21 Maggio 2019
Giuliano Giulianini
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21 Maggio 2019
Giuliano Giulianini

Alluminio: l'eccellenza italiana che l'Italia non produce

Enrico Artigiani, direttore generale del Consorzio CIAL fa il punto sul riciclo degli imballaggi di alluminio in Italia: una filiera che recupera l'80% quando nel resto d'Europa l'obiettivo è il 60%.

Scatolette della carne, bombolette spray, tubetti delle creme, vaschette per il cibo e... ovviamente, le lattine. Tutti questi oggetti, che tecnicamente si definiscono imballaggi, hanno in comune il materiale di cui sono fatti. Un materiale tanto comune da costituire l'8% della crosta terrestre, e tanto prezioso in quanto riciclabile al 100% e all'infinito. Si tratta dell'alluminio. In Italia la raccolta differenziata di alluminio si fa nell'89% dei comuni, e coinvolge 53 milioni di persone. Spesso però ci sono delle differenze da comune a comune, e delle false credenze su ciò che si può avviare al riciclo e ciò che va gettato nell'indifferenziato. Enrico Artigiani, Direttore Generale di CIAL, Consorzio Imballaggi Alluminio è intervenuto nel programma “Ecosistema”, rubrica radiofonica di Earth Day Italia, trasmesso da Radio Vaticana Italia.

Quali sono i numeri attuali del riciclo degli imballaggi di alluminio in Italia?
L'Unione Europea ha fissato degli obiettivi per tutte le nazioni da qui al 2030. Per quanto riguarda il riciclo dell'alluminio, l'UE ha fissato il 60%: nel senso che tutti gli imballaggi prodotti e immessi sul mercato devono essere riciclati almeno per il 60%. Il “problema” è che in Italia, al 31 dicembre 2018, abbiamo già raggiunto l'80%. L'Italia è uno dei paesi leader nel riciclo degli imballaggi usati in alluminio.

Sicuramente questo è un ottimo risultato. Si può e si deve far meglio, soprattutto considerando il fatto che molte persone non sanno che si può riciclare anche l'alluminio “sporco”. Spesso si pensa di doverlo lavare prima di conferirlo a raccolta differenziata.
Non è necessario lavarlo perché riciclare l'alluminio significa rimetterlo in un forno, cioè fonderlo. Il forno lavora tra i 700 e i 750 gradi. Tutti i residui di alimenti, gli zuccheri (pensi ai residui all'interno delle lattine di bevande), i pochissimi micron di vernice [all'esterno delle lattine, nda.], nel forno vengono praticamente volatilizzati. Poi ovviamente ci sono i filtri che recuperano tutte le impurità.

Che cosa si ricava dall'alluminio? Ovviamente altro alluminio, ma quanta percentuale viene riciclata?
Degli imballi più dell'80%. Consideri che l'Italia non produce alluminio. Lo si produce utilizzando la corrente elettrica: è uno dei materiali più energivori che esista. Viene dalla bauxite, uno degli elementi più disponibili in natura; ci sono dei processi e, alla fine, dall'allumina si spacca la molecola di ossigeno tramite il sistema di elettrolisi, l'ossigeno volatilizza e precipita l'alluminio. Essendo un metallo che richiede altissime quantità di energia, ed essendo il nostro un paese purtroppo povero di energie a basso costo, in Italia non si produce più alluminio. Perciò tutto quello utilizzato in Italia viene dal riciclo. Noi trattiamo gli imballaggi, ma ovviamente ci sono tantissimi prodotti che vengono riciclati: finestre, pentole, cassettiere, i cerchioni delle auto e via dicendo. È un materiale relativamente giovane: ha 110 anni, poiché le grandi disponibilità di corrente elettrica sono iniziate con la rivoluzione industriale, a fine Ottocento inizi Novecento. Prima valeva più dell'oro. Il bello di questo materiale è che si può riciclare all'infinito; tanto è vero che il 75% di tutto l'alluminio mai prodotto nel mondo, si stima sia ancora oggi circolante. Cioè, in 110 anni di produzione su scala industriale si è disperso solamente il 25% di alluminio. È un materiale che ha caratteristiche meccaniche favolose: è leggerissimo, un ottimo conduttore di calore e di elettricità; e il suo utilizzo è sempre in espansione, su tutti i prodotti.

Parliamo del CIAL. Quali attori fanno parte di questo Consorzio?
Sono consorziate le società che operano nel settore degli imballaggi: nella produzione e commercializzazione degli imballaggi in alluminio. Le principali sono multinazionali, per esempio: Coca Cola; Ball e Crown, leader mondiali nella produzione delle lattine; i più grossi laminatori che operano in Italia; poi tutti i trasformatori e gli importatori.

Visto che abbiamo superato l'obiettivo europeo e siamo all'80% di riciclo, ci siamo dati un nuovo obiettivo, come paese?
Come paese no, ma come CIAL sì; perché tutto è migliorabile, ovviamente. Ora che abbiamo raggiunto questo traguardo, per prima cosa lo dobbiamo mantenere. Bisogna consolidare e poi avanzare ancora. In effetti l'80% sembra molto, ma secondo me è ancora migliorabile. Oltre all'attività istituzionale di recuperare e riciclare gli imballi in alluminio, noi svolgiamo anche una funzione educativa, rivolgendoci prevalentemente alle nuove generazioni. Dobbiamo “inculcare” i concetti di recupero, riciclo ed economia circolare dei vari materiali; in particolare nell'alluminio. Siamo molto orientati verso i ragazzi perché sono l'ideale a cui rivolgersi per questa attività, e per il futuro: perché non abbiamo visioni di breve termine, ma programmiamo a medio e lungo termine.

Intervista ad Enrico Artigiani (CIAL) del 21 maggio 2019

Il Direttore Generale del Consorzio Imballaggi Alluminio fa il punto del riciclo di questo materiale in Italia, alla luce delle disponibilità di energia e materia prima, degli obiettivi Europei, e delle esigenze di un'economia più sostenibile per il futuro.

 
 

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