultimi anni): "Mr Trump ridurrà e rimuoverà tutte le barriere alla produzione responsabile di energia - recita il programma - creando almeno 500.000 posti di lavoro all'anno, 30 miliardi di dollari di aumenti salariali, e bollette energetiche meno care". La critica alla politica energetica e ambientale del predecessore è esplicita: "Le normative anti-carbone di Obama gli hanno garantito il supporto degli ambientalisti ma hanno causato preoccupazione nelle associazioni sindacali". La contrapposizione è chiara: troppo ambientalismo causa disoccupazione; la ricchezza degli Usa risiede nei giacimenti fossili. L'affermazione di Hillary Clinton "Dobbiamo abbandonare il carbone e gli altri combustibili fossili" viene perentoriamente tacciata con la sentenza: "Così si rinuncia a migliaia di miliardi della ricchezza americana". La messa al bando del controverso "fracking", tecnica estrattiva che secondo molti studi comporta rischi sismici e contaminazione del sottosuolo, viene contrapposta ai 2 milioni di posti di lavoro che si potrebbero creare "in 7 anni" sfruttando l'olio di scisto: riserve di petrolio contenute nelle rocce scistose, di cui gli USA sono ricchi, che hanno bisogno appunto di questa tecnica per essere estratti. Trump cita più volte questo "shale oil" tra le ricchezze del suolo americano.
Le infrastrutture sono l'altro pilastro su cui il miliardario vuole rilanciare l'economia statunitense. Strade, acquedotti, ponti, ferrovie, porti, canali, telecomunicazioni, sono stati definiti "cadenti" dal candidato Trump, che vede ora l'occasione di rilancio per un'industria poco amica dell'ambiente ma centrale nel suo piano per le infrastrutture: "Sotto l'amministrazione Trump riporteremo in auge l'industria dell'acciaio e ricostruiremo questa nazione" ha annunciato recentemente a Pittsburgh, "The Steel City" appunto; e nel programma si legge l'intenzione di mettere "acciaio americano fatto da lavoratori americani nella spina dorsale delle infrastrutture d'America". Tra queste sono citati anche oleodotti e linee di trasporto dedicate all'export del carbone; una, in particolare, è il citato oleodotto Keystone: costruito tra il 2010 e il 2015, porta petrolio dai giacimenti canadesi alle raffinerie del Texas e dell'Illinois attraversando gli Usa da nord a sud. Obama, in seguito alla mobilitazione degli ambientalisti, bloccò l'anno scorso il progetto di un secondo ramo dal Canada al Nebraska. Trump ha inserito l'approvazione di questo progetto tra le priorità dei primi 100 giorni.
Altro cavallo di battaglia del neo inquilino della Casa Bianca è una massiccia deregulation: la potatura delle normative che, secondo il nuovo presidente, tarpano le ali all'economia e al mercato del lavoro. In questa dieta per regolamenti e leggi che dovrebbe snellire la burocrazia, abolire i privilegi e recuperare le finanze stagnanti, ricadono anche le "invadenti regole 'ammazza-lavoro" e 'anti-energia' sul petrolio, l'olio di scisto e il gas naturale, che aumentano le bollette elettriche e distruggono posti di lavoro".
Le più probabili, e clamorose, "vittime" designate del futuro presidente Trump, sono però due creature di Obama e dall'agenzia federale per la protezione dell'ambiente (EPA). La Water of the U.S. Rule è una regolamentazione che protegge la salubrità delle acque di fiumi, laghi, paludi e ruscelli degli Stati Uniti; ha posto molti paletti all'uso e alla gestione di quelle acque da parte di agricoltori, industriali, imprenditori e anche privati cittadini. Trump la giudica tra le normative più invadenti e la vuole "eliminare". Il Clean Power Plan è un piano presentato poco più di un anno fa, che intende ridurre del 32% entro il 2030 le emissioni di CO2 dalle centrali elettriche: la maggior causa di inquinamento da anidride carbonica degli Stai Uniti. Lamentando un costo per la collettività di 7,2 miliardi di dollari all'anno, Trump ha dichiarato che, semplicemente, vuole "demolire" questo piano.

 
 

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