14 Maggio 2019
Gabriele Renzi
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14 Maggio 2019
Gabriele Renzi

Nella casa comune un'unica famiglia umana. A Roma la 28ma Festa dei Popoli

Torna la manifestazione promossa da Caritas e Fondazione Migrantes per favorire dialogo e integrazione. Monsignor Felicolo: “Superare la paura per far vincere il germe del bene”

Domenica 19 maggio presso San Giovanni in Laterano sarà celebrata la 28ma edizione della Festa dei Popoli, manifestazione che si rivolge a tutte le comunità immigrate presenti nella capitale per condividere insieme una giornata di festa all'insegna del dialogo e della cooperazione tra i popoli.

Dopo la celebrazione eucaristica, si condividerà un pranzo sul sagrato della Basilica con la possibilità di degustare 12 cucine diverse provenienti da tutte parti del mondo per chiudere la giornata con una serie di esibizioni artistiche da parte delle diverse comunità e un bellissimo concerto con African Perfect Armony e Med Free Orkestra.

La Festa è promossa dalla Caritas di Roma e dall'Ufficio Migrantes della diocesi di Roma il cui direttore, monsignor Pierpaolo Felicolo, interviene su Ecosistema, trasmissione di Earth Day Italia trasmessa di Radio Vaticana Italia.

 

La festa dei popoli è ormai diventata una tradizione della della città di Roma. Qual è il senso profondo dell'iniziativa di quest'anno?

È una tradizione che prende sempre più piede, che vuole coinvolgere le comunità, la città di Roma, le parrocchie e che vuole mettere in risalto la presenza dei migranti in maniera normale, serena, civile, con il dialogo.

Quest'anno il tema della festa è “nella casa comune un'unica famiglia umana” ed è preso da uno degli interventi di Papa Francesco che ha a cuore questo tema e non perde occasione per richiamare la comunità internazionale e ognuno di noi sull'accoglienza e sulla drammatica situazione del mondo dell'immigrazione. C’è una casa comune da creare qui, a Roma, nella parrocchia, nella realtà, nella mia vita e nel mondo: creare una casa comune e un'unica famiglia umana.

 

Casa comune e famiglia umana sono due concetti molto importanti in tutta la pastorale del Santo Padre. Proprio pochi giorni fa c'è un incontro significativo in cui il Papa ha accolto una delle comunità più respinte per eccellenza: quella rom.

Si ricorre spesso questo tema dell'accoglienza del non aver paura dell'altro che non è qualcuno da cui difendersi, di cui aver paura.

Vincere la paura, superare la paura e far vincere il germe del bene, dell'incontro. 

Io credo che, in un periodo dove sembra prevalere la paura, la diffidenza, l'altro come nemico, il pregiudizio invece incontro, l'incontrarsi, il riconoscersi anche nelle diversità e nelle proprie originalità, come ha detto il Papa, questo sia un discorso di civiltà da fare e da portare avanti con coerenza e con forza.

 

Il linguaggio scelto per raggiungere questo importante obiettivo è un linguaggio universale: la festa e la cucina.

La festa dei popoli può essere vista come un grande contenitore, ma io direi che è più un mediatore di incontro, di dialogo, di cultura e di fede. Questo tipo di dialogo non si sviluppa nella Festa dei Popoli tanto a livello accademico istituzionale, ma, e questo per me conta molto, attraverso il contatto umano diretto: passa per la cucina, attraversa la piazza, discute in momenti seminariali, viene celebrato in chiesa.

Questo dialogo ha il sapore del moyin nigeriano assaggiato dai cinesi ascoltando un canto ucraino, osservando una danza colombiana ballata anche dai rumeni: quel tipo di incontro che, al di là del folklore, crea solidarietà reale e supera pregiudizi interni e esterni alle comunità etniche e ci fa incontrare. 

Non è folklore, è solidarietà, è conoscersi e questo dialogo nella Festa dei Popoli trova il suo culmine nella celebrazione eucaristica in cui ognuno ha la propria parte, ogni comunità esprime se stessa, nella propria lingua, con i propri canti e le proprie tradizioni fino alle vesti solenni segno del riconoscimento dei diversi riti: una liturgia dell'incontro umano che risplende nelle sfaccettature e che riflette l'unica luce del Vangelo.

Una cosa che mi piace sottolineare è che il migrante porta con sé fede e cultura e noi dobbiamo essere attenti come comunità cristiana all'una e all’altra, creando spazi opportuni per condividere e per trasmetterle.

 

Per quando è l'appuntamento e quali sono i momenti principali della giornata?

Appuntamento a mezzogiorno, potrete venire tutti accolti, tutti con grande gioia da qualunque parte del mondo veniate.

A mezzogiorno c'è la celebrazione eucaristica solenne preceduta dal Cardinale Segretario di Stato Sua Eminenza il cardinale Parolin, a seguire c'è il pranzo etnico in piazza nelle varie culture e con i vari cibi e poi la festa che comincerà dalle 15:00 e proseguire fino alle 19:00.

Intervista a Monsignor Pierpaolo Felicolo

Monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell'Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, presenta su Ecosistema la 28ma edizione della Festa dei Popoli

 
 
 
 
 
 

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